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Rinvenuta la tomba dei baroni d’Ischitella Turbolo, già marchesi di Peschici

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Che la chiesa di San Francesco d’Assisi d’Ischitella fosse un autentico scrigno di storia Ischitellana lo si sapeva da tempo, ma che ci dovesse rilevare ancora gradite sorprese non lo si immaginava proprio.
Dopo le scoperte dello stemma dei Dentice, di un affresco dei Di Sangro, di sepolture dei Pinto, mancava qualcosa dei feudatari Turbolo, e manco a farlo a posto siamo stati accontentati. Una botola di chiusura di una tomba presente all’interno della chiesa che aveva tutto l’aspetto di una tomba nobiliare aveva suscitato la mia curiosità,ma non ero mai riuscito a capire a quale famiglia appartenesse. Grazie alla recente disponibilità dell’accesso agli archivi parrocchiali Di Don Dino Iacovone vengo a sapere da un’attenta lettura dei libri di morte che Don Giovanni Battista Turbolo, barone d’Ischitella e marchese di Peschici è sepolto dal 1634 unitamente a Ignazio Turbolo appartenente alla stessa famiglia, è sepolto nella chiesa di San Francesco d’Assisi.
Mi reco nella suddetta chiesa e quella tomba su citata comincia a suscitarmi delle ipotesi e dei sospetti. Che non sia quella la tomba dei Turbolo?
Per saperne di più mi metto in contatto con il sig. Stefano Ruocco dell’archeoclub di Massalubrense (provincia di Napoli), paese che ha come feudatari, anch’esso la famiglia Turbolo. Il Sig. Ruocco già mi apre qualche speranza quando mi dice che sullo stemma dei Tubolo ci sono delle onde presenti anche sulla botola del sepolcro d’Ischitella.
E’ dopo che aver fotografato la tomba con la collaborazione di Don Francesco Agricola e ingrandita la foto al computer che scopro, che al centro dello stemma c’è pure un delfino, altro elemento dello stemma indicatomi dal sig. Ruocco, non molto visibile, ma che con l’ingrandimento riesce a vedersi. A questo punto non ci sono dubbi sotto quella botola  ci sono  i baroni d’Ischitella e i marchesi di Peschici. Ciò a riprova di quanto possa essere affascinante la ricerca storica che a volte ti da queste belle soddisfazioni.

Guiseppe Laganella.


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