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Economia/ Occupazione e povertà, la Puglia di Vendola è ko

Bocciata sui temi del lavoro, della lotta alla povertà e della formazione; promossa su innovazione, fonti rinnovabili e rifiuti.

 

 Questa in estrema sintesi la pagella redatta da Ambrosetti (The European House) e presentata ieri a Bari nel corso della sesta edizione del Forum Osservatorio Mezzogiorno introdotto dal managing partner Valerio De Molli. La pagella emerge dall’analisi dell’impatto della politica di coesione in Puglia, una sorta di valutazione qualitativa (dopo le tante quantitative) dell’utilizzo dei fondi comunitari 2007-2013. Anzi, la valutazione riguarda un periodo più ampio, gli ultimi 10 anni, periodo che corrisponde, in Puglia, all’era Vendola. Nel dettaglio, i semafori rosso, giallo e verde individuati da Ambrosetti (e riportati nel grafico a destra) indicano rispettivamente se la Regione ha peggiorato, migliorato non centrando i target o centrandoli le performance per ognuno dei 26 parametri individuati. La premessa che si fa nello studio—analizzato da Simona Milio della Social and Cohesion policy unit e docente della London school of Economics — è che i target stabiliti dal Quadro strategico nazionale 2007-2013, sia per la Puglia che per le altre Regioni del Mezzogiorno, sono stati probabilmente troppo ambiziosi. E l’avvento della crisi globale ha reso ancor più complesso il loro raggiungimento.
Fatto sta che su 26 indicatori individuati, solo per 6 (il 23% dei casi) la Puglia ha centrato i target fissati. «Le criticità principali — si legge nel report — si evidenziano nelle aree relative all’occupazione, all’inclusione sociale e alla formazione per le quali non solo non sono stati raggiunti i target ma si è assistito anche a un graduale peggioramento ». Nel dettaglio, sul primo punto il semaforo rosso si è acceso per il tasso di disoccupazione di lungo termine, per il tasso di disoccupazione nella popolazione giovanile e per il tasso di irregolarità del lavoro. «Il raggiungimento dei target specificati—si legge nello studio—è stato fortemente influenzato dall’attuale congiuntura economica e dai riflessi di quest’ultima soprattutto sul mercato del lavoro». Sul versante dell’inclusione sociale, le bocciature riguardano l’indice di povertà regionale e la percentuale dei bambini che usufruiscono di servizi di cura per l’infanzia. «Le possibili cause del gap in Puglia nelle aree dell’inclusione sociale sono ascrivibili— si spiega nel lavoro di Ambrosetti—anche al contesto economico-finanziario, che ha portato a una forte riduzione delle risorse locali, generando criticità sul fronte della sostenibilità finanziaria dei servizi per infanzia ed anziani (ad esempio, le tariffe corrisposte dalle famiglie utenti per il servizio di asilo nido coprivano solo il 10% dei costi, con un aggravio del bilancio pubblico). La crisi ha avuto l’effetto di ridurre il ricorso ai servizi di asili nido sia per la perdita del posto di lavoro nel nucleo famigliare (inducendo le donne ad occuparsi dei propri figli) che per ragioni di costo». L’altra bocciatura riguarda l’indice di attrattività delle Università. Al contrario, il semaforo verde per la Puglia si è acceso per il grado di diffusione della banda larga nella Pubblica amministrazione, i consumi di energia prodotta da fonti rinnovabili, la quota di rifiuti umidi trattati in impianti di compostaggio, la percentuale dei Comuni con servizi per l’infanzia, l’indice di attrattività dei servizi ospedalieri e la percentuale di studenti di 15 anni con scarse competenze in lettura che è scesa sotto il 20 per cento. «Senza politiche nazionali coerenti — ha commentato l’assessora allo Sviluppo economico della Regione Puglia Loredana Capone — nessuna politica regionale del Sud come del resto del Paese risulterà efficace. La prima politica per lo sviluppo è cambiare le regole del patto di Stabilità. Il divario tra il Sud e il resto del Paese è aumentato dalla crisi del 2008 per l’assenza di politiche nazionali di contrasto alla crisi: non c’è politica industriale, della ricerca e dell’innovazione, del credito e finanza, delle infrastrutture. Non c’è nemmeno una politica di investimento nel Sud, il Mezzogiorno è sparito dall’agenda politica di tutti gli ultimi governi. Le politiche di coesione da sole non sono sufficienti a contrastare la crisi soprattutto se sono sostitutive e non aggiuntive. Il Sud paga oggi l’assenza di un quadro nazionale di politiche per lo sviluppo ». Se si pensa che la Capone appartiene allo stesso partito dell’attuale premier e del suo predecessore non si può che rimanere sorpresi da questa critica interna al Pd. La seconda sorpresa arriva dalla successiva constatazione: «La Puglia non è un’isola felice, ma una regione che è all’interno della crisi italiana». Per anni Vendola ha prima fatto credere ai pugliesi che la Puglia fosse la locomotiva del Sud e poi un’isola felice all’interno del Mezzogiorno. Da ieri non lo è più, anche per la giunta.

 

 

Michelangelo Borrillo
Corriere del Mezzogiorno

 

 

 

 

 

 

 

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