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Reporter della Tua/ Rodi/Basta guardarsi intorno

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Riceviamo e pubblichiamo

 

“….. e fu allora che capii con certezza
che quello era il partito degli ignavi,
spiacenti a Dio e ai suoi nemici. Questi sciagurati, che non furono mai vivi,
correvano nudi, eternamente punzecchiati
da mosconi e da vespe, che rigavano il loro volto di sangue,
che, mischiato alle lacrime, veniva raccolto
ai loro piedi da schifosi vermi” (Dante, Divina Commedia, Inferno: Canto III).

È questa la punizione degli ignavi, esseri talmente spregevoli che Dante non li colloca neppure all’Inferno, dove peraltro non li vorrebbero neanche i dannati, che sono tali, ma almeno hanno avuto il coraggio di compiere una scelta.
La similitudine mi sembra calzante e nasce spontanea al solo ascolto del pianto miserevole della disperata gente, di coloro che “han perduto il ben della ragione” e che sono oggi rifiutati dopo quel contatto umano disperatamente ricercato in campagna elettorale e poi dimenticato.
Peccato per loro, ma soprattutto per Rodi che muore giorno dopo giorno sotto gli insulti di cittadini e turisti inviperiti, soffocata dall’assenza di decoro e dalla mondezza sparsa in ogni dove e da un’estate che non ammette per i rei sconti di pena a motivo dell’impreparazione pubblica con la quale la bella stagione è stata per la terza volta irresponsabilmente accolta.
Altro che opere realizzate pagate senza alcun beneficio!
Cari amministratori miei, basterebbe ascoltare l’opinione degli altri per capire la dimensione reale dell’offesa che con i disservizi e la vostra incuria avete prodotto all’immagine di questo nostro paese; basterebbe ascoltare il giudizio dei nostri ospiti estivi per comprendere il valore intrinseco di opere, come il porto turistico, che avete fatto morire del tutto in così poco tempo.
Basterebbe, invece, che fosse rivolta ai problemi di questa nostra comunità quella stessa attenzione che sindaco e, adesso per spirito solidale, assessori e consiglieri comunali riservano alla mia persona nei loro esilaranti messaggi d’autore per comprendere prima e meglio la portata di una protesta che si diffonde sempre di più; che si muove da Rodi a Lido del Sole ed oltre i confini municipali, e che, forse, alla fine non sarà proprio indolore per chi da amministratore pubblico continua ad avere allucinazioni ed incubi e preferisce magari apostrofare come cane sciolto chi protesta apertamente il suo malessere.
Ed allora siamo tutti cani sciolti pronti a sbranare le tante vostre sconcertanti idiozie in circolo!
Certo, non avete potuto e non potrete mai gestire gare milionarie di evidenza pubblica sia perché mancano progetti e non siete capaci di procurarvi il danaro per realizzarli, sia perché si preferisce assecondare metodi sindacali molto più sbrigativi e meno formali; pratiche quasi esoteriche che il filologo del gruppo ha scelto di non commentare perché molto simili a soluzioni di sua antica, intima memoria, forse non del tutto catarticamente rimosse dal suo subcosciente insieme ad altro non detto.
Certo, che se anche ci fossero gare significative da svolgere, si potrebbero correre rischi risarcitori seri per il comune, visti i risultati dei più modesti affidamenti dei servizi turistici e dei parcheggi pubblici.
Certo, piuttosto che perdere tempo in accuse, repliche e controrepliche, sarebbe sufficiente che il primo cittadino, ma anche tutti gli altri, dal secondo e fino al sesto ed ultimo degli eletti, dessero prova di capacità e di intraprendenza nel lavare le strade ed i bidoni, magari quando non piove, ed impugnando personalmente la pompa dell’acqua perché non ci sono i soldi “a causa di quei maledetti debiti ereditati”.
Mi astengo, amici curatori del nulla, dal proporvi a questo punto la rilettura della favola del lupo e dell’agnello scritta per quegli uomini che opprimono gli innocenti con finti pretesti, volendo il lupo dall’alto della sua prepotenza (e sapete bene di chi parlo) far credere torbida l’acqua trasparente perché null’altro ha da immaginare a giustificazione della sua arrogante ignoranza.
E affermo questo non per invidia, in perfetto assetto di sobrietà, senza essermi satollato in luculliani banchetti notturni, innaffiati con stravecchio e limoncino. Lo dico convinto e sereno, senza personali turbe notturne, a digestione serena.
Lo dico perché sono fortemente indignato per la continua beffa che il paese e tutti coloro che lo vivono, d’inverno e d’estate, stanno subendo; lo dico perché questi nostri amministratori non hanno il diritto di continuare a stuprarci.
Signori, se volete masturbarvi a pensare che altri siano in crisi di astinenza di potere e che meglio farebbero a coltivare finalmente gli affetti familiari e le amicizie vi sbagliate due volte.
Per quel che mi riguarda, la prima volta perché una rinuncia io l’ho già fatta senza se e senza ma, e questa è scelta definitiva, senza ritorno e senza alcun personale rimpianto (ho preferito, infatti, per scelta personale, e non per finta, che fossero consegnate ai giovani opportunità e responsabilità di governo senza che essi fossero mai costretti, ove eletti, all’abbandono di campo dopo averne carpito la buona fede e i voti presi con ampio consenso; giovani, ovviamente, diversi da quel paio che sono rimasti in amministrazione che, posti davanti alla menzogna, preferiscono il silenzio alla verità con una decisione che soffoca il loro naturale coraggio e le ragioni stesse della loro proposta e presenza politica); la seconda volta perché non ho mai sacrificato alle ragioni della politica gli affetti familiari e le amicizie presso cui mi rifugio ancora oggi in pausa lavoro.
Di nulla mi pento se non del fatto che il testimone in questa impegnativa staffetta ad ostacoli è caduto durante il cambio dalle mani di un impacciato ed inetto corridore e che la corsa non può proseguire a causa della squalifica dell’intera squadra.
Credetemi, non è mestiere vostro, abbandonate, lasciateci vivere dignitosamente e ve lo dico non per malanimo o per invidia, tanto nessuno di voi è invidiabile, ma solo perché non ho più voglia di vergognarmi della vostra inutile presenza.

Donato Petrosino, cittadino di Rodi Garganico.


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