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Fondi Ue/ Puglia virtuosa sui controlli

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L’epoca in cui la Commissione europea bacchettava la Regione sembra passata da un secolo. Perché in tre anni, oltre che per la capacità di utilizzare i fondi, la Puglia è diventata virtuosa anche nei controlli sui fondi comunitari: nel 2012 e nel 2013, le spese dichiarate «irregolari» hanno toccato il minimo tra tutte le Regioni dell’Obiettivo convergenza.  A certificarlo è la Corte dei Conti, nella relazione 2013 al Parlamento sull’utilizzo dei fondi comunitari. Il tema delle frodi (e anche delle irregolarità, che discendono da problemi formali potenzialmente sanabili) è molto sentito e riguarda soprattutto il Sud: il 56,4% delle somme da recuperare, ricordano i giudici contabili, riguarda i programmi regionali (Fesr, Fse e Feoga) e ben il 94,2% di queste cifre «è relativo a fenomeni riscontrabili nelle Regioni meridional » dove tra 2012 e 2013 la somma complessiva delle irregolarità segnalate supera i 200 milioni di euro.

È anche questo il motivo per cui la Commissione europea impone dei meccanismi di audit a più livelli ed è particolarmente severa soprattutto con il Mezzogiorno. Ma in Puglia nel 2012 le potenziali irregolarità ammontavano appena a 337mila euro su una spesa certificata pari a circa 700 milioni, mentre per il 2013 si è saliti a circa 1,7 milioni. L’ul – timo «caso» pugliese risale al 2010 ed era relativo alla vecchia programmazione 2000-2006 (una sospetta frode da 108,5 milioni sulla formazione professionale): da allora è cambiato tutto.

La Puglia ha imparato la lezione? «I controlli sulla spesa – spiega Pasquale Orlando, dirigente dell’Autorità di gestione dei fondi comunitari – cominciano fin dalla fase di impostazione degli avvisi pubblici, che vengono calibrati sulla base dei progetti di investimento». E dunque, ad esempio, si evita di inserire parametri come «l’aumento di occupazione» che puntualmente non vengono rispettati e costringono a revocare i contributi come accade con la legge 488. «E questo – prosegue Orlando – ha “qualificato” gli imprenditori, scoraggiando quelli che puntano a incassare e sparire, con un effetto positivo sulla capacità di spesa».

Perché progetti realistici e ben verificati sono anche più facili da mettere in atto. L’erogazione dei fondi strutturali è poi sottoposta all’attività di audit, che Bruxelles ha voluto autonoma da tutti gli altri uffici e che la Puglia ha trasformato in modello di eccellenza (quella pugliese è l’unica autorità di audit europea con certificazione di qualità Iso9001): una trentina di ispettori, coordinati da due revisori ex Kpmg, che effettuano un centinaio di controlli a campione l’anno per ciascun fondo in modo che alla fine del ciclo di programmazione risulti verificato il 40-45% della spesa totale.
Grazie all’inventiva siciliana (dove certi dirigenti regionali, per non perdere tempo a contrattare tangenti, si bonificavano direttamente i soldi sui conti correnti personali), la Commissione Ue chiede di controllare persino gli estratti conto degli enti percettori di contributi. Verifiche talmente capillari (ed a loro volta soggette ad audit da parte dalla Commissione europea) da bloccare per giorni la macchina amministrativa della Regione: i controlli influiscono (negativamente) sui tempi di rendicontazione della spesa, e non si preoccupano minimamente della «qualità» delle opere

Le verifiche pugliesi sul Fesr (il fondo che finanzia le infrastrutture) non hanno fatto emergere frodi: solo irregolarità formali, quasi sempre sanabili. Sul Fse (il Fondo sociale europeo), che ha meno vincoli e livelli di rischio più elevati l’Audit ha permesso di scoprire criticità collegate a procedure non corrette negli enti della formazione professionale e negli incentivi per le assunzioni.
«Diciamo – spiega il capo di gabinetto della Regione, Davide Pellegrino, da cui dipende l’Autorità di audit – che più apriamo all’autocertificazione, più si verificano problemi». Il riferimento è a Ritorno al Futuro, le borse di studio per i master post-laurea, vero ricettacolo di furbetti. Ma sono eccezioni. «Non è un caso – fa notare Pellegrino – che rispetto al progressivo svuotamento dei programmi regionali la Puglia è quella che negli anni ha perso di meno». Forse a Bruxelles cominciano a fidarsi.


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