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Vico, Calenella, il PUG, il Bene Comune

Riceviamo e pubblichiamo  

 

Nella vicenda della Piana di Calenella, che ha mobilitato un pezzo di opinione pubblica grazie al prezioso supporto del quotidiano foggiano l’Attacco, conclusasi per il momento con l’abbandono della sciagurata ipotesi di lottizzare l’argine del canalone con un complesso turistico di 317 posti letto e bocciato dal Comitato Tecnico del Parco Nazionale del Gargano, si è inserito prepotentemente il tema del “ Bene Comune “. Scrivevo sulle pagine del nostro l’Attacco del 21 novembre 2013, nell’articolo “ La piana di Calenella, addio “…” può una esigua minoranza numerica appropriarsi di un bene comune come il paesaggio e cementificarlo per interesse privato?” Posi questa domanda poiché gli esempi di “ uccisione “ del bene comune hanno partorito, sotto i nostri occhi, una quantità notevole e diffusa di “ ecomostriciattoli “, definizione tanto cara a Matteo Fusilli, uno, se non l’unico, dei tanti Presidenti del parco,  dotato di una certa lungimiranza e rispetto del territorio.
Ecomostriciattoli che hanno deturpato e cambiato i connotati di pezzi del Gargano: San Menaio; Foce Varano; l’istmo di Lesina e, via via, passando per Peschici e Vieste, arlecchinando i nostri Centri storici, rodendo colline con modelli abitativi di ricco campionario: dallo stile Valtellina a quello Hollywoodiano; dalla fazenda messicana alla baita siberiana, per fermarci alle nostre vicine periferie. Sostenitori, complici e allevatori degli ecomostri sono storicamente, e per certificazione controllata, una diffusa mancanza di etica politica, una pubblica amministrazione nelle mani di cialtroni e incompetenti, i diritti generali della comunità calpestati dai favoritismi, la soffocante pressione della clientela, il voto di scambio. Questo bagaglio s’intreccia spesso con altri nemici del bene comune: il populismo del “ così fan tutti “ e l’indifferenza, tanto odiata da Gramsci:” L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.”
In questa battaglia abbiamo dovuto registrare con preoccupazione il silenzio “ pubblico “ e istituzionale; non è una bella sensazione. Il rischio serio è che la nostra comunità, fatta di gente capace, di bravi professionisti, di persone libere, si abitui allo scadimento della vita pubblica, al deserto culturale, a raccogliere gli avanzi, e le decisioni, effimere e senza capo né coda, restino nelle mani di una esigua ed esangue minoranza.
Il paesaggio, le nostre bellezze naturali, il panorama, la campagna, la costa, l’Adriatico, i Centri storici, lo sguardo verso le albe e i tramonti del Gargano possono sottostare al libero arbitrio di pochi e ignoranti decisori? Oppure occorre un supplemento di responsabilità collettiva, una rinnovata attenzione, soprattutto verso quel populismo strisciante del “ fare “ per ricattare, usurpare, confondere il “ Bene Comune “ con gli interessi privati.
Il bene comune della Piana di Calenella, per il momento, è salvo. Non si tratta di una vittoria e di una sconfitta, è solo un argine alzato dall’indignazione civile nei confronti di quattro praticoni.

Michele Angelicchio