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REGNO DELLE DUE SICILIE: I Re del Regno – i moti liberali

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La notte tra il 1° ed il 2 luglio 1820, a Nola, un gruppo di militari di cavalleria, capeggiato dai sottotenenti Michele Morelli e Giuseppe Silvati diedero inizio ai moti rivoluzionari e ad attuare
il colpo di stato.  L’iniziativa del moto rivoluzionario nel napoletano
fu presa in seguito al successo della rivolta costituzionale spagnola
[4] del gennaio 1820, che portò il re Ferdinando VII [5] a riconcedere
la Costituzione del 1812. Il colpo di stato nel Regno delle Due Sicilie
fu attuato con l’ausilio della Carboneria e degli alti ufficiali delle
Forze Armate, tra cui Guglielmo Pepe [6], che assunse il comando delle
forze rivoluzionarie. Ferdinando, constatata l’impossibilità di
soffocare la rivolta (rapidamente diffusasi in molte province), il 7
luglio 1820 concesse la Costituzione spagnola del 1812 e nominò suo
vicario il figlio Francesco. Il primo ottobre iniziarono i lavori del
nuovo parlamento [7] eletto alla fine di agosto, nel quale prevalevano
gli ideali borghesi diffusi nel decennio francese. Tra gli atti del
parlamento vi furono la riorganizzazione delle amministrazioni
provinciali e comunali e provvedimenti sulla libertà di stampa e di
culto.

In Sicilia il crescente malcontento nei confronti delle
autorità napoletane (unitamente alla recente svolta costituzionale),
causò lo scoppio di una rivolta popolare che il 16 luglio portò
all’insediamento a Palermo di un governo provvisorio dichiaratamente
separatista. Il governo napoletano in un primo momento inviò in Sicilia
il generale Florestano Pepe [8], che, con l’accordo di Termini Imerese,
concesse ai siciliani la possibilità di eleggere una propria assemblea
di deputati. Tuttavia la borghesia dell’isola vide in questo gesto il
tradimento delle proprie aspirazioni indipendentistiche, il che
costrinse il governo napoletano ad inviare nell’isola il generale Pietro
Colletta [9], con l’ordine di imporre con la forza ai siciliani la
volontà unitaria del governo centrale. La mancata coordinazione delle
forze delle varie città siciliane portò all’indebolimento del governo
provvisorio (Messina e Catania osteggiarono la rivendicazione di Palermo
a voler governare l’Isola), che ben presto decadde sotto i colpi della
repressione borbonica.

Le novità introdotte nel Regno Due Sicilie con
i moti del 1820 [10] non furono però gradite dai governi delle grandi
potenze europee, specie dall’Austria di Metternich [11] che, dopo il
congresso di Troppau [12] del 27 ottobre 1820, convocò Ferdinando I a
Lubiana [13] perché chiarisse il suo atteggiamento riguardo alla
costituzione che aveva concesso. Alla partenza del re si oppose, tra gli
altri, il principe ereditario Francesco. Metternich, preoccupato delle
conseguenze che il moto napoletano avrebbe potuto suscitare negli altri
stati italiani, organizzò un intervento armato austriaco con lo scopo di
sopprimere il governo costituzionale napoletano, nonostante i pareri
discordi di altre potenze europee. Il governo napoletano, che sperava
invano in una difesa della Costituzione da parte di Ferdinando I a
Lubiana, decise per la resistenza armata contro l’aggressione austriaca.
Nel marzo 1821 [14] il Regno delle Due Sicilie fu attaccato dalle truppe
austriache, le quali sconfissero l’esercito costituzionale napoletano
comandato da Guglielmo Pepe ad Antrodoco [15]. A fiaccare lo spirito
combattivo delle altre truppe dell’esercito napoletano [16] valse anche
un _proclama_ di re Ferdinando che, al seguito degli austriaci, invitava
a deporre le armi e a non combattere _coloro che venivano a ristabilire
l’ordine nel Regno_.

Il 23 marzo 1821 [17] Napoli venne occupata, la
costituzione venne _sospesa_ e cominciarono le repressioni: si contarono
alla fine 13 ergastoli e 30 condanne a morte, tra cui si ricordano
quelle di Morelli e Silvati – eseguite nel 1822 – e quelle di Michele
Carrascosa [18] e Guglielmo Pepe, che non vennero mai eseguite in quanto
i due ufficiali riuscirono a fuggire dal regno.

A cura di:

Michele
Lopriore

Ass. Sentimento Meridiano


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