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Peschici/ Kàlena non deve morire!

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Il Centro Studi “Giuseppe Martella” di Peschici si fa portavoce di un vasto movimento di opinione pubblica per sollecitare un intervento risolutivo delle Istituzioni e ridare dignità alla locale Abazia di Santa Maria di Kàlena. La Legge 1089/1939 e le successive in materia di beni culturali l’hanno dichiarata “sottoposta alle disposizioni di tutela”.  Tutela completamente disattesa in tutti questi anni dai proprietari che usano Kàlena come deposito di macchine agricole. L’Abazia e le due chiese – un tempo luogo di culto di grande interesse storico-culturale e testimonianze irripetibili del ‘genius loci’ (spirito dei luoghi) – oggi versano in uno stato di indicibile abbandono. I tetti, ormai inesistenti, mettono in evidenza capitelli e affreschi che intemperie e umidità stanno cancellando lentamente, parti preziose in irreversibile disfacimento.

“Dopo 17 anni – afferma la presidente del Centro, Teresa Maria Rauzino – di innumerevoli tentativi di accordo con la ‘proprietà’, andati a vuoto, e di cospicui finanziamenti ministeriali e regionali stanziati e immancabilmente perduti, l’esproprio è ormai l’unica strada percorribile con un progetto di pubblico utilizzo che allontani programmi speculativi da parte dei possessori (un progetto di relais o ‘dimora di charme’ – con sei suite a cinque stelle, campo da golf, centro benessere e via discorrendo, – azzeramento del valore religioso e storico delle due chiese, segnalate dagli storici dell’arte di tutto il mondo, ridotte a reception e sala convegni).”

L’intero complesso abaziale deve tornare alla collettività di Peschici e degli innumerevoli ‘cittadini del mondo’ che la scelgono ogni anno come ‘luogo del cuore’, o semplicemente per trascorrervi le vacanze, e trovano le porte di Kàlena sempre chiuse! L’apertura è infatti concessa soltanto per un giorno all’anno (l’8 settembre)! Kàlena deve entrare nella politica di recupero e valorizzazione del patrimonio storico-culturale italiano ed europeo, oltre che della Puglia e del Parco Nazionale del Gargano, per tornare a far parte di quel ‘libro aperto’ su cui si possa ancora continuare a leggere la storia del territorio.

Kàlena non deve morire! Liberiamo l’Abazia prigioniera!

LA SCHEDA = Da fonti più che attendibili si fa risalire la sua fondazione all’872, ma l’Abazia di Santa Maria di Kàlena pare sia ‘figlia’ di una comunità basiliana approdata nell’attuale agro di Peschici dall’area greco-turca. Ben presto l’Abazia venne fortificata a difesa e baluardo contro le numerose invasioni e assunse il ruolo di centro spirituale e materiale, controllando territori sempre più estesi. Il 1023 il Vescovo di Siponto la assegnò come pertinenza all’Abazia di Santa Maria di Tremiti, dalla quale si svincolò, anche se provvisoriamente, riguadagnando la sua indipendenza.

Nel tempo i suoi beni si estesero ben oltre l’area garganica: il 1420 annoverava nei suoi possedimenti trenta chiese verso il nord del territorio, con relativi estesi terreni coltivati, un numero imprecisato di molini, case, oliveti e altro ancora, ai quali si aggiungeva il diritto sul pescato del lago di Varano oltre ai diritti feudali sulla città di Peschici. Dal momento della presa in consegna da parte dei proprietari privati, l’Abazia si è avviata verso un triste declino, oggi non più accettabile e tollerabile.

FIRMATE LA PETIZIONE PER L’ESPROPRIO IMMEDIATO DI KALENA – http://www.ipetitions.com/petition/kalena


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