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Puglia/ Quei bus per gli aeroporti con un passeggero a corsa

Il flop di «Pugliairbus»: in due anni spesi oltre 2,5 milioni Giannini: «Stop a fine 2014, sposteremo tutto sui treni». Da poco più di due anni c’è un bus che fa su e giù tra Taranto e l’aeroporto di Brindisi dieci volte al giorno, trasportando in media un passeggero alla­ volta. Fosse gestita da un privato, la linea sarebbe stata chiusa im­mediatamente insieme a tutte le altre navette di un servizio che si chiama «Pugliairbus» e che finora è costato alle casse della Regione qualcosa come 2,5 milioni di euro. Tutti soldi buttati. Sono gli effetti delle spinte campanilistiche in base a cui tut­ti, ma proprio tutti, vogliono l’ae­roporto sotto casa. E così, sic­come da Foggia non si vola più (e difficilmente si riprenderà a bre­ve), e siccome a Grottaglie ci so­no soltanto i voli cargo, serve un’aspirina per calmare il mal di testa di comitati e comitatini cui nessuno ha il coraggio di raccontare le cose come stanno. Ed i risultati sono appunto un enor­me spreco di soldi in cui rien­trano progetti inutili, sovvenzio­ni a pioggia e anche queste co­stosissime navette. Prendiamo la linea tra Taran­to e l’aeroporto del Salento, 75 km che costano alla Regione 112,5 eu­ro a corsa, ovvero 1.125 euro al giorno, per portare 3.639 totali nel 2012 (in media 1,2 passeggeri per corsa) e 3.029 nel 2013 (0,99 passeggeri medi per corsa). Va appena meglio, ma giusto un po’, per la linea tra Foggia e l’aero­porto di Bari: 8.307 passeggeri totali nel 2012 (media 2,7 passeg­geri per corsa) e 9.755 nel 2013 (3,2 per corsa). Sono medie, appunto, che non dicono tutta la verità: perché nei mesi di febbraio e marzo, ci sono numerose corse che hanno viaggiato completamente vuote. Senza contare il fat­to che le navette per gli aeroporti, incredibilmente, non viaggiano di domenica: e dunque chi parte per il weekend, non sapendo co­me tornare a casa, sarà proba­bilmente indotto a utilizzare l’auto. I dati del 2014 non sono ancora disponibili, ma una verifica empirica fatta venerdì presso l’ae­roporto di Bari ha permesso di contare sulle navette (tra parten­ze e arrivi) 26 utenti: la media è di poco più di 4 passeggeri per cor­sa, anche perché la gran parte dei viaggiatori sceglie di utilizzare la metro di superficie. È vero che chi sale sui bus paga il biglietto (in base alla percorrenza varia tra gli 8 e i 12 euro a tratta), ma la cifra che la Regione spende per «Pugliairbus» (siamo intorno agli 1,5 euro per ogni km per­corso) è difficile da giustificare. Anche perché Ryanair, vera pa­drona dei collegamenti aerei in Puglia (e che per questo riceve tanti bei soldini), non pubbliciz­za il servizio navetta né sulla pro­pria rivista di bordo né tanto­meno sul proprio sito. Nemmeno i turisti, insomma, sanno che esi­ste questa possibilità. «Stiamo parlando – spiega però l’assessore regionale ai Traspor­ti, Gianni Giannini – di un ser­vizio sperimentale di cui è pre­vista l’eliminazione a fine anno per spostare tutto su rotaia». L’idea è che l’interoperabilità sul nodo di Barletta consentirà l’arrivo in aeroporto a Bari dei treni da Foggia, mentre Rfi dovrebbe attivare a breve la nuova fermata al «Perrino» di Brindisi da cui poi si potrà proseguire per l’ae­roporto con lo shuttle. Ma intan­to, come si giustificano i 2,5 milioni spesi in questi due anni? “Posso dire – risponde Giannini ­che riceviamo quotidiane prote­ste da parte dei cittadini che chiedono di potenziare i collegamen­ti in partenza da Taranto e Fog­gia per gli aeroporti di Bari e Brindisi». Poi però non li usano”.