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Alluvione Gargano/ La resa dei conti (2)

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Cemento a colpi di “varianti”. Nessun vincolo idrogeologico a Peschici. L’ultimo ok del Tar a una lottizzazione da “impatto minimo”. Per anni si è costruito in un’area ad alto rischio.

 

La piana di Peschici, più nota come piana di Kalena, quella che da sabato è affogata nel fango, acqua e detriti non ha alcun vincolo idrogeologico. In vent’anni la Regione Puglia non è mai intervenuta . Nella piana di origine alluviona­le, che già nel 1968 affrontò un’ana­loga e gravissima emergenza, si è potuto costruire dal 1975 fino al 2013 a ridosso dei canali, interrom­pendoli e deviandoli; villaggi turi­stici sorti nelle aree di confluenza pluviale, camping da 2000 posti, ri­storanti e stabilimenti balneari su terreni demaniali travolti dalla furia delle acque perché a ridosso di canali come il Kalena, l’Ulse, il Santa Lucia che nelle immagini di questi giorni appaiono come enormi delta che hanno divorato e tagliato le spiagge. Neppure quando nell’ottobre del 2007 un’alluvione fece saltare il ca­nale Santa Lucia nella baia di Man­naccora, pochi mesi dopo il terribile incendio, si pose mano all’anoma­lia. Dall’agosto del 2013 il piano ter­ritoriale paesaggistico voluto dal­l’assessore regionale, Angela Barba­nente ha introdotto una limitazio­ne: le costruzioni devono essere distanti dai canali almeno 150 me­tri. Una norma che però non ha ri­guardato costruzioni e fabbricazio­ni già esistenti. Resta l’assenza del vincolo più importante: quello idrogeologico, come conferma il sindaco, Franco Tavaglione: <<E’ vero non c’è questo vincolo, ora si può far leva sul Piano territoriale paesaggistico. Ma resta l’anomalia». Sfogliando i documen­ti urbanistici, le denunce delle asso­ciazioni ambientaliste, emerge che negli anni le parole magiche che hanno permesso di costruire senza tener conto della fragilità del terri­torio garganico sono state: variante urbanistica, deroghe, piani di fab­bricazione, ampliamenti, riconver­sioni. A poco o nulla è servito il Parco nazionale del Gargano che ad oggi, per i veti incrociati dai sindaci del­l’area protetta, non ha ancora definitivamente adottato il piano del parco. Né le conferenze di servizio che coinvolgono le amministrazio­ni locali, i dirigenti dei competenti assessorati regionali al territorio e all’ambiente, la soprintendenza, la commissione per la valutazione dell’impatto ambientale e l’ente parco sono stati negli anni un argi­ne alle lottizzazioni. Il programma di fabbricazione del 1975 diede il via ai primi inter­venti di costruzione nelle baie più importanti e paesaggisticamente tra le più straordinarie del Gargano: la baia di Peschici, San Nicola, Man­naccora, Manacore. Nascono così le grandi lottizzazioni turistiche di Coppa di cielo, Residence M3, Grotta dell’Acqua, Solemar -Valle Scinni. Gli ultimi grandi interventi: quello del gruppo Maritalia, nella conca che precede la zona devastata nei giorni scorsi, l’ampliamento dell’Hotel Gusmay (2005) in pieno parco del Gargano, e Baia di Mannaccora sono stati possibili grazie ad una disposizione regionale, il DPR n447/1998 che semplificava i procedimenti di au­torizzazione per la realizzazione, l’ampliamento, la ristrutturazione e la riconversione di impianti pro­duttivi. A Rodi Garganico i bungalow di uno stabilimento balneare furono trasformati in un albergo a 100 me­tri dalla battigia. Nel 2009 il Consi­glio comunale peschiciano approvò la lottizzazione nella piana di Kale­na: «Una lottizzazione scellerata, che viola il paesaggio, ma anche le regole minime del buon senso, vi­sto che in quel posto si potrebbe costruire solo su palafitte», denunciò all’ epoca Francesco Tarantini presi­dente di Legambiente Puglia. L’ultima beffa ad aprile 2013 quando la lottizzazione valle Scinni nella baia San Nicola (rasa al suolo dalle fiamme del 2007 e diventata un’immagine simbolo della trage­dia) che era stata bocciata dalla Re­gione Puglia e dal Comune di Pe­schici è stata autorizzata dal Tar con questa motivazione: «L’impatto dell’intervento sulla vegetazione sarebbe minimo, dal momento che le opere ricoprono aree già urbanizzate su cui insistono manufatti edi­lizi». Aspra in queste ore la denuncia del WWF Foggia: «Ci sono luoghi nel’ Gargano – evidenzia il WWF Foggia – dove ad enfatici pronun­ciamenti degli amministratori in favore del paesaggio, spesso corri­sponde da parte degli stessi il silen­zioso avallo di qualsiasi iniziativa di edificazione, in nome di un malin­teso sviluppo del territorio». 


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