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Gargano piagato e lacrime di coccodrillo

Fra le tante dichiarazioni lette ed ascoltate, quella che più mi ha convinto è stata rilasciata da Erasmo D’Angelis, coordinatore della Struttura governativa per i disastri ambientali:” Bisogna smettere di piangere lacrime di coccodrillo e di rinviare opere di prevenzione e protezione…il dissesto idrogeologico non solo uccide e devasta ma aumenta il debito pubblico.”

Il Gargano presenta il conto amaro di una politica di rapina, clientelare e miope. Dal nord di San Marco in Lamis e San Giovanni Rotondo, al sud di San Menaio e Rodi. Dall’est di Peschici e Vieste, all’ovest da Carpino fino a Lesina i segni della devastazione territoriale e della cultura del cemento.
Due vite spezzate: nel fiore degli anni, Antonio Facenna e Vincenzo Blenx, un migliaio di sfollati, strutture alberghiere e tratti di spiaggia cancellati, strade e ferrovia invase dal fango e detriti, campagne e animali isolati, si contano i danni, s’invoca l’intervento pubblico e lo stato di calamità.
I soliti, noti farisei, che sul Gargano piegato e piagato si stracciano le vesti e si strappano i capelli, sono gli stessi che troviamo e ascoltiamo puntualmente alle conferenze, dibattiti, tavole rotonde, alla vigilia di ogni tornata elettorale per vomitarci promesse di sviluppo, lavoro, progresso e benessere, e quasi sempre coincide con nuovo consumo di suolo, mattoni, cemento, asfalto. Tutti sanno che il vero “stato di calamità” sono certi Piani Urbanistici, compreso quello di San Marco in Lamis,  e tanti Uffici Tecnici comunali che andrebbero commissariati o interdetti per colpa. Tutti conoscono la ragione dello scontro politico sul destino della Piana di Calenella e degli ultimi scampoli di aree libere in Vico del Gargano e San Menaio.
Ma possiamo tranquillizzarci, nemmeno questa volta si troverà il colpevole e nessuno pagherà, la colpa è della pioggia, si continuerà a dire.  Possiamo tranquillizzarci. Seppelliti i morti, cancellati gli ultimi segni di fango, riaperte le strade, nella prima giornata di sole garganico dimenticheremo tutto. Domani è un altro giorno, come prima e più di prima.

Michele Angelicchio