Menu Chiudi

Peschici/ Blitz antidroga, così il gip ridimensiona la vicenda

“Spesso mancano i riscontri”. A fronte di 9 arresti chiesti, in 5 ai domiciliari. La Procura chiedeva la detenzione in carcere per tutti gli indagati.

 

Sono nove le persone indagate nell’ambito dell’indagine di carabinieri e Procura sfociata 48 ore fa nell’arresto di 5 giovani di Peschici e Vieste accusati di singoli episodi di spaccio di cocaina ed hashish e posti ai domiciliari. Il pm chiedeva il carcere per tutti e 9 gli indagati; il gip del Tribunale di Foggia, Dino Dello Iacovo, ha ridimensionato la vicenda dicendo no all’ arresto di altri 4 indagati e ritenendo gli arresti domiciliari sufficienti per Alessio Biscotti, Francesco Pio Coppola, Giuseppe Ercolino, Michelino Martella e Vincenzo Sementino. In conferenza stampa i carabinieri ave­vano parlato di un giro di affari di 5Omila euro (nei 4 mesi di indagine, da agosto a novembre 2013), di riscontri oggettivi di 20 episodi di spac­cio, e di circa 500 cessioni di droga documentate attraverso le intercettazioni. Ed anche su questo aspetto arrivano i distin­guo del gip firmatario dei provvedimenti di cat­tura. «Quasi mai i singoli episodi contestati sono stati "doppiati" da un immediato appostamento della polizia giudiziaria con esito positivo (se­questro di droga, denaro, materiale di contorno); così dunque» scrive il gip “la sorte dell’ipotesi d’accusa finisce per dipendere dalla lettura delle captazioni, spesso allusive e/o sospette, e non, dichiaratamente confessorie, ciò univocamente riferibili al "campionario" degli stupefacenti». Ecco perchè «espressioni "semplicemente" al­lusive o ambigue o metaforiche non saranno ri­tenute sufficienti per concretizzare il primo, fon­damentale, presupposto della cautelare perso­nale» annota il gip Dello Iacovo nel rimarcare come, nell’analisi dei singoli episodi contestati dall’ accusa, «non sarà ritenuto sufficiente (al fine di "decodificare" il significato delle captazioni) un’eventuale operazione di polizia giudiziazia coronata da successo in tempi significativamen­te diversi dall’episodio da riscontrare». Per me­glio chiarire il concetto, il gip spiega che «non si considera accettabile un argomento, molto ri­corrente nelle impostazioni accusatorie in ma­teria di "droga parlata"’ quello del "contesto"». Cosa significa? «Raggiunta "aliunde" la prova della disponibilità dello stupefacente da parte di un certo soggetto in una certa data, ecco che tutte le telefonate o interloc1izioni allusive, o dello stesso detentore (prima e dopo il presunto riscontro) o di chi con quel detentore si è frequentemente relazionato (prima e dopo il presunto riscontro), si trasformano in riferimenti ,"in codice" a sostanze stupefacenti, quasi ad ipotizzare una "de­linquenza per tendenza" di quel detentore e /o dei suoi frequentatori, tale da poter tradurre ogni loro vocabolo sospetto nel senso compatibile con le imputazioni. Ma a confutare questo argomen­to» l’analisi del gip «è la stessa parcelizzazione" dell’accusa in decine di singoli capi d’imputa­zione: essa impone la ricerca di elementi indiziari a supporto di ciascun episodio contestato, senza legare il destino dell’accusa ai contesti (oggettivi e soggettivi) pure accertati dalla polizia giudiziaria». Da qui l’analisi dei singoli episodi di spaccio, per alcuni c’era il riscontro per altri non. c’era invece, ha detto il giudice.