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Puglia/ Emergenza coste, risorse bloccate a Roma

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Le falesie scivolano in mare. Giannini: “il governo renda subito utilizzabili i 30 milioni del 2014. No alle speculazioni politiche. “Una contesa su temi così importanti? E’ espressione di un provincialismo quasi tragicomico. Serve un tavolo tecnico”.

 

Una costa piena di divieti di balneazione causa i rischi legati alla fragilità del sistema delle falesie. Dal Gargano al profondo Salento, passando per il tratto di litorale a Sud di Polignano, si è venuto a creare una sorta di campo minato. E intorno a questa situazione «inattesa» c’è il serio rischio si crei l’ennesima corsa alla speculazione anche di carattere politico. Non mancano già oggi le accuse incrociate su chi doveva fare cosa e in che tempi avrebbe dovuto farlo. «Ma l’idea che si possa aprire una contesa politica sulla questione delle falesie – ha commentato ieri il presidente della Regione, Nichi Vendola, a margine di un incontro sulla sensibilizzazione alla sicurezza negli ambienti di lavoro – è espressione di un provincialismo quasi tragicomico. Auspico che questo non avvenga. Auspico che tutti quanti con­corrano a fare quello che un tavolo tecnico ci deve indicare di fare». Ora tutti propongono ricette e invocano soluzioni di carattere emergenziale per bruciare i tempi e salvare la stagione turistica ormai arrivata. «Noi – ha spiegato Vendola – lavoriamo perchè ci sia una ca­bina di regia e si sia in grado di procedere con chiarezza, senza furbizia e affinchè tutti quanti fac­ciano il proprio dovere. Quelli che sono sul territorio e, salendo su per i rami, a seconda dei gradi di responsabilità. lo – ha proseguito il presidente – penso che noi dobbiamo privilegiare la tutela del paesaggio e dell’ambiente con priorità assoluta e, in quella tutela, c’è anche la tutela delle attività economiche in una logica che non sia quella del vivere alla giornata, ma che sia quella della programmazione. Ci sono cabine di regia – ha concluso – in cui devono parlare coloro che hanno competenze tecnico scientifiche». E intanto, sulla questione falesie, si registra l’ini­ziativa dell’assessore alle Infrastrutture e Mobilità, Lavori pubblici, Difesa del suolo e Rischio sismico e Risorse idriche, Giovanni Giannini, che ha scritto nuovamente (dopo aver scritto a febbraio) al ministero dell’ Ambiente e al Comando Generale del corpo delle Capitanerie di Porto sollecitando la ri­partizione dei fondi pari a 30 milioni di euro per l’anno 2014, 50 milioni di euro per il 2015 e 100 milioni di euro per il 2016, stanziati dalla legge di stabilità 2014 per finanziare interventi contro il dissesto idro­geologico. Quota parte delle predette risorse andrebbero agli interventi di messa in sicurezza del ter­ritorio. Il precedente ministro all’ Ambiente, Orlando, ave­va chiesto alle Regioni di inviare entro il7 febbraio le proposte di interventi corredate dello stato della progettazione e del fabbisogno finanziario stimato, sognalandone l’eventuale carattere emergenziale, al fine di procedere entro il 1° marzo 2014 alla ripar­tizione programmatica delle risorse. Dalla Puglia era giunta nei tempi di legge, una prima lista con 275 interventi per un totale di opere superiori al miliardo di euro. Siamo a giugno e la ripartizione promessa per marzo ancora non si vede. A questo punto, sug­gerisce Giannini, visto che si è così tanto atteso, si corra ai ripari e, in più, si faccia in modo di escludere dal patto di stabilità le risorse destinate agli interventi contro il dissesto idrogeologico. La Puglia ha già chiesto l’immediata messa a disposizione di 30 milioni di euro fissati della legge di stabilità per il 2014. «Nello stesso tempo spiega Giannini – di concerto con l’AdE (Autorità di bacino della Puglia, ndr), si sta procedendo alla verifica puntuale delle zone interessate da fenomeni di erosione costiera con l’obiettivo di addivenire in tempi rapidi all’individuazione, magari condivisa con le Capitanerie di Porto, delle misure da adottare per la riduzione e /o la eliminazione dei fenomeni di pe­ricolosità o di rischio». Altro tasto dolente. Buona parte delle ordinanze emanate in queste settimane discendono dall’ina­dempienza di gran parte dei Comuni, che non si sono dotati di Piani delle coste, ovvero «dell’unico stru­mento – chiarisce Giannini – per individuare le aree demaniali utilizzabili a fini turistici, e quindi bal­neari, e quelle caratterizzate da situazioni di pe­ricolo. Agli stessi Comuni si è chiesto di dotarsi dei Piani di protezione civile comunali ai quali è de­mandata la disciplina dell’uso delle aree caratte­rizzate da situazione di pericolo». «Allo stato – si legge in una nota della Regione – le ordinanze delle Capitanerie di Porto assolvono a una funzione di prevenzione a tutela della pubblica in­columità A fronte di tali ordinanze va però precisato che non è inibita la balneabilità dei litorali sabbiosi che restano fruibili e che parte delle ordinanze po­trebbero rientrare ove si addivenisse alla posa in opera di cartellonistica e misure idonee a segnalare a cittadini e turisti la situazione di pericolo».

 

 

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