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Vico/ La sindrome di Tafazzi

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Dice il poeta:”…lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce…”.

Fra le tante la sindrome di Tafazzi è la più efficace; va diritto allo scopo, è economica, non occorrono specialisti della materia, non ci sono controindicazioni, alla fine risulta liberatoria.
E’ una sindrome molto diffusa nel mio paese, e per li rami discende e tocca diverse famiglie e diversi settori. Non mancano le famiglie partitiche, anzi è proprio nel partito che questa pratica godereccia è più praticata. Oddio, non è che solidi o liquidi abbiano mai dato segni concreti, però qualche sprazzo di normalità c’è stato. Il peggio deve ancora venire e sta lievitando attraverso il rito degli incontri, dove fra gli altri, siede un partito (una volta storico partito) che della sindrome di Tafazzi ne fa una regola di confronto:” …a noi – è stato detto – non c’interessa la carica di sindaco…” Tanta generosità nei confronti di comprimari da quattro soldi non si era mai vista. Sarà il nuovo corso francescano. Nè si può pensare di assicurarsi continuità amministrativa, e continuità ai processi di pianificazione, mettendo tutto nelle mani di quegli stessi “amministratori” i quali, nella precedente amministrazione Damiani, hanno manifestato insofferenza, creato ostacoli pretestuosi, disinteresse per il generale e molta, troppa, attenzione al privato.
C’è una strada dritta da percorrere. Vico del Gargano ha bisogno di cinque, meglio dieci, anni di amministrazione “straordinaria”, per recuperare il tempo perso e per rimetterlo nel novero dei paesi decorosi. E quel ceto politico, che in queste ore alimenta tavoli di confronto, è la migliore espressione tafazziana e la peggiore sciagura per il paese. Non possiamo cambiare il corso degli eventi, né raggiungere risultati con chi di risultati non ne ha prodotti. Occorre una forte azione di ricambio che deve venire dalla società viva e libera, dalle categorie produttive e professionali di Vico, dai giovani, dalle donne. Un concorso di soggetti nuovi e capaci per fare argine alla privatizzazione del voto e conseguente privatizzazione dell’azione amministrativa, al voto di scambio, ai carichi famigliari, alle truppe dei clienti. La Pasqua di risurrezione è vicina, chissà!

Michele Angelicchio

 

 

 

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