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Manfredonia/ Donne protagoniste in un sit-in organizzato per la valorizzazione del «pesce azzurro»

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La marineria manfredo­niana scopre la donna, nel senso che la riconosce come risorsa importante da inserire nel contesto. delle attività connesse alla pesca.

 E non perde tempo a dimostrare la validità della «intuizio­ne». Un gruppo di giovani donne hanno preso parte attiva al sit-in indipendente organizzato sul viale Miramare, dall’associazione di promo­zione sociale «Unione pescatori di Manfredonia» per «spiegare alla cittadinanza – è detto in una nota – le proprietà nutritive del pesce azzurro detto anche pesce povero, molto spesso poco apprezzato sui mercati cittadini in virtù di una scarsa o quasi inestinte informazione sul pro­dotto». Momento forte e per tanti aspetti una novità assoluta della manifestazione, è stato l’interven­to delle «donne della pesca», come si sono autodefinite e che a turno hanno dato, da praticanti della cucina, una vasta gamma di informazioni sulle varie specie di pesce azzurro e sulle diverse possibilità di utilizzarli in cucina. Un vero scambio di informazioni, una fitta trama di domande e risposte face to face con il pubblico, non solo femminile, che ha apprezzato e gradito l’ini­ziativa che ha messo in luce una varietà di aspetti forse poco noti o poco considerati, su un prodotto di grande valore nutrizionale ed eco­nomico. «Con questa iniziativa – ha spiegato il direttivo di Unione pescatori – si è voluto porre al centro dell’attenzione non solo degli addetti ai lavori, la questione della donna nella convin­zione che possa costituire una potenziale risorsa pronta a scardinare sistemi troppo spesso ana­cronistici attraverso le idee, l’innovazione, la voglia di fare squadra». Insomma si tende a far uscire dall’ombra le donne che a vario titolo già vivono le proble­matiche della pesca attraverso i rispettivi uo­mini. «Nella pesca registriamo – dicono dall’unione pescatori – la persistenza di stereo­tipi di genere che aumentano le disparità tra uomo e donna ormai superata in gran parte delle attività lavorative». Per tanti versi quella che sostiene l’Unione pescatori, è una sorta di rivoluzione culturale, anche in un settore lavorativo nel quale l’uomo è stato protagonista e dominatore assoluto. Ma non è detto che le donne necessariamente debbano essere impiegate nel­le specifiche attività di pesca in mare: ci sono ampi spazi nella filiera pesca nei quali la donna può svolgere un ruolo determinante. Il problema è mettere a frutto quegli spazi ignorati o poco considerati, e che se azionati possono dare nuove opportunità al settore ormai in balia di una crisi che sconta anche questo tipo di carenze. E’ tempo che il testimone della strutturazione dell’attività di pesca intesa nel concetto più largo, passi a quei giovani, uomini e donne, che hanno voglia di dedicarsi ad un lavoro che viene da molto lontano e che molto lontano può andare se opportunamente innovato.

Michele Apollonio


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