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Sanità in Puglia/ Sì del governo scattano 800 assunzioni

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Scattano le prime 800 assunzioni nella sanità pugliese. Oggi la giunta Vendola approverà la delibera con cui consentire alle Asl di coprire il 50% dei fabbisogni stabiliti dalla Regione (1.600 unità) attingendo per metà dalle liste di mobilità e per la restante parte tramite procedure concorsuali. Difficile prevedere tempi certi per il primo innesto di personale nelle corsie, si ipotizza che nell’arco di un mese la mobilità possa essere completata e, dunque, nei mesi successivi le coperture potrebbero essere portate a termine. La risposta positiva del tavolo inter-ministeriale «Massicci» è arrivata nei giorni scorsi sulla scrivania dell’assessore Elena Gentile, che nei mesi scorsi aveva coordinato insieme al manager d’area Vincenzo Pomo il negoziato con i ministeri per ottenere le deroghe al blocco del turn-over, stabilito in modo stringente col piano di rientro e – conclusa la fase dei tagli – via via allentato dal governo.

Conclusa lo scorso anno la fase di «scrematura» sui fabbisogni presentati da ciascuna Asl di medici e infermieri, la Regione – che attendeva da mesi il via libera – ha ottenuto l’ok sia per aver superato l’esame del piano dei tagli (al quale seguirà, nei prossimi mesi, il nuovo programma operativo), sia grazie ai 100 milioni di euro ancora disponibili per la spesa del personale, nell’ambito dei 2miliardi di euro consentiti alla Puglia (vincolata, com’è noto, ad una spesa inferiore dell’1,4% rispetto a quella del 2004).

Nuove assunzioni, dunque, che si aggiungono a quelle già ottenute nel 2012, in deroga al piano di rientro – allora ancora vigente – sia per l’Asl di Taranto (140 posti per l’emergenza sanitaria Ilva più 60 previsti dalla Regione) sia, lo scorso aprile, per il Policlinico di Bari (250 infermieri). La scarsità di personale continua ad essere una spina nel fianco del sistema sanitario, donde la necessità di puntare a nuovi innesti (a seguito dell’esodo di migliaia di lavoratori, non «rimpiazzati» appunto per il blocco del turn-over) soprattutto nella rete dell’emergenza-urgenza. Ma a tenere banco sono anche i tagli operati col piano di rientro (21 ospedali e 2.200 posti letto in meno) e quelli relativi ai punti nascita, che in base alle linee guida ministeriali vanno dimezzati (da 42 a 21).

«Da ogni angolo di Puglia, ormai, arrivano appelli alla Regione per denunciare il collasso della sanità pubblica: siamo ben oltre il livello di guardia e la delicatezza del momento – dice il capogruppo di Ncd, Maurizio Friolo – impone una relazione dell’assessore alla Salute in tempi rapidi». L’ultima audizione, fissata per lunedì scorso, è stata rinviata e «l’allarme generalizzato e il senso di responsabilità – aggiunge – impongono date certe e non appuntamenti generici ». Va all’attacco anche Erio Congedo (Forza Italia), ricordando la protesta dei sindaci di Casarano e Gallipoli per il taglio dei rispettivi reparti di ostetricia e ginecologia che, secondo molti consiglieri salentini, metterebbero in ginocchio l’assistenza alle partorienti nell’area jonico-salentina. «I pur necessari piani di razionalizzazione non possono essere concepiti in funzione di meri criteri ragionieristici, senza tener conto di aspetti logistici che possono rivelarsi decisivi – dice – nel garantire il diritto alla salute e nella tutela concreta della salvaguardia delle vite umane».

«La scientifica demolizione delle strutture sanitarie pubbliche dalla fine del 2010 ad oggi – attacca Giuseppe Cristella (FI) – ha di fatto certificato il fallimento della politica sanitaria del centro-sinistra. Siamo di fronte ad una amministrazione regionale comatosa, che ha letteralmente cancellato la sanità ed il welfare». Non solo, è più facile «trovare un “ago nel pagliaio” che ricevere un riscontro dalla Gentile», a cominciare dalla chiusura dell’ospedale di Castellaneta. Punta l’indice, invece, sull’assenza di governance nella gestione delle spese delle Asl pugliesi, dopo gli scandali scoppiati a Brindisi e Foggia, il segretario regionale della Uil Aldo Pugliese.
«La creazione di un unico centro di spesa sanitaria, più volte sollecitato anche dalla Uil – dice – e promesso dalla Regione, è ancora al palo. Come mai un progetto che permetterebbe alla sanità regionale, già fin troppo in sofferenza, di migliorare la propria situazione finanziaria e di offrire ai cittadini un servizio ben più equo, sia rimasto sulla carta nonostante le rassicurazioni giunte direttamente dal presidente della Regione?». Per Pugliese «lo scandalo dei prezzi gonfiati a Foggia è sintomatico della necessità impellente di controllare il funzionamento di un settore vitale. I cittadini non possono accollarsi anche l’onere economico dell’inefficienza del sistema sanitario regionale».


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