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Il Faro di Vieste fu acceso per la prima volta il 5 maggio 1867

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Si sta parlando da giorni, ormai, di questa passerella così orrenda sul’isola del faro che fare irritare e restare increduli i numerosi cittadini e tutti coloro i quali hanno sempre guardato il faro così come lo hanno visto i nostri antenati.

Infatti, mi è capitato di studiare una litografia scala 1 a 200 del faro di Vieste pubblicata nel 1870 dalla tipografia della Gazzetta d’Italia di Firenze. La litografia è di Landi Steffen, riguardante il faro in sezione e al lato due grandi schemi che riassumono tutte le notizie tecniche, economiche e statistiche.  Il faro è stato accesso per la prima volta, dopo i lavori di costruzione, il 5 maggio 1867. Sorto sull’isola di Santa Croce il faro di Vieste risulta essere di primo ordine, le sue coordinate geografiche sono : latitudine N° 41°53’20’’- longitudine E° di Parigi 13°20’55’’; la luce è lenticolare a luce fissa bianca, la portata media della luce è di 15 miglia marittime, altezza sul livello del mare, del piano focale 40,00 e dal piano dell’edificio 12,50. La torre ha una forma ottagonale e la base ha una forma rettangolare coperta con terrazzo. La torre è di colore naturale della pietra mentre la casa è di colore einereo inferiormente, giallo il sopra. Nelle indicazioni nautiche e idrografiche viene menzionato che il faro illumina anche il piccolo porto di Vieste situato tra la città e l’isola di Santa Croce  in cui è posto il faro. Ha anche la funzione di “accennare l’ancoraggio di Manfredonia e a dare utili indicazioni ai bastimenti che navigano in quell’angusto e procelloso mare”. Le condizioni igieniche e idrometriche dell’isola sono: “Aria salubre con acqua a sufficienza” (si presume che ci sia un pozzo o altro da cui attingere l’acqua ) e la distanza dall’abitato e di 400 metri. Per la costruzione del faro ci sono voluti 89,048.14 lire così suddivisi: per la struttura in muratura 37,176.14, per l’apparecchiatura 51,522.80 e per l’arredamento 349.20. Il numero dei dipendenti del faro (denominati fanalisti) erano pari a tre unità che si alternavano in base a turni ed il loro compenso era pari a 1,836.00. Il combustibile utilizzato per illuminarlo era l’olio che per ogni ora di illuminazione si consumava 2,700 Kilogrammi e il costo per ogni ora di illuminazione era pari a 1.01.
Dopo queste brevi notizie lasciateci alla fine dell’Ottocento, non ci resta altro che immaginare in futuro un altro tecnico usare oltre alle notizie sulla struttura esistente anche le caratteristiche tecniche e costruttive della famosa passerella ormai adagiata su quel meraviglioso scoglio denominato Isola di Santa Croce.
Lino Pecorelli


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