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Il Consigliere comunale de Majo interviene su Vico del Gargano

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Riceviamo e pubblichiamo

 

Egr. Direttore
dopo la sostanziale eliminazione del Co.Re.Co., l’introduzione delle legge Bassanini e le tante leggi mirate alla stabilità amministrativa attraverso maggioranze ampie, la nostra Nazione è stata recentemente riconosciuta in Europa tra quelle maggiormente gravate dalla piaga della corruzione. In effetti la politica, quella degli ideali, è da tempo svanita lasciando il posto a coesioni dettate dal puro interesse a gestire la cosa pubblica. Si persegue l’interesse privato di chi amministra e di chi ha contribuito con il proprio voto, contro il resto della popolazione che non ha scelto la squadra vincente o, semplicemente, si rifiuta di entrare in questi illeciti schemi gestionali.
Una piaga Italiana con un costo punitivo che grava sulla cittadinanza ancora onesta e che lavora per sopravvivere in questi tempi di recessione cronica, provocata proprio dalla malattia che non si cura, ma si alimenta. La medicina somministrata sono i soldi, quelli derivanti dalle sempre maggiori tasse, per numero e peso, prese dalle tasche dei lavoratori e versate ad una pubblica amministrazione che ne fa tangenti per il voto successivo e gratifica per quelli dati. Le forme sono quelle dei fasulli posti di lavoro a termine, se non socialmente inutili, degli appalti gonfiati, degli incarichi professionali strapagati, dell’assistenzialismo ai falsi invalidi o falsi non abbietti e così a seguire sino ai piani urbanistici.
Nella recente campagna elettorale locale ascoltavo l’attuale sindaco Michele Sementino riferire che, quale precedente assessore e vice sindaco nella giunta Amicarelli, poco dopo naufragata, era necessario aumentare al massimo la tassa sulle proprietà immobiliari per rispettare il patto di stabilità. È questa una norma che punisce i comuni non virtuosi nella spesa pubblica.
Non essendoci stato un detrimento delle entrate, la causa della pesante tassazione era l’eccesso di spesa. Lo è ancora, considerato che l’aliquota viene mantenuta al massimo dallo stesso Sementino, comunque eletto sindaco da una risicata maggioranza che sicuramente non è proprietaria di case in Vico del Gargano o che non ha compreso a cosa serve il patto di stabilità. Ovvero a contenere lo sperpero di danaro pubblico.
Dei soldi incamerati in danno dei Vichesi non vi è traccia nel paese, così condannato a morte. Chiudono attività continuamente e si emigra alla ricerca del lavoro perso, seminando altra povertà in paese ed ivi lasciando le proprie case, ormai invendibili, su cui si continuano a pagare tasse e tributi assurdi.
In questo triste quadro si pensa di costruire alloggi per altre cinquemila persone a tutto danno dell’unica ricchezza del territorio garganico, il paesaggio. Case per gli spiriti degli emigranti che mai nessuno costruirà, considerata la carenza di liquidità per mancanza di lavoro e carico fiscale. Elettori illusi di poter valorizzare i loro suoli agricoli incolti e privi di valore, hanno sostenuto questo progetto, senza considerare che quei terreni, poiché rientranti nell’adottando PUG, saranno soggetti all’IMU. Senza considerare che le case potranno essere costruite solo dove la successiva lottizzazione lo andrà a prevedere. Lottizzazioni che saranno decise, all’interno di ognuno dei tanti interventi abitativi previsti, dalla maggioranza dei proprietari dei suoli. Non è difficile rilevare, come documentato in consiglio comunale in sede di presentazione del piano, che sono dominanti le proprietà di una precedente compagine amministrativa che andò a commissionare il piano. Compagine ancora viva ed attiva per quell’accordo politico dove il piano urbanistico era ed è il collante.
Un business dai grandi numeri. Visti i volumi abitativi a realizzarsi non è difficile poter scrivere la cifra di almeno €. 10.000.000. Puro aumento di valore, considerato che la base di partenza sono tutti terreni agricoli, solo per il catasto. Fondi incolti, quasi sempre abbondonati, il cui indice edificabile, unico valore vero, è stato spesso già asservito per costruzioni realizzate altrove. In altri casi, sempre fondi agricoli, trasformati in campeggi precari, se non residence abusivi.
Una spesa pubblica per le sole carte del PUG ancora non ben definita e chiara. Dalle provenienze si attesta intorno ad €. 250.000, tra mutuo contratto ad hoc per €. 200.000 e finanziamenti pubblici.
Per la cittadinanza solo tasse ed ora anche debiti. Nel PUG, pur necessario per soli servizi, regole e recupero dell’esistente, non vi è nulla per la popolazione, se non: rischio di allagamenti e frane nelle zone dove si prevedono le costruzioni, danno ambientale per il deturpamento ed il consumo del territorio, ulteriore perdita di valore delle abitazioni esistenti per aggravio del già esistente eccesso di offerta. Solo povertà, miseria e pericolo di disastri ambientali.
La vostra recente indagine su una delle aree interessate, più che altro colpite, dal piano urbanistico è minuziosa ma incompleta. Si riporta l’esempio, uno dei tanti, della pubblica gestione del patrimonio comunale locale, il Macchia di Mare.
Struttura realizzata agli arbori del turismo sul Gargano con fondi pubblici. Era l’E.N.A.L. a chiedere in affitto al comune la proprietà. Poi né proponeva l’acquisto ed il comune accettava. Interveniva il Co.Re.Co., organo di controllo oggi destituito, per annullare l’atto, poiché particolarmente lesivo del patrimonio. Intanto quell’ente investiva soldi pubblici, ma non pagava l’affitto. Poi iniziava una causa contro il comune, così tendando di avere la proprietà del bene per diversa via, una statuizione giudiziaria sugli obblighi di concludere il contratto di vendita promesso. Causa poi mai iscritta a ruolo. Quell’ente, come tanti altri enti inutili che oggi ancora si continuano a creare, infine, era estinto ed assorbito dalla Regione Puglia. Questa rivendicava la proprietà di quanto vi era sul suolo, ovvero d’innumerevoli costruzioni, di cui molte precarie.
Il Villaggio turistico Macchia di Mare, questo il nome, era chiesto in comodato d’uso dall’amministrazione locale, con l’impegno a provvedere alla conservazione del bene. Una perla nel verde e sul filo del mare, unica a quei tempi ed ancora oggi per sola posizione, era messa nelle mani dell’amministrazione locale del tempo. Diveniva presto una fonte di voti per assunzioni e appalti, ma anche una fonte di gravi perdite per il comune. Tanto vero che era riconosciuta dal Ministero degli Interni come una delle principali perdite per l’ente che aveva dichiarato il dissesto finanziario.
Da allora abbandono ed occupazione abusiva. Oggi il villaggio è ancora abbandonato, fatiscente e pericoloso, come dal giornale descritto, ma anche occupato da persone che vi dimorano abitualmente da anni indisturbate.
Intanto, in quegli anni sorgevano altri due villaggi nella stessa piana. Uno minuscolo a valle del Macchia di Mare ed altro su diversi ettari, sempre di terreno agricolo. Realtà turistiche improvvisate e precarie, stante l’assenza di uno strumento urbanistico che ne consentisse la realizzazione, nonché la persistenza di tutti i vincoli possibili. Investimenti immobiliari ricettivi su terreni agricoli, nel caso pinete, che, se non legittimati sotto il profilo urbanistico, hanno oggi scarso valore commerciale.
A questo serve il nuovo piano urbanistico in quella zona, andando a delineare come zone di sviluppo ricettivo quelle aree. Vi è sfuggito che la maggiore è dell’ex sindaco che commissionò il piano. E nessun altro terreno agricolo in proprietà di quel sindaco o suoi parenti, come pure di altri amministratori di allora, alcuni anche di oggi, non è compreso in aree d’intervento.
Anche il Villaggio Macchia di Mare, seppur dimenticato dal comune da sempre, riceverà dal p.u.g. vantaggi legittimanti nuove e vecchie costruzioni, ma ben più limitati di quelli previsti per altre strutture simili e private nella zona.
Nella piana alluvionale bonificata dal Consorzio di Bonifica del Gargano con un canale di raccolta delle acque, mal funzionante per carenza di manutenzione, si prevede la realizzazione di un altro residence. Questo è allocato al di sotto dei ruderi del Macchia di Mare, in una stretta lingua di terra tra la pineta ed il ciglio del canale consortile. Una sorta di trappola mortale per turisti, se mai ancora vorranno soggiornare in un territorio che si prevede di deturpare. La pericolosità idrogeologica della zona è elevatissima e le strutture ricettive esistenti andrebbero delocalizzate altrove per legge.
Di fronte a tali interessi dell’industria turistica nella zona, ci si chiede come è stato possibile che l’unica struttura fallimentare sia stata quella pubblica del Villaggio Macchia di Mare. Alla fine della sua storia vitale la Regione Puglia regalava il villaggio al comune, affinché l’utilizzasse per pubblica utilità. Da allora di anni ne sono passati tanti e l’unica funzione attuale di quei soldi pubblici investiti e di quella proprietà, è il pericolo per la pubblica incolumità evidente e mai affrontato, nonostante il vostro articolo.
Qualche giorno addietro l’amministrazione locale ha proposto una nuova tassa per assistere a questo scempio. La tassa di soggiorno compare dopo una stagione turistica segnata dal lordume in cui sono stati accolti i turisti. La spiaggia non veniva pulita dall’inizio della precedente stagione e rimaneva impraticabile fino a luglio. Per tutta l’estate non sono mai state lavate le strade, come ancora oggi, ed i cumuli stantii  dell’immondizia in San Menaio e Calenella indicavano la sorte della nostra cittadina.
Non sono certo un latifondista, come il consigliere Raffaele Sciscio ha dichiarato al vostro giornale, diversamente dovrei essere propenso a questo piano regolatore. Ho invece interesse a conservare in Vico del Gargano la sede principale della mia attività. Un impegno per la prosperità della terra natia da parte di chi vi lavora onestamente senza mai attingere alle casse comunali, anche solo per compensi professionali da incarichi ricevuti. Ma anche la lotta per la sopravvivenza economica del paese contro tasse ingiustificate, se non per alimentare la macchina politica, se tale si può definire, di cui si è detto all’inizio di questa nota, scritta d’impeto, con l’intento di ringraziare il suo giornale che presta attenzione alle problematiche locali.
Continui pure a svolgere la funzione pubblica d’informazione, anche attraverso indagini, come raramente oggi è possibile riscontrare altrove, dando modo al popolo Italiano di prendere coscienza che la politica è stata sepolta con i suoi ideali. Nessuno schieramento oggi e da tempo esprime più ideali, ma solo idee in cui credere votando per questa o l’altra associazione di persone.
I fatti sono l’unica realtà in cui poter credere ed è corretto, quanto arduo e coraggioso, raccontarli.
La saluto con acquisita stima.
                               

Avv. Nicola de Majo

Consigliere comunale di Vico del Gargano


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