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Vieste – CAVA DI CISCO, QUANDO GIUSEPPE RUGGIERI SMOSSE L’EUROPA

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«Appare davvero incomprensibile come si sia potuta fare una scelta del genere visto che il sito individuato ricade in un’area sottoposta ad ampia tutela».

Furono queste le parole di sorpresa, amarezza e preoccupazione espresse da subito da Giuseppe Ruggieri, l’ispettore onorario per i beni Architettonici ed il Paesaggio del Comune di Vieste, sulla localizzazione di un impianto complesso per lo smaltimento ed il trattamento dei rifiuti solidi urbani nell’ex cava di Cisco-Uomomorto.
Ruggieri tradusse quei sentimenti in atti concreti: predispose una dettagliata e puntigliosa relazione su tutta la vicenda (completa di un’ampia documentazione fotografica) sottoponendola all’attenzione di una vasta platea: dall’allora Commissario Europeo per l’ambiente Margot Wallstrom al Direttore generale per l’Ambiente della Commissione Europea dell’epoca, Catherine Day, dal Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti di quel tempo, Paolo Russo, al Direttore generale del dicastero per l’Ambiente Aldo Cosentino, per finire ai vari Enti ed organismi sovracomunali a livello locale (Regione, Parco del Gargano, Soprintendenza, ecc.).
«Per l’ex cava di Cisco-Uomomorto, — spiegava Ruggieri —nelle iniziali proposte di zonizzazione del territorio di Vieste ricadente nel perimetro del Parco, il nostro Comune aveva previsto il restauro ambientale del luogo. L’intera area è tipizzata ad ambito di valore eccezionale "A" dal PUTT-Puglia ed è gravata dai vincoli paesaggistico, idrogeologico e forestale. Nello stesso ecosistema sono presenti in successione/interazione ben quattro tipi diversi di habitat forestali di interesse comunitario, con entità arboree talvolta monumentali ed elementi floristici di grande ornamentalità e rarità. In quel sito vivono quaranta specie zoologiche di interesse comunitario. Tra queste, si segnala la presenza di un nucleo di capriolo italico, specie in via di estinzione ed emblema zoologico del Parco, recentemente oggetto di un oneroso programma di censimento e ripopolamento. Lì nidifica anche il grande corvo imperiale e, caso unico in Puglia,  più volte d’estate si è assistito al maestoso planare dell’avvoltoio grifone. A ciò, si aggiunge l’elevato valore paesaggistico dei luoghi. Dall’alto del vecchio fronte di coltivazione della cava si gode di una suggestiva vista panoramica sulle circostanti foreste del Parco e sui lontani oliveti di Vieste. Infine intorno all’ex cava, si dispiega la Via Sacra dell’antico pellegrinaggio micaelico Vieste-Monte Sant’Angelo ed i sentieri per trekking e mountain bike, segnalati e promossi a livello internazionale dall’Ente Parco».

L’ispettore onorario sottolineva anche i danni per il patrimonio zootecnico locale: «Nei pascoli e nei boschi limitrofi all’ex cava sono presenti masserie, piscine, cutini ed allevamenti allo stato semibrado di razze bovine e caprine autoctone, podolica e capra garganica. Con la realizzazione dell’impianto la sanità dei luoghi e degli armenti, la salute e la precaria economia degli allevatori, già compromesse dall’incombenza della non lontana discarica comunale di Landa La Serpe, sarebbero ulteriormente minacciate. Così l’intera area e la sua storica economia verrebbero inesorabilmente escluse da tutti quei tentativi di riqualificazione ad indirizzo agrituristico attivati dal Parco del Gargano».
Dal punto di vista formale Ruggieri spiegava, inoltre, che in merito alla localizzazione il testo dell’ultimo decreto riportava due «rimarchevoli omissioni ed un evidente errore nell’identificazione topografica di un pSIC (proposto Sito di Interesse Comunitario)».

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PRIMA SI VOLEVA FARE UN IMPIANTO A «PIANO GRANDE»
POI NELL’EX CAVA DI «CISCO»: INIZIO’ FITTO E FINI’ CON VENDOLA

@ Con un decreto del settembre 2002 l’allora governatore pugliese Raffaele Fitto, Commissario delegato per l’emergenza ambientale in Puglia, ridefiniva l’organizzazione territoriale dei servizi di gestione degli RSU ed individuava i nuovi siti per la localizzazione degli impianti complessi per lo smaltimento e il trattamento RSU.
@ Per il bacino di utenza Fg/1 Gargano Settentrionale, quel piano prevedeva la costruzione degli impianti complessi dei sub bacini Ovest a Lesina ed Est a Vieste, ciascuno dei quali costituito da centro di selezione, linea di biostabilizzazione con annessa discarica di servizio-soccorso. Quel decreto commissariale consentiva anche «ai Comuni costituenti ciascun bacino di utenza, d’intesa tra loro, di modificare […] la localizzazione dei siti individuati […] entro il termine perentorio di quarantacinque giorni dalla notifica del presente decreto».
@ Nel sub bacino di utenza FG/1 Gargano Settentrionale Est, l’impianto di Vieste veniva localizzato nell’ex cava di "Piano Grande".
@ Con successivo decreto commissariale del dicembre 2003, Fitto indiceva pubblico incanto per l’affidamento della realizzazione e della gestione del sistema impiantistico;
@ A gennaio 2004, nel confermare l’individuazione del proprio territorio come sede dell’impianto complesso, a tutela dei valori socio-economici-ambientali di Piano Grande, il Comune di Vieste si riservava l’individuazione di un nuovo sito da proporre come idonea alternativa.
@ Con nota n. 56/2004, il settore ambiente del Comune di Vieste indicava come nuovo sito l’ex cava di Cisco-Uomomorto.
@ Su iniziativa di Fitto a marzo 2004 si teneva a Bari uno specifico incontro fra l’allora sindaco di Vieste, Domenico Spina Diana, i presidenti dell’Autorità per la gestione RSU del bacino Fg/1 Gargano Settentrionale e del Parco del Gargano, il dirigente dell’ARPA Puglia ed il responsabile del procedimento del pubblico incanto. Si prendeva così atto della nuova localizzazione proposta dal Comune di Vieste che si impegnava ad operare conclusivi approfondimenti.
@ Nei giorni successivi Fitto, nelle more di quei definitivi approfondimenti sospendeva il decreto commissariale del 2003.
@ Nella seduta del 31 marzo 2004 e con  deliberazione del 10 maggio 2004, rispettivamente, l’Autorità per la gestione RSU del bacino Fg/1 Gargano Settentrionale ed il Consiglio comunale di Vieste esprimevano il proprio assenso alla proposta di nuova localizzazione dell’impianto nell’ex cava di Cisco-Uomomorto.
@ Il 31 gennaio 2007 il governatore pugliese Nichi Vendola, nuovo Commissario delegato per l’Emergenza ambientale, emanò un decreto per una nuova localizzazione degli impianti e revoca della gara di gestione per il bacino FG1. Il provvedimento modificava l’organizzazione territoriale dei servizi di gestione dei rifiuti urbani del bacino FG1, determinata con i precedenti decreti commissariali con la delocalizzazione dei siti di impianto individuati in località Cisco – Uomo Morto di Vieste e Pontonicchio di Lesina e con la previsione di un unico impianto a servizio dell’intero bacino da individuarsi in sede locale. Il medesimo provvedimento stabilisce, tra l’altro, la revoca del pubblico incanto previsto dai precedenti decreti commissariali.

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Da alcuni giorni hanno preso il via i lavori su iniziativa del Consorzio di Bonifica del Gargano

L’EX CAVA CISCO CHE QUALCUNO VOLEVA RIDURRE A DISCARICA
ORA DIVENTERA’ UN PARCO ATTREZZATO

Pensavano di farne la sede per un impianto di trattamento dei rifiuti, ora invece sarà un parco attrezzato all’interno del bosco di Vieste. Già da qualche giorno sono iniziati i lavori per il recupero ambientale e per il riutilizzo eco-sostenibile della ex cava di "Cisco", ubicata a meno di dieci chilometri dall’abitato di Vieste, nella zona sud, in direzione Mattinata.

Il progetto, redatto dal Comune di Vieste in collaborazione con il Consorzio di bonifica montana del Gargano, è finanziato con fondi del programma operativo "Fesr 2007-2013" finalizzato esclusivamente al risanamento e riutilizzo ecosostenibile delle aree estrattive. Si tratta di un intervento importante perchè rappresenta l’unico esempio, in Puglia, di recupero di area degradata che dal 2003  al 2007 ha rischiato di diventare sede di un impianto di trattamento dei rifiuti con annessa discarica. L’iniziativa faceva parte di una progettazione regionale che prevedeva, in quel sito, la realizzazione di un centro di recupero di rifiuti, detto "biostabilizzazione" nel più ampio progetto di piano regionale per i rifiuti.
A contrastare quella destinazione del sito, con un’azione caparbia e meticolosa, fu soprattutto il viestano Giuseppe Ruggieri, l’ispettore onorario per i beni Architettonici ed il Paesaggio del Comune di Vieste [vedi sopra]. L’impianto di Vieste, avrebbe generato una lavorazione di rifiuti stimata intorno a 80 tonnellate al giorno.
Poi si abbandonò l’idea dell’impianto di rifiuti, per giungere ora alla più qualificante azione di recupero del sito.
Nell’ambito di questo progetto è ospitata, dal 2 al 4 aprile prossimi,  la quarta edizione del "Cantiere didattico di tecniche di ingegneria naturalistica", promosso ed organizzato dal Consorzio di bonifica montana del Gargano, dalla sezione Puglia dell’Associazione Italiana per l’Ingegneria Naturalistica (Aipin), e dall’Ordine dei dottori agronomi e forestali della provincia di Foggia. Durante il corso, rivolto a tecnici laureati e diplomati, nonché alle maestranze del settore, e patrocinato da Parco Nazionale del Gargano, Comune di Vieste e AIPIN, verranno effettuate sistemazioni di versanti in aree di cava dismessa, utilizzando  alcune delle principali tecniche di ingegneria naturalistica adottate in ambiente mediterraneo nel recupero dei siti degradati, quali: palificata viva a doppia parete, palizzata, terra armata rinverdita.

 

 


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