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Vico/ La corruzione e l’incapacità degli amministratori pagata dai cittadini

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Riceviamo e pubblichiamo. 

 

Quanto costa ai cittadini la disonestà della pubblica amministrazione, la corruzione, l’incapacità di amministratori e funzionari, l’opacità dei comportamenti, il silenzio omertoso. E come siamo messi in Puglia e, in particolare, in provincia di Foggia.
Uno squarcio su questo mondo, sempre più chiuso, sempre più autoreferenziale, sempre più lontano dai veri bisogni dei cittadini, lo apre la relazione del Procuratore regionale della Corte dei Conti della Puglia, dott. Francesco Paolo Romanelli, nella cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario 2014.
Spesso sono le minoranze consiliari degli enti territoriali, le associazioni e i semplici cittadini che si rivolgono alla Magistratura contabile per ottenere giustizia, e per riaffermare i principi della buona e corretta amministrazione della cosa pubblica.
“All’inizio  dell’anno 2013 il numero dei fascicoli istruttori pendenti era pari a 8.467.
Nel corso dell’anno:
– sono stati aperti 3.654 nuovi fascicoli;
– sono state disposte 2.936 archiviazioni;
– sono stati formulati 69 inviti a dedurre per un totale di 136 presunti responsabili;
– sono stati introdotti 56 giudizi e 4 ricorsi per sequestro conservativo, per un danno complessivo pari a circa 32 milioni di Euro;
Va  subito  detto che  questo  fenomeno, generalmente conosciuto con la schematica espressione di “corruzione nella pubblica amministrazione” e per il quale il nostro Paese continua a detenere, più di 20 anni dopo “tangentopoli”, un triste primato,come recentemente stigmatizzato dalla Commissione Europea,  riguarda indistintamente, anche in questa Regione, tutte le amministrazioni pubbliche  (le autonomie locali, così come l’amministrazione periferica dello Stato).” Casi originali di malcostume si sono verificati nella nostra provincia di Foggia,“tutt’ora al vaglio del giudice penale, per l’acquisto di ventilatori polmonari presso l’ASL, nella quale, peraltro, è stata scoperta, ancora la scorsa settimana, un’altra colossale truffa nell’acquisto di materiale disinfettante per le sale operatorie.
Non par dubbio, infatti, che la commissione di tali reati, oltre che foriera – come si è  detto – di  ingenti  danni patrimoniali (che, a volte, possono, tuttavia, anche mancare, come accade spesso nel caso della concussione), arreca un grave vulnus ad altri interessi giuridicamente protetti,  quali  il prestigio ed il decoro della  pubblica amministrazione, facendola apparire all’esterno, in contrasto con i principi affermati negli articoli 97 e 98 della Costituzione, come una struttura non trasparente, non imparziale, non improntata a principi di legalità e di efficienza, ma, al contrario, come un apparato i cui agenti perseguono esclusivamente finalità di arricchimento persona.”
Sempre a Foggia, e sempre in ambito sanitario, è stato scoperto un turpe mercato delle onoranze funebri e dei servizi cimiteriali, “fornendo, dietro compenso, ad alcune imprese operanti nel settore i nominativi dei pazienti deceduti”.
A tale riguardo è già intervenuta una sentenza che, in accoglimento della formulata domanda risarcitoria, ha condannato uno degli infermieri citati in giudizio al pagamento della somma di 14 mila euro.
 Altro vizietto, molto diffuso, e per il quale vi è pendenza di procedimento, è la pratica dell’assenza ingiustificata dal posto del lavoro.
Uno dei capitoli più tortuosi è quello del mancato versamento delle somme riscosse a titolo di tributi locali da parte della società concessionaria del servizio, producendo un rilevante danno a molti comuni della provincia di Foggia,”quasi tutti, ivi compreso quello capoluogo”. Una istruttoria di grande interesse che ha impegnato l’ufficio della Corte nel corso del 2013. “A seguito delle indagini svolte dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Foggia è stato, infatti, accertato che tale società, nel periodo che va dal 1° gennaio 2011  al 31 maggio 2012, non aveva versato in favore dei suddetti comuni la complessiva somma di circa 21 milioni e 300 mila euro, causando, in alcuni casi, gravi situazioni di squilibrio nei relativi bilanci.
All’attualità, sono stati emessi 3 atti di citazione (preceduti da altrettanti procedimenti cautelari), con riferimento ai comuni che hanno registrato gli ammanchi più consistenti (Foggia, Cerignola e San Marco in Lamis)” – oltre ad altri comuni come quello di Vieste e Vico del Gargano ( per quest’ultimo è stata attivata azione giudiziaria per il recupero delle somme) – chiamando in giudizio, oltre alla società concessionaria (a titolo di responsabilità contabile), anche gli amministratori che si sono resi responsabili dell’illecita distrazione di denaro pubblico.
“Quello appena citato, tuttavia, non è un caso isolato, a comprova del fatto che l’illecita distrazione di fondi da parte delle società private concessionarie della riscossione di tributi locali è fenomeno abbastanza diffuso in questa Regione.”
Un altra pratica, assai diffusa nei nostri comuni, è l’illegittimo conferimento di incarichi di consulenza e di collaborazione a soggetti estranei alla pubblica amministrazione.
“Altra situazione di particolare rilievo è quella segnalata dall’Ispettorato Generale di Finanza  della Ragioneria generale dello Stato, all’esito di un’ispezione effettuata lo scorso anno presso la provincia di Foggia, laddove risultano conferiti nel 2012 ben 254 incarichi di collaborazione coordinata e continuativa, per una spesa complessiva di 820 mila Euro circa, senza che i relativi contratti siano stati sottoposti, come prescritto, al preventivo parere del Collegio dei Revisori e siano stati trasmessi alla Sezione regionale di controllo della Corte dei conti per l’esercizio del controllo successivo sulla gestione.
Non mancano, poi, casi in cui viene affidato a professionisti esterni (in genere 15 avvocati) l’incarico di redigere le controdeduzioni a rilievi formulati da organi ispettivi o da amministrazioni vigilanti, compito, questo, che dovrebbe e ben potrebbe, al contrario, essere svolto dall’apparato burocratico dell’Ente.
Nel  2013,  in particolare, è stato  avviato un procedimento, mediante l’invio dell’avviso di cui all’art. 5, 1° comma della legge n. 19/1994, nei confronti dei componenti della Giunta esecutiva di un ente regionale  di Foggia, che avevano incaricato, sborsando la somma di circa 25 mila euro, ben due avvocati (uno addirittura del foro di Roma) perché redigessero le controdeduzioni in relazione ad una deliberazione con cui la Giunta regionale, a seguito di una visita ispettiva che aveva
evidenziato varie irregolarità e disfunzioni, aveva avviato il procedimento per  lo scioglimento del consiglio di amministrazione dell’ente.”
Il capitolo più doloroso per l’opinione pubblica, spesso oggetto di denuncia da parte dei media, è quel fiume sul quale scorre, sperperato, denaro pubblico per il mancato completamento di opere pubbliche per l’impiego di consistenti risorse, ovvero – dice la relazione –  “di opere rimaste, poi, praticamente inutilizzate.” Nel nostro borgo più originale d’Italia abbiamo alcuni illuminanti esempi di tali sprechi.
“Anche nel corso del 2013 sono venute all’esame dell’Ufficio, per iniziativa autonoma della Guardia di Finanza, ovvero dietro segnalazione dell’Autorità Giudiziaria Ordinaria, molteplici casi di frodi perpetrate da beneficiari di contributi e finanziamenti pubblici, ivi compresi quelli di origine comunitaria.
Trattasi, per lo più, di finanziamenti e contributi erogati ai sensi della legge n. 488/1992 per lo sviluppo delle aree disagiate del Mezzogiorno, ovvero nell’ambito di progetti operativi nazionali e regionali (P.O.N. e P.O.R), o, ancora, da Fondi strutturali comunitari (FESR, FSE, FEOGA, SFOP)  o, infine, ai sensi della legge n. 185/2000, recante interventi per favorire l’autoimprenditorialità e l’autoimpiego. Nel corso del 2013 sono state introdotte 18 azioni risarcitorie in questa materia,
per un importo totale di poco inferiore a 15 milioni di Euro.”
Un capitolo che ingrossa a vista d’occhio e che fa alzare l’attenzione degli uffici della Corte è quello dei danni all’ecosistema e al territorio:” Questa Procura è spesso destinataria di denunce aventi ad oggetto fattispecie di danni all’ecosistema,  sub specie di alterazione della morfologia del territorio o di inquinamento dell’ambiente. Si tratta del noto tema del danno ambientale, alla cui costruzione concettuale – come non tutti, forse,  sanno  – la Corte dei conti ha dato un decisivo e fondamentale contributo…”
“ La Corte dei conti è pervenuta ad occuparsi del danno ambientale proprio nell’ambito della giurisdizione di responsabilità amministrativa, allargando il concetto di danno erariale al di là dei ristretti confini contabili e patrimoniali, e pervenendo ad un’interpretazione del medesimo come “…danno pubblico alla collettività…”.
1) l’ambiente è un bene giuridico (in quanto le relative utilità ed i correlati interessi di godimento ed uso sono normativamente tutelati), pubblico  (in  quanto corrisponde a  finalità pubbliche ed appartiene alla collettività)”
“ E’ stato, altresì, affermato l’importante principio secondo cui, in caso di danno ambientale provocato da amministratori o dipendenti pubblici il  requirente contabile è tenuto ad attivarsi  “…anche in assenza della segnalazione del Ministro, il cui rapporto non può considerarsi, in assenza di un inequivoco disposto normativo, quale condizione di procedibilità dell’azione per danno erariale…» (cfr. Sez. giur. Molise n. 144/2010). Ed è proprio quest’ultimo il caso verificatosi in numerosi comuni pugliesi (appartenenti a tutte le province), con la connivenza, ovvero in dipendenza di comportamenti gravemente negligenti di funzionari operanti negli uffici tecnici comunali.”
Chiude la casistica della cattiva e lesiva amministrazione pubblica il consistente fascicolo dei cosiddetti “ debiti fuori bilancio “.
“ La presenza di un così elevato numero di fascicoli si spiega in quanto l’invio alle Procure regionali dei provvedimenti di riconoscimento dei debiti fuori bilancio da parte delle amministrazioni è previsto come obbligatorio dall’art. 23, comma 5, della legge n. 289/2002 (legge finanziaria 2003). Va tenuto conto, in proposito, che  negli enti locali la maggior parte delle deliberazioni di riconoscimento di debiti fuori bilancio ha ad oggetto sentenze esecutive, ai sensi dell’art. 194, comma 1, lett. a) del decreto legislativo n. 267/2000 (Testo Unico delle leggi sugli enti locali). Generalmente, tali sentenze definiscono cause risarcitorie intentate nei confronti dell’amministrazione, all’esito delle quali la stessa viene condannata a rifondere i soggetti danneggiati.
Un avviso per gli amministratori del mio sgangherato borgo vichese è quello dello stato pietoso delle strade impraticabili, piene di buche e d’acqua. La Corte dei conti dice:” Altra ipotesi abbastanza ricorrente, concerne le condanne al risarcimento del danno per gli infortuni subiti dai cittadini in conseguenza della carente manutenzione di beni di proprietà di enti locali e, tra questi, soprattutto, delle strade. Più chiaro di così…

Michele Angelicchio


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