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Peschici/ UN OMICIDIO ANNUNCIATO

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Qualche settimana fa il presidente del Centro Studi “Martella” di Peschici, Teresa Maria Rauzino, scriveva all’allora ministro dei Beni Culturali Massimo Bray (governo Letta) una lettera-appello sull’ormai più che annoso “affaire-Calena” sollecitandone il dovuto interessamento. I governi cambiano, il rispetto del galateo fortunatamente no.

Così, nella giornata di ieri 5 marzo è arrivata la risposta a firma Simone Silvi, capo della segreteria dell’attuale ministro Dario Franceschini. Dando conferma dell’avvenuta ricezione, allega copia della relazione che gli uffici competenti hanno fatto pervenire al Ministero con oggetto “Abbazia di Santa Maria di Kalena-Appello del Centro Studi Giuseppe Martella”. C’è da sottolineare che il contenuto pervenutoci si limita a mettere in risalto quanto di interventi e azioni è accaduto dal 2008 al 2012 senza rivelare alcuna volontà sul futuro di uno dei più antichi monumenti italiani (ca. 872 d.C.). Di seguito il testo.

“In riferimento all’appello pervenuto dalla profssa Teresa Maria Rauzino, presidente del Centro Studi ‘Giuseppe Martella’ di Peschici relativa allo stato di degrado in cui versa l’Abbazia di Santa Maria di Kàlena, si fa presente che la stessa è stata già oggetto di una fitta corrispondenza tra il Servizio II della Direzione Generale per i Beni Storico-Artistici ed Etnoantropologici, la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Puglia e questo Ufficio. Questo Ufficio nel gennaio 2009 è stato informato dall’Associazione Italia Nostra e dagli organi di stampa che l’Amministrazione comunale di Peschici e la famiglia Martucci, proprietaria del monumento avevano stipulato un atto di convenzione in data 29.09.2008 con il quale il Comune si impegnava al restauro delle due Chiese interne all’Abbazia in cambio della fruizione religiosa delle stesse”.

La relazione a questo punto evidenzia che il “progetto, nonostante i solleciti della scrivente, non è mai pervenuto”. E continua: “In data 21.03.2012 questa Soprintendenza ha avviato un intervento di somma urgenza sulle murature d’ambito della Chiesa priva di coperture con un finanziamento di € 25.000,00 disposto dalla Direzione Regionale (…) con rivalsa a danno della proprietà. Durante la consegna dei suddetti lavori la proprietà manifestò la volontà, messa a verbale, di integrare l’intervento con altri € 25.000,00; ma nonostante l’autorizzazione di massima espressa da questo Ufficio al progetto pervenuto da parte di uno solo dei proprietari, tali opere non sono mai iniziate. I lavori (del primo finanziamento governativo; ndr) si sono conclusi nel settembre 2012 e al recupero delle somme provvederà la Direzione Regionale della Puglia nelle forme previste dalla normativa in materia di riscossione coattiva delle entrate patrimoniali dello Stato.

“Questa Soprintendenza inoltre – prosegue (e molto probabilmente conclude) – nel 2012 ha partecipato ad alcune riunioni con funzionari del Servizio Beni Culturali della Regione Puglia per valutare le possibili iniziative da adottare per un intervento complessivo di acquisizione e restauro del Monastero di Kalena con utilizzo di fondi comunitari o regionali.”

Il presidente Rauzino, partecipandoci la ricezione della lettera ministeriale, non può esimersi dal sottolineare che il Programma elettorale dell’attuale Amministrazione Comunale di Peschici (Progetto Peschici: Ripartiamo da Tavaglione Sindaco) prevedeva per Kalena alcune azioni (“finora neppure avviate”) da intraprendere e al punto 8 riportava: «ABAZIA DI CALENA – Da persone corrette, rispettose della nostra comunità, con l’intento di scrivere una nuova pagina nella storia di Peschici, cercheremo di rilanciare lo sviluppo del territorio attraverso il recupero dell’Abazia di Calena. L’Italia ha le migliori e più belle ricchezze archeologiche, storiche e naturali al mondo, viene visitata da un flusso di turisti enorme e attendiamo sempre più visitatori: basti pensare che un miliardo di cinesi e un miliardo di indiani vorrebbero venire a conoscere il nostro Paese.

«La politica del nostro Paese – aggiungeva – dovrebbe essere quella di tutelare i nostri monumenti, non solo per un motivo storico ma anche economico. L’abazia è un monumento di interesse nazionale, per il Gargano è la fonte della sua millenaria storia e cultura. Creeremo come risposta una fondazione in accordo con i proprietari che soddisfi nell’immediato tutte le aspettative richieste dal punto di vista pubblico-amministrativo, una risposta che speriamo metterà fine a tutto questo, senza facili promesse e illusioni, attraverso una concertazione tra Proprietari, Cittadini, Associazioni del Settore e Pubblica Amministrazione.»

Concludendo: sono tante le domande che spuntano da una cornucopia sterile se non miseramente vuota. Domande che hanno anche un’età: 17 anni, il tempo che il Centro Studi Martella, più o meno ‘appoggiato’, più o meno ‘sostenuto’, ha finora impiegato per salvare un patrimonio della collettività. Quante ancora bisogna sollevarne di questioni per conseguire un risultato? O si aspetta che un bel (brutto) giorno la comunità di Peschici si raccolga intorno a un morto per piangerne la scomparsa? Conseguente è allora rivolgersi a ‘lei’, alla comunità: senza scendere nel merito della questione ‘proprietà privata-proprietà pubblica’, quanti dei suoi appartenenti sono disposti a chiudere gli occhi davanti a un omicidio?

Perché ormai solo di questo si tratta, non più di abbandono o degrado, ma di omicidio! Scrive Domenico Ottaviano (autore delle foto): «Oggi voi lasciate che il tempo cancelli la nostra storia, sapendo che domani nessuno di noi avrà più alcuna identità. Senza passato non si costruisce alcun futuro. Il patrimonio storico, artistico e culturale di questo territorio sono una priorità assoluta». E chi vuole intendere, intenda.

Piero Giannini

puntodistella.it


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