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AMA E CAMBIA…PESCHICI: IL TRIONFO DELL’ISTITUTO POLIVALENTE “FAZZINI”

 

E di un atto di amore e coraggio si è trattato. Amore che i ragazzi del Liceo scientifico e dell’Itt di Peschici hanno portato in scena (il 3 scorso – e in replica il 4 – nella locale Scuola Elementare "G. Libetta") con la celeberrima opera di William Shakespeare "Romeo e Giulietta" davanti a un pubblico letteralmente stupito, non solo dalla trama tanto nota quanto comunque avvincente, ma dall’abilità
strabiliante dei giovani attori nel destreggiarsi col teatro ‘colto’, muovendosi su ritmi sapientemente elaborati e adottando una dizione particolarmente pulita, mondata dall’imperante cadenza peschiciana.

Scenografia ben curata (Isabella Zaffarano e Arianna Apruzzese) e scelta dei pezzi musicali quanto mai adeguata: da Baglioni ai Negramaro, passando per Battiato e Anna Oxa.

La regia? E’ ancora sua, di Stefano Biscotti, volto ormai noto nel circondario per l’impegno e la passione che mette al servizio della cultura. In questa rivisitazione in chiave moderna della tragedia shakespeariana, lascia intatto il testo originale che non stona affatto con gli ambienti pervasi da una familiare contemporaneità. I due livelli cronologici si fondono in un unicum e ci raccontano come le vicende dei due giovani veronesi siano sempre attuali. Le scene si susseguono velocemente, brevi e intense. E’ felice il connubio fra un significato forte e incisivo, e un significante raffinato e curato con la pedanteria tipica dei più grandi registi cinematografici. Evidente il riferimento agli schemi del grande schermo nella costruzione degli Atti.

Di particolare bellezza l’inizio, che vede la sfida fra Montecchi e Capuleti, i due schieramenti capeggiati da un Mercuzio (Domiziana Mongelluzzi) e un Tebaldo (Emanuela Tavaglione) che fanno sfoggio di una grintosa aggressività, veicolata da una eccezionale capacità di alternare i tempi della commedia, nei momenti di intimidazione e confronto, a quelli più misurati e ampi della tragedia,
quando il ‘pathos’ la fa da protagonista. Il tragitto che i due giovani compiono nell’opera, procede con un climax discendente, dalle risa sguaiate e gli sputi sprezzanti al flebile fiato negli attimi antecedenti la loro morte.

Ancora, da segnalare l’incontro fra Romeo (Dylan Tedeschi) e Giulietta (Alessia Travaglini – Antonela Dalipaj) in casa Capuleti, che si cercano incessantemente, impediti dalla folla dei personaggi che ora sono pietrificati, quasi vogliano vaticinare gli ostacoli in cui incapperanno gli amanti. La scena è risolta dall’arrivo di Paride (Francesco Mastromatteo) che cinge la ragazza, allontanando un
Romeo abbattuto. I due protagonisti hanno dato prova di una eccellente maestria, che mai ci si aspetterebbe da attori amatoriali. Romeo ha la voce ferma, chiara spedita sicura, ogni corrugamento del volto, ogni moto dell’animo più o meno fausto, è accompagnato dal gesto ampio e
lento maniacalmente studiato. E’ lui il vero personaggio tragico nello scenario tragicomico da dramma satiresco che si respira.

Giulietta è deliziosa, mai stucchevole, calca il palco con una naturalezza e leggiadria che rimarca la sua giovane età, usa bene la parola che, accompagnata dallo sguardo innocente, alle volte triste e illuso, riesce ad arrivare direttamente al pubblico tramite una tranquillità terrificante. A tratti ricorda la Desdemona di Pier Paolo Pasolini in "Che cosa sono le nuvole".

Novanta minuti di spettacolo che cattura l’attenzione, fino all’epilogo, quello canonico, quello tragico, quando i due amanti, vittima di un fato malevolo, giacciono esanimi in un avviluppato abbraccio eterno. "… E così, con un bacio, io muoio…". Delirio di applausi e ovazione dalla platea. Biscotti decide che la morte del giovane Montecchi avvenga per overdose, sostituendo l’arsenico (motivo carissimo agli scrittori romantici e naturalisti) con l’eroina. In questo modo mira a comunicare due messaggi alla comunità giovanile del paese: il rifiuto della droga come rifugio dagli affanni e la necessità di coesione per superare le difficoltà.

Il drammaturgo inglese attinse da "Abracome e Anzia" di Senofonte Efesio, passando per "Piramo e Tisbe" in Ovidio (Metamorfosi), fino alla letteratura medievale, riadattando i motivi classici per realizzare uno dei capolavori più amati in tutto il globo, consacrando così la storia dei due amanti di Verona nell’iperuranio della drammaturgia. Allo stesso modo i giovani attori peschiciani, sotto una guida sapiente (oltre al regista sopra menzionato, i docenti: Lucrezia D’Errico, Veria Iacaruso, Aurora Clima e Angiolo Piemontese), hanno inscritto ufficialmente il nostro istituto nel novero di quelle scuole che senza paura e a testa alta possono camminare in prima fila per contenuti culturali e risorse entusiasmanti. Grazie.

Antonio Pirro