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Reporter della Tua Città/ Rodi/Il raglio dell’Asino (edizione straordinaria)

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Attesa, annunciata, pretesa dai fans club del “fai da te” dell’edilizia e del collegato “non ti pago” perché gli oneri proprio io non te li devo dare perché …. (capisci a me!), arriva puntuale, come il ticchettio di un orologio di precisione, la decapitazione del direttore dell’ufficio tecnico del Comune di Rodi Garganico, l’ing. Domenico Di Monte, da parte di Pinto, un raglio, questa volta, che sa tanto di grugnito! Pinto (premessa della delibera di giunta n.151 del 17 giugno 2014) fa rilevare che: “è indispensabile procedere alla modifica del regolamento degli uffici e dei servizi (leggi anche: cacciare l’ingegnere Di Monte dall’urbanistica e dall’edilizia) per la notevole mole di lavoro e i numerosi contenziosi e risarcimento danni subiti da questo ente; aggiungendo poi: “diverse situazioni sono attribuibili a procedure non adottate e/o non valutate attentamente con perizia e competenza”.
Premetto che non è mia intenzione difendere il quasi ex direttore dell’ufficio tecnico comunale; questi, se vorrà, potrà farlo da solo, come uomo e come professionista; ne ha le capacità intellettive e le doti morali; potrà tutelare la sua dignità e professionalità offese da accuse, per me, indecenti, gratuite, infamanti, immeritate e fortemente mobbizzanti. All’amico di tanti importanti momenti lavorativi posso solo dare il contribuito della mia comprensione e solidarietà.
Sono portato, invece, a riflettere sulla decisione presa dalla giunta e a giudicare il comportamento di chi in un atto pubblico, destinato a rimanere negli annali della storia locale, si improvvisa giustiziere di carriere e, senza farsi carico del peso grave dell’accusa lanciata in quell’atto, con tanta superficialità e dabbenaggine, macchia indelebilmente di incompetenza e di imperizia un funzionario che nei due anni precedenti dell’amministrazione Pinto non ha mai subito contestazioni per violazione dei propri doveri, neppure, e soprattutto, dal suo capo ufficio, il segretario generale, che con il suo visto apposto in quella becera delibera ha assecondato il pinto pensiero con mansueta, silente e consueta accondiscendenza.
Ma Pinto non è nuovo a queste sortite nei confronti del Di Monte, vittima in recente passato di coabitazione pintiana di analogo isolamento ad opera della stessa mano, dunque un conto sempre aperto tra i due.
Dicano, però, costoro apertamente (sindaco, giunta, segretario) se quanto affermato in delibera è vero, di quali colpe Di Monte è stato ritenuto direttamente responsabile e perché mai sinora non gli hanno avviato a carico un procedimento disciplinare o un’azione di regresso per ristorare il comune dalle afflizioni risarcitorie; oppure sarà Di Monte (al quale il duo Pinto/Vallese ha attribuito anche il singolare compito di relazionare per danno erariale alla Procura Regionale della Corte dei Conti) a doverci dire come la politica del tempo abbia costruito le larghe intese edilizie da cui, per una sorta di nemesi storica, sono derivati i maggiori grattacapi per questa inetta amministrazione.
Io, da cittadino comune, credo che la verità sia scritta negli atti, nei pareri dati e in quelli non dati (leggi il pastrocchio con il Consorzio di Bonifica Montana; oppure l’ordinanza sulla ditta che gestisce i rifiuti; oppure quella sul parcheggio adibito a fiera del disgusto; oppure le ingiunzioni a demolire gli abusi edilizi degli iscritti al club del “fai da te”) e, sempre a tacer d’altro, il dubbio a ben guardare tra le carte si dissolve e l’ipocrisia di voler migliorare così i carichi lavorativi dell’ufficio, barattando l’ingegnere con un geometra, si manifesta in tutta la sua vergognosa inconsistenza motivazionale.
In tema di campagna acquisti, volendo l’allenatore completare la sua squadra con saperi specialistici, egli scambierebbe i due profili, sapendo che la gestione del paesaggio e della pianificazione urbanistica (e sue varianti) necessita per legge della figura dell’ingegnere o dell’architetto e non del geometra? In tema di arretrati da recuperare (i famosi carichi lavorativi) può un geometra a 12 ore (meno che a mezzo servizio), ignaro delle pendenze, e qui altro non dico,  rendere più di un compassato ingegnere full time? Vedremo, verificheremo col tempo se l’impresa sarà valsa la spesa!
Vero è che con Ischitella Rodi ha sempre avuto un suggestivo feeling da lasciare ben sperare in una performance particolarmente brillante; nel passato, quel comune ha rifilato a Rodi la gestione consortile del depuratore di Lido del Sole – Foce Varano con un buco aperto di oltre quattrocento mila euro, ed in questo il geometra potrà darci subito una mano per il recuperare i nostri soldi; oggi, oltre al geometra, lo stesso comune ci rifila anche la sua monnezza su Lido del Sole, ma non importa perchè Di Monte con le sue nuove, più strette competenze ci proteggerà dal disastro dell’indifferenziato; domani, a Lido del Sole, ma senza una contropartita utile per Rodi, arriverà dal comune amico di Cagnano il materiale fecale di Capoiale, che poi è identico a quello che già arriva in putrescenza maleodorante da San Menaio, ma poco importa perché Rodi è sempre stata una cittadina di gran cuore, insignita del titolo di città grazie solo alla generosità ed all’onestà dei suoi uomini migliori, che si appartengo ad un glorioso ed illuminato passato amministrativo che non c’è più perché distrutto da d’Anelli, sindaco meschino e subdolo.
Fanno specie il disamore per la città e lo sciacallaggio di uomini che bivaccano tutto il giorno sui marciapiedi solo per distruggere il lavoro di questi moderni amministratori, tutti giovani (o quasi), con tante idee, con programmi strutturati, appassionatamente protesi tutti (o quasi) verso il bene comune, tutti (o quasi) non autocelebrativi, esemplari di specie umana da imbalsamare e da tramandare, ogni giorno presenti in comune, sul campo, impegnati tutti a mantenere in piedi, e con forte dispendio energetico, senza ritorno di utili (o quasi), un consenso costruito sulla menzogna,
Uomini e donne che si aggrappano disperatamente, l’uno sull’altro in cordata, sullo specchio della loro immaginazione, intrisi di brillantante pur di vedere riflessa la loro sagoma deformata e ormai ridotta solo ad ingombro; un’immagine, direi fotomontata, costruita ad arte (quindi artefatta) e del tutto simile a quella di una targa commemorativa riposta, consapevolmente o meno, in un cesso del comune nell’attesa di una loro diversa collocazione.
Auguro a questi nostri strenui amministratori, sagaci, acuti costruttori del vero tempo perso, di continuare ad esserci perché diversamente ci mancherebbero; auguro loro di non cambiare, di continuare ad essere sempre uguali, assolutamente inconcludenti, perché solo così la gente potrà apprezzare le diversità, le differenze, il cambiamento in peggio nel tempo di questa cittadina.
Se cambiassero o se non ci fossero, i nostri giovani non potrebbero più affacciarsi sui social network per dire loro apertamente, magari da ex sostenitori della banda degli asini, che “oggi paghiamo il menefreghismo, la leggerezza nel vedere incompetenza totale, rabbia che acceca un popolo tradito da promesse fasulle….”.
Leggendo questo comune, diffuso pensare, cari voi, sarebbe meglio evitare da parte vostra il “non ti curar di loro, ma guarda e passa”.

Donato Petrosino, cittadino di Rodi Garganico.


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