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QUEL SILENZIO COMMOSSO…

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Riceviamo e pubblichiamo
Da quando sono bambina partecipo alla processione di Gesù morto il venerdì Sant , ma quest’anno non è stata una tradizionale processione per ricordare religiosamente un fatto accaduto 2000 anni fa, quest’anno è stato un Avvenimento presente. E’ stato l’accadere di un fatto sotto gli occhi di tutti. Di solito io tendo ad andare avanti per seguire le preghiere e i canti, ma quest’anno non si riusciva a seguire neanche in terza fila in quanto per aiutare bene le persone a non distrarsi, si è pensato molto ragionevolmente di non usare il megafono così che tutti potessero trasformare la processione in una passeggiata con chiacchere tra amici.
Invece no, ecco l’eccezionalità di quest’anno, nonostante non si sentisse niente e quindi non si potesse partecipare, nessuno parlava, tutti erano assolutamente in silenzio e il clima era attento e raccolto: ragazzi, questa è storia!
Questa è la sua presenza che accade, il silenzio era l’indice che qualcuno che non si vedeva ma a cui tutti rivolgevamo il nostro cuore altrimenti non saremmo stati tutti in silenzio così.
Le statue per quanto belle e segno di un amore che portiamo nel cuore non possono suscitare un silenzio così, ben più di statue devozionali c’era lì in piazza a Vieste il venerdì Santo di quest’anno.
Quel silenzio non è stato l’assenza di preghiera o al contrario di chiacchere distratte, quel silenzio gridava forte la Sua Presenza tra noi poveri Viestani così confusi e dispersi ma ancora forse, ancorati, magari senza ragioni, alla fede dei nostri padri.
In musica il silenzio non è un vuoto o un assenza nella composizione, in musica le pause si chiamano figure di silenzio, sono entità precise come le figure musicali; finalmente la bellezza della fede a cui ci sentiamo senza volerlo  inspiegabilmente legati sta scrivendo uno spartito Viestano fatto non di riti e formule ripetute, ma una composizione vera e commossa, perciò  bella ,di cui la prima pagina è stata venerdì 29 marzo 2013.
Cecilia Clemente


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