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REGNO DELLE DUE SICILIE: I Re del Regno – Francesco I, Ferdinando II, le riforme e il 1848

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Ai primi di gennaio del 1825 [1] il re Ferdinando I morì e salì al trono suo figlio Francesco I. I suoi sei anni di regno furono caratterizzati da progressi in campo economico, tuttavia sul piano politico egli perseguì una politica reazionaria aderente alle direttive austriache del 1821 (pur avendo avuto un atteggiamento favorevole nei confronti dei moti rivoluzionari durante il regno del padre). Il governo di Francesco I ottenne un importante successo politico nel 1827,
quando riuscì a far sgomberare il regno dalle truppe austriache che lo
occupavano dal 1821. Allo stesso tempo si provvide a riorganizzare il
Real Esercito [3], affidando il suo comando al principe ereditario
Ferdinando e portandolo alla consistenza che aveva prima del 1820.
Questa volta si cercò di fare della forza armata un valido puntello
della monarchia, escludendo quindi tutti quei militari con precedenti
esperienze carbonare o murattiane e reclutando 4 Reggimenti Svizzeri.

Nonostante l’introduzione di metodi duramente repressivi e la nascita
di influenti movimenti culturali cattolico-reazionari, non si riuscì a
domare l’opposizione settaria e ad impedire lo sviluppo di un pensiero
politico liberale. Nel Regno delle Due Sicilie l’insurrezione settaria
esplose nuovamente nel giugno 1828 nel Cilento [4], capeggiata da
elementi del Parlamento del 1820, con la proclamazione della
costituzione secondo il modello francese. Tuttavia questa rivolta fu
rapidamente stroncata dalla Gendarmeria Reale guidata dal colonnello
Francesco Saverio Del Carretto [5].

Alla morte di Francesco I, l’8
novembre 1830 [6], il regno passò al figlio Ferdinando II [7], allora
solo ventenne. Il giovane sovrano dimostrò subito idee progressiste ed
un atteggiamento affabile verso il popolo: provvide a richiamare in
patria e a reinserire negli incarichi numerosi esuli (tra i quali il
generale Guglielmo Pepe [8], chiamato per sedare i moti scoppiati in
Sicilia, ed il Carrascosa) e reintegrare nelle loro funzioni i più
meritevoli, non solo tra gli ufficiali che avevano servito sotto Murat
[9], riuscendo in questo modo ad assicurarsi la fedeltà dei militari,
degli impiegati e dei funzionari congedati dopo il decennio francese. Il
suo governo fu caratterizzato da riforme volte a migliorare l’economia
[10] e l’amministrazione [11] dello Stato [12]. In particolare in campo
finanziario fu attuata una notevole diminuzione della fiscalità [13],
resa possibile, tra l’altro, da un’oculata spesa pubblica e dalla
diminuzione delle spese di corte. Inoltre bisogna sottolineare lo sforzo
sostenuto dal regno a partire dal 1830 in campo industriale, che permise
la nascita dei primi nuclei di un settore manifatturiero moderno.
Svariati furono i primati tecnici registrati sotto il regno di
Ferdinando II: la prima ferrovia (Napoli-Portici [14], inaugurata nel
1839 [15]), il primo sistema di fari [16] lenticolari in Italia, la
prima illuminazione a gas in Italia (1839 [17]) ed il primo esperimento
di illuminazione elettrica delle strade. Nello stesso periodo fu
istituito inoltre il primo osservatorio vulcanico e sismologico del
mondo, l’Osservatorio Vesuviano [18] (1841 [19]).

In politica estera
[20] Ferdinando cercò di mantenere il regno fuori dalle sfere di
influenza delle potenze dell’epoca: "_la sua parola d’ordine era
«Indipendenza»_. Tale indirizzo era concretamente perseguito pur
favorendo l’iniziativa straniera nel reame, ma sempre in un’ottica di
acquisizione di conoscenze tecnologiche che consentissero, in tempi
relativamente brevi, l’affrancamento da Francia [21] edInghilterra [22].
A tal proposito bisogna ricordare che nel 1816 il governo britannico si
era fatto concedere da Ferdinando I il monopolio dello sfruttamento
dello zolfo siciliano [23] a prezzi molto bassi (va ricordato che lo
zolfo era una materia d’importanza strategica per l’industria del
tempo). Ferdinando II, deciso a ridurre la tassazione attraverso
l’abolizione della tassa sul macinato, decise di affidare il monopolio
ad una società francese che concedeva un pagamento più che doppio
rispetto agli inglesi: questa misura innescò la cosiddetta "questione
degli zolfi [24]". Il primo ministro britannico Lord Parlmerston [25]
mandò una flotta militare davanti al Golfo di Napoli, minacciando di
bombardare la città. Ferdinando II a sua volta mise sul piede di guerra
flotta [26] ed esercito [27]. La guerra fu evitata solo con l’intervento
di Luigi Filippo re dei Francesi: Ferdinando II infine dovette
rimborsare sia gli inglesi che i francesi per il presunto danno
arrecato.

A cura di:

Michele Lopriore

Ass. Sentimento Meridiano


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