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Ass. Sentimento Meridiano/ Regno delle Due Sicilie: I Re del Regno – FERDINANDO II ½

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Dal maggio ’31 il re con una serie di viaggi prese diretto contatto con le popolazioni delle province, esaminando personalmente i problemi locali e sollecitando lo zelo dei funzionari. Per conseguenza migliorò l’ordine pubblico, rientrò nella normalità l’amministrazione della
giustizia, furono abrogate misure straordinarie di polizia rimaste in
vigore dal ’22. Nel Mezzogiorno stava dando i suoi frutti la politica
protezionistica avviata con le tariffe del 1823-24. In molti settori i
progressi furono notevoli. Gelsicoltura, bachicoltura e lavorazione
della seta furono promosse dalla libera esportazione della seta grezza;
viceversa le

manifatture di lana furono favorite dagli alti dazi
sull’importazione: si riprese un po’ dovunque l’industria domestica,
sorsero grandi stabilimenti con molti operai, specialmente nella valle
del Liri del protezionismo

si giovò anche l’industria del cotone: le
manifatture si concentrarono soprattutto nel Salernitano ad opera di
imprenditori stranieri. Nei due rami i prodotti indigeni giunsero a
coprire completamente il fabbisogno del regno. Con la protezione
doganale si svilupparono le industrie della carta, dei colori, dei
guanti, dei cappelli. Negli obiettivi della politica protezionistica
c’era la creazione di un’industria meccanica moderna. Gli stabilimenti
si concentrarono nella capitale e negli immediati dintorni. Ebbe spazio
l’iniziativa privata (uno stabilimento fondato a Napoli nel ’34
raggiunse notevoli dimensioni), ma in questo campo fu determinante
l’intervento dello Stato, che per necessità militari e per ragioni di
prestigio creò o potenziò il grande opificio di Pietrarsa, l’arsenale di
Napoli, la fabbrica d’armi di Torre Annunziata, i cantieri di
Castellammare di Stabia. Per i provvedimenti in favore della marina
mercantile aumentarono il numero delle navi e il volume

dei traffici.
Si svolgeva per mare gran parte del commercio interno, a causa della
conformazione montuosa del territorio, e quasi tutto il commercio
estero, data l’insufficienza della rete stradale dell’unico paese
confinante, lo Stato pontificio, e la lontananza dai paesi
industrializzati. Si importavano manufatti, materie prime, tessuti e
generi di abbigliamento, generi coloniali. Si esportavano seta, canapa,
lana, agrumi, robbia, liquirizia, olio d’oliva. L’esportazione del grano
era legata all’andamento dei raccolti.

Tradizionale centro di
produzione e di esportazione di cereali restò la Capitanata. Olio e
grano formavano la ricchezza della Puglia, olio e agrumi quella della
Calabria e di parte della Campania. Le industrie pesanti e le
manifatture tessili di tipo moderno, che davano lavoro a migliaia di
operai ed elevavano il tenore di vita, erano concentrate in Campania,
nelle province di Napoli, Caserta e Salerno.

Queste città, inoltre,
divenivano sempre più vive e dinamiche, in quanto i cittadini e le
amministrazioni le arricchivano di gabinetti letterari, società
economiche, case di conversazione e, soprattutto, di teatri, che videro
un’eccezionale espansione. Anche la rete stradale fu notevolmente
ampliata, garantendo in Puglia un migliore collegamento tra litorale
adriatico e zone dell’interno. Il miglioramento era innegabile. In primo
luogo, le nuove strade non furono progettate dal governo, secondo un
piano di ampio respiro, ma realizzate (e finanziate) da soggetti locali.
Pertanto, purtroppo la nuova rete non coprì l’intero territorio dello
Stato, ma solo alcune zone più ricche o intraprendenti; la maggior parte
dei comuni della Basilicata, di conseguenza, era raggiungibile solo a
dorso di mulo.

A cura di:

Michele Lopriore

Ass. Sentimento
Meridiano

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