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Per un’altra Vieste/ Semi di giustizia, fiori di corresponsabilità

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Crediamo sia necessaria una riflessione, senza veli, senza ipocrisie, su quanto si stia facendo per la nostra città sul fronte della cultura della legalità.

 

Semi di giustizia, fiori di corresponsabilità, è il titolo della diciottesima manifestazione nazionale  organizzata il 16 marzo scorso dall’associazione LIBERA di don Ciotti e  il 21 marzo migliaia di giovani in tante città italiane hanno manifestato per  “ la Giornata della Memoria e dell’Impegno per ricordare le vittime innocenti di tutte le mafie. Il 21 marzo, primo giorno di primavera, è il simbolo della speranza che si rinnova ed è anche occasione di incontro con i familiari delle vittime che in Libera hanno trovato la forza di risorgere dal loro dramma, elaborando il lutto per una ricerca di giustizia vera e profonda, trasformando il dolore in uno strumento concreto, non violento, di impegno e di azione di pace.” (cit. dal sito dell’associazione Libera).
Da qualche tempo nella nostra Vieste stiamo assistendo a una contraddizione.
In seguito all’affacciarsi del fenomeno del racket delle estorsioni, si è costituita una associazione antiracket formata da commercianti e imprenditori. Essa è considerata un esempio persino da esportare. Si ricordi, infatti, la passeggiata per la legalità che quest’associazione ha fatto qualche mese fa a Foggia per spronare i commercianti foggiani a organizzarsi, a denunciare e a contrastare la pratica del pizzo che soffoca l’economia cittadina.
La presenza dell’associazione antiracket è un dato di fatto.
Un altro dato di fatto é la presenza dello Stato nella nostra città, materializzata circa due anni fa con le visite ripetute del sottosegretario on. Mantovano, e quest’anno con la presenza della Ministro Cancellieri; presenze importantissime per sottolineare quanto lo Stato sia vicino alla città di Vieste colpita da gravi episodi di criminalità di stampo mafioso.
La contraddizione è che di fronte a questi dati di fatto, si avverte la consapevolezza (e qui dobbiamo far cadere il velo dell’ipocrisia) che non stia crescendo nella nostra città un movimento della società civile che avverta come priorità la cultura della legalità. Così, senza quel velo ipocrita, possiamo vedere  meglio quanto, quella fiaccolata per l’uccisione dei fratelli Piscopo, non sia partita da un’iniziativa della cosiddetta società civile viestana, ma abbia avuto come promotore Mons. Castoro;  come le diverse manifestazioni organizzate dall’associazione antiracket abbiano avuto la partecipazione delle scolaresche perché i dirigenti scolastici le hanno “imposte”; la presentazione del libro del procuratore Seccia, se non fosse stata organizzata nell’aula magna dell’Istituto Polivalente in orario scolastico, sarebbe stata meno partecipata; gli stessi incontri con Tano Grasso  spesso siano stati incontri fra diretti interessati e  più occasione per alcuni rappresentanti delle istituzioni di essere presenzialisti, piuttosto che motivo di spunto per organizzare iniziative sui temi della legalità.
Per questo, senza voler polemizzare, crediamo sia arrivato il momento di interrogarci, se stiamo facendo abbastanza, tutti, per far crescere quella coscienza civica che dovrebbe mobilitare soprattutto le giovani generazioni sul tema della legalità. Il 21 marzo proprio a Vieste e proprio per quello che avrebbe potuto rappresentare, non é stata colta l’occasione per un dibattito o per una manifestazione soprattutto di giovani, così com’è avvenuto in tante parti d’Italia e in particolare in quelle zone dove è più sentita la presenza della criminalità organizzata.
Non c’è alcun dubbio che i maggiori risultati contro le mafie siano stati raggiunti grazie ad iniziative nate dalla collaborazione a tutto campo delle forze politiche, delle istituzioni, della cosiddetta società civile. La collaborazione si ottiene se tutti percepiscono che é in gioco un interesse generale piuttosto che uno personale o di categoria.
E sempre alzando il velo ipocrita, non possiamo nasconderci che nella nostra città non si é avvertita la solidarietà collettiva (se non come atto rituale dovuto) a chi é stato vittima di attentati gravissimi e di estorsioni, perché sono stati percepiti come attentati che ledevano gli interessi economici dei commercianti e degli imprenditori. D’altro canto se i commercianti e gli imprenditori si sono organizzati é perché il racket delle estorsioni rappresenta un grave danno economico nelle proprie aziende. Nella nostra città il tema della lotta alla criminalità é diventato patrimonio solo dell’associazione Antiracket.  Questo non può bastare. Non può essere solo l’associazione a parlare di legalità. É indispensabile che il valore della legalità sia patrimonio di tutti come valore indispensabile per la vita stessa della nostra comunità.  Per chiedere la partecipazione dei cittadini, però, tutti devono fare il proprio compito e la politica deve fare il primo passo. Chi amministra la cosa pubblica deve essere di esempio e farsi promotore della cultura della legalità che è sì, rispetto delle regole, ma anche lotta all’ingiustizia, difesa delle fasce più deboli e promozione di una economia cittadina che non sia solo profitto, ma etica sociale.
Per questo motivo come gruppo consiliare ci siamo adoperati per l’approvazione di una mozione per la costituzione di parte civile del Comune di Vieste nei processi contro la mafia, abbiamo proposto di fare del locale dell’ex museo civico, un centro per la cultura della legalità,  abbiamo aderito alla petizione dell’associazione Libera , che si chiama Riparte il Futuro, per chiedere che il Parlamento modifichi la legge 416 ter del Codice Penale come strumento della lotta alla corruzione intervenendo sul voto di scambio. La corruzione, é uno dei motivi principali di illegalità che blocca il futuro delle giovani generazioni e soprattutto il futuro dell’Italia. Come é scritto nella petizione "una buona legge produce una buona cultura".
Noi stiamo cercando fare la nostra parte e siamo disposti a confrontarci con quelli che come noi si interrogano e vogliono costruire una cultura della legalità nella nostra città.

Gruppo consiliare “Per un’altra Vieste”
Annamaria Giuffreda
Giuseppe Calderisi