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Gargano «in rosso» – sulle mappe dei roghi

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All’indomani degli incendi 2007, sulle mappe del manuale operativo (inviato ai Comuni per predisporre il piano comunale o intercomunale di Protezione civile), il Gargano e tutta l’Italia meridionale sono segnati in rosso: vale a dire, pericolosità alta.  Le condizioni sono tali che ad innesco av­venuto – recita la didascalia – l’evento è atteso raggiungere dimensioni tali da renderlo dif­ficilmente contrastabile con le sole forze or­dinarie ancorché rinforzate, richiedendo quasi certamente il concorso della flotta statale. L’in­vio del manuale è dell’ottobre 2007: quindi successivo – di un paio di mesi- al terribile incendio di Peschici (24 luglio) che provocò tre vittime e centinaia di ettari di vegetazione bruciata. Da quella data in poi, una sorta di spartiacque, la lotta al fenomeno degli incendi boschivi ha registrato una forte accelerata in termini di organizzazione. «In verità – puntualizza Franco Tavaglione, sindaco di Peschici – il piano comunale nel 2007 già c’era. E’ stato solo successivamente adeguato a quello regionale. Va detto – aggiunge – che da allora notevoli sono stati i passi in avanti com­piuti sul fronte della prevenzione». A Peschici funziona un gruppo di volontari della Protezione civile capaci di assicurare un primo intervento nella zona interessata dal fuo­co, fermo restando la segnalazione dell’incendio, prevista dal protocollo, agli organismi preposti. Per gestire al meglio quella che è stata definita «la emergenza delle emergenze» (ovvero il fe­nomeno incendi) la macchina organizzativa di difesa sul Gargano si è attrezzata, registrando progressi. Ripresentatosi infatti negli anni successivi -e non poteva essere altrimenti- il fe­nomeno incendi sul Gargano non ha più pro­vocato (per fortuna) danni nefasti. I casi "do­mati" nell’estate 2011 (a fuoco la pineta Marzini, Vico del Gargano), nell’agosto 2012 (a fuoco a Peschici la località Telegrafo Vecchio) e nell’ ago­sto 2013 (focolai nella zona del Paradiso Sel­vaggio sulla strada che collega Vieste a Mat­tinata) lo dimostrano. Tutti spenti dall’azione combinata di Canadair (dal cielo) e uomini (da terra) della Forestale; dei vigili del fuoco e volontari -della Protezione Civile del distacca­mento di Jacotenente, in Foresta Umbra, con il gemellaggio operativo tra varie regioni, -tutti insieme per combattere il fenomeno. La Regione non ha mai lesinato l’attivazione di fondi comunitari (PSR Puglia 2007/2013) e per il 2014 ha approntato urta "macchina antincendio" composta da Arif, Vigili del Fuoco e Corpo Forestale. In caso di incendio, intervengono le squadre di terra coordinate dalle Regioni e composte da personale regionale o sulla base di specifici accordi di programma indicati nei piani re­gionali, da personale del Corpo Forestale dello Stato, del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, delle Forze Armate, delle Forze di Polizia dello Stato e dai volontari antincendio boschivo. Se il fuoco è troppo esteso e il lavoro delle squadre a terra non è sufficiente, chi dirige le operazioni di spegnimento può chiedere l’intervento dei mezzi aerei in dotazione alle Regioni (soprattutto eli­cotteri). Se questi non sono a loro volta suf­ficienti, viene richiesto il concorso aereo della flotta antincendio dello Stato coordinata dal Coau – Centro Operativo Aereo Unificato.

FRANCESCO TROTTA


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