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Erosione coste/ Tra i casi ‘made in Puglia’ che si potevano evitare il porto di Rodi

"Nettuno never sleeps". Ovvero: Nettuno, il mare, non dorme mai. Roberto Tomasicchio, docente dell’Università del Salento – Dipartimento di Ingegneria dell’Innovazione, ha chiuso con questa frase il suo intervento in occasione del meeting "Dialogo sull’erosione costiera: ricerca, impatti e strategie" organizzato due giorni fa a Lecce dal CMCC (Centro euro mediterraneo sui cambiamenti climatici).  L’erosione, ha spiegato, effetto del movimento continuo del mare, non è una novità per la Puglia. Solo che mai è stata affrontata con la giusta consapevolezza, programmando tempi ed interventi e coinvolgendo tutte le istituzioni, anche gli enti di ricerca e le forze dell’ordine, nel dibattito.
Si è invece fatto tutt’altro: chi avrebbe dovuto programmare e controllare ha fatto finta di non vedere, ha autorizzato interventi spot, una tantum non inseriti in calendari strutturati, che in molti casi non hanno portato alcun risultato positivo. E poi c’è stato chi ci ha marciato su, i gestori delle strutture balneari, a cui la condizione di scarso controllo e zero regole è andata bene, perché hanno potuto strappare, anno dopo anno, metri di spiaggia alla costa. Ma la natura a volte chiede il conto ed è ciò che è successo ad alcuni lidi che, sorti dove non si poteva, oggi si ritrovano praticamente sommersi dall’acqua.

Tomasicchio ha elencato le principali ragioni dell’erosione, molte delle quali dipendono direttamente dall’azione dell’uomo, illustrandone gli effetti sul territorio pugliese e salentino. Ecco, in questo l’erosione di oggi è "diversa" da quella di ieri: oggi se ne capiscono le cause e, di conseguenza, se ne possono evitare gli effetti.
Otranto, San Cataldo, Ugento, Alimini, Gallipoli, Rodi Garganico.

RODI GARGANICO. Il porto realizzato nel 2010 non può essere frequentato perché è completamente interrito, ovvero non ha fondale sufficiente perché una barca possa entrarvi.

Ma, se l’erosione ha sempre contraddistinto il territorio pugliese, perché, oggi, tanto clamore?
"La mia risposta – dice Tomasicchio – è che prima c’era una minore attenzione per questo tema. Quello che Veneto, Emilia Romagna, Toscana hanno visto almeno 30 anni fa, noi lo stiamo vedendo soltanto adesso. Oggi andiamo più spesso sui litorali per sfruttarli.
L’erosione è determinata da pressioni antropica, abusivismo edilizio, ridotto apporto di sedimenti alle spiagge, sistemazioni idrauliche, drenaggio delle acqua a terra, opere marittime realizzate, spesso, in modo forzoso, una programmazione degli interventi assente.
Abbiamo bisogno di una strategia; di una regia sapiente. Con la formazione di giovani ingegneri marittimi cerchiamo di farlo. Inoltre, serve snellire le procedure burocratiche".

La proposta del professore è l’istituzione di un ufficio unico che gestisca la programmazione e la valutazione degli interventi lungo la costa. "Prepariamoci a fronteggiare l’innalzamento del livello del mare – ha concluso -, con l’auspicio che si possa lavorare assieme e che non cali mai l’attenzione sulla tutela del territorio costiero. Ricordiamo: ‘Nettuno never sleeps’".