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Il Gargano non deve imparare dal Salento

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La Capitanata è costretta a competere con le mani legate dietro la schiena. Emblematica la vertenza dell’aeroporto Gino Lisa per il settore turistico.

 

M a è proprio vero come è stato detto da qualcuno che sembra conoscere poco il territorio della Daunia e la sua storia turistica – che amministratoti e operatori locali dovrebbero im­parare dai Salentini come sì rilancia il proprio territorio)? Ha un qualche fondamento tale grossolana affermazione che, da un lato, ignora i risultati già conseguiti e consolidati in provincia di Foggia e, dall’altro, i persistenti vincoli che hanno impedito sinora all’industria turistica dauna un ulteriore sviluppo? Ora, senza nulla togliere agli amici del Salento che indubbiamente hanno compiuto un grande ‘balzo nell’ultimo ventennio in termini di arrivi e presenze, chi scrive ritiene che certe considerazioni ap­prossimative debbano essere confutate alla luce di alcuni dati e inoppugnabili constatazioni. Allora, per comincia­re, è appena il caso di ri­cordare che tuttora (e ormai da anni) la prima città pugliese per presenze è Vieste che ha superato il milione, registrando tra l’altro un loro tasso di crescita dal 2006 – secondo quanto registrato dall’Osservatorio turistico pu­gliese – che la colloca sempre in testa alla graduatoria regionale. Alle spalle di Vieste si collocano Comuni salentini come Ugento e Otranto, seguiti da Peschici, meta anch’essa di grandi flussi, che con Vieste e Rodi costituisce uno dei maggiori attrattori della regione. Rilevata questa evidenza statistica – che è bene ricordare perché spesso ignorata dai più che sono portati a pensare che siano invece località del Salento in testa alla gra­duatoria regionale dei pernottamenti – v’è subito da ag­giungere che i centri garganici devono essere raggiunti in auto o con le Ferrovie del Gar­gano e i suoi servizi di autocor­riere, perché – e questo sembra dimenticarlo il facile censore de­gli operatori di Capitanata -l’ae­roporto Gino Lisa di Foggia è inattivo da lungo tempo ormai, quando al contrario Lecce e il Salento possono godere dello scalo (internazionale) di Brin­disi. Lo vogliamo sottolineare ancora una volta questo elemento, anche per incitare – ammesso che ve ne sia bisogno – le Autorità locali a non cedere di un millimetro nella battaglia per l’allungamento della pista del Gino Lisa e la sua riapertura? Quello scalo – lo sappiamo da tempo – servirebbe un bacino di vaste dimensioni e non si può in alcun modo lasciar cadere l’impegno assunto in sede di Regione Puglia per il suo rilancio. La Capitanata può vantare anche il turismo naturalistico del Parco del Gargano e del Subappennino dauno, che il Salento non ha, quello termale di Margherita di Savoia e quello religioso di San Giovanni Rotondo, Monte S.Angelo e San Marco in Lamis, mentre anche quello culturale ha i suoi gioielli nelle basiliche sipontine, nella cattedrale di Troia, nella Stele daune e nella basilica di Renzo Piano in cui riposano le spoglie di San Pio a San Giovanni Rotondo. Il porto turstico di Manfredonia con i suoi 700 posti pur con i suoi problemi, è ormai inserito nel circuito degli scali del settore mediterranei, mentre il Salento non ha ancora una sola struttura di quelle dimensioni e ad Otranto è in corso un durissimo braccio di ferro fra Co­mune e Soprintendenza per la realizzazione del nuovo scalo, osteggiata da quest’ultima. Allora che cosa i Foggiani dovrebbero imparare dai Salentini? E i Baresi allora cosa dovrebbero dire e fare? I baresi che – pur avendo aeroporto internazionale, traffico crocieristico, 3 Università, Fiera del Levante (purtroppo in agonia, come dovrebbe sapere bene chi invita i Foggiani ad imparare dal Leccesi), Grotte di Castellana e Trulli di Alberobello – turisticamente ha molto meno della metà della presenze della Capitanata e del Salento. Certo, tanti in Puglia e in ognuno dei suoi territori fra operatori e amministratori avrebbero da dire la loro in materia turistica, ed è bene che le varie esperienze positive si scambino e si fecondino a vicenda: ma diamo alla Ca­pitanata l’infrastruttura aeroportuale di cui ha bisogno, perché i collegamenti elicotteristici con le Tremiti sono già assicurati da una dinamica società come l’ Alidaunia, men­tre la Lotras assicura quelli logistici dallo scalo dell’Incoronata. E si abbia maggiore rispetto per chi come gli amici della Capitanata è costretto a competere con le braccia legate dietro la schiena e che, subendo da anni il torto incom­prensibile della chiusura di uno scalo irrinunciabile per l’ulteriore crescita dell’industria locale dell’ospitalità, ne dovrà continuare a reclamare con forza (ma speriamo non ancora a lungo) la riapertura con l’allungamento della pista.

Federico Pirro
Docente Università degli Studi di Bari 


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