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Scuola/Per gli aspiranti prof via al tirocinio ma l’età media è quasi 34 anni

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La denuncia dei sindacati: si tratta di oltre 13mila insegnanti che aspirano ancora a una cattedra.

 

Sognano una cattedra in una scuola media o in un li­ceo. Sono quasi quattordicimila gli aspiranti insegnanti pugliesi. Esattamente 13.635, quelli che hanno presentato la domanda di accesso al secondo ciclo del Tfa, il Tirocinio forma­tivo attivo utile per abilitarsi al­l’insegnamento nella scuola se­condaria. In pochissimi, però, riusciranno a ottenere un po­sto. II Ministero dell’lstruzione, infatti, ha messo a disposizione su tutto il territorio nazionale 22.478 posti di cui 1.688 in Pu­glia. Il concorso, certo, è nazio­nale ma il numero di adesioni arrivate da tutta Italia agli uffici del Miur è pari a 146.742. A superare lo scoglio, un test preliminare, disposto da una Com­missione nazionale, che ver­terà sui programmi disciplinari di ogni classe di abilitazione, sarà dunque solo uno su sette. E sei pugliesi bravi saranno più di 1.688 dovranno fare le valigie e andare a studiare per diventa­re professori altrove. La corsa per diventare do­centi inizierà a luglio. Chi supe­rerà con un punteggio di alme­no 21/30 la: preselezione potrà accedere alla prova scritta e, successivamente, all’orale fi­nale. I più fortunati avranno modo di ‘seguire le lezioni per conseguire l’abilitazione a par­tire dal mese di novembre. Un percorso a tappe che, però, non garantirà una cattedra a scuo­la. Anzi. "Chi meriterà di superare le selezioni -spiega Marcello Paci­fico, presidente dell’ associazio­ne professionale, sindacale Aniefe segretario organizzati­vo Confedir – continuerà a stu­diare presso le Università, a sostenere esami dopo aver svolto del tirocinio non retribuito, pa­gherà oltre 3mila euro di tasse per frequentare i corsi accade­mici, spesso a centinaia di chi­lometri da casa; sosterrà un esame finale abilitante: Ma alla fine della fiera, sarà lasciato fuori dal sistema del doppio ca­nale di reclutamento. Il para­dosso, tutto italiano, è che que­sto genere di selezione e forma­zione iniziale per diventare docenti della scuola pubblica non conduce verso alcuna stabiliz­zazione: da due anni a questa parte, infatti, chi si abilita al­l’insegnamento è lasciato fuori delle graduatorie provinciali che danno accesso alle sup­plenze annuali o al termine delle attività didattiche, e dalle im­missioni in ruolo. La gran parte – di chi supererà le selezioni in­vecchierà da supplente". L’età media degli aspiranti professori pugliesi è di 33, 7 anni, un dato lievemente superio­re a quello nazionale di 33,6. L’immissione in ruolo e la stabilizzazione diventano così una chimera. Anche perché di an­no in anno, gli organici del per­sonale docente in Puglia conti­nuno a calare; di pari passo con il decremento del numero degli alunni. Il taglio di cattedre per il prossimo anno scola­stico sarà di 340 unità a fronte della riduzione di 8,071 stu­denti. un decremento degli alunni – denunciala Flc Cgil- è dovuto all’ aumento della di­spersione scolastica e alla ripresa dei flussi migratori dalle regioni del sud verso quelle del nord. Occorre rivedere gli organici e renderli più funzionali al piano dell’ offerta formativa degli istituti.

Francesca Russi

 

 

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