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Sanità/ Per le malattie gravi i pugliesi vanno fuori in aumento i costi

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Scende il numero generale dei viaggi della speranza ma non per le patologie importanti.

 

I viaggi della speranza diminuiscono, ma la spesa che la Puglia paga per la mobilità passiva aumenta. Nonostante le buone intenzioni dell’assessorato al­la Sanità e la lotta attuata negli ultimi anni ai ricoveri fuori regione (erano 73 mila nel 2005, sono 5mila nel 20l3 ), i risultati dal punto di vista economico non si vedono. Anzi la Puglia spende ogni anno milioni di euro in più per ricoveri fuori regione. E intanto, a pro­posito di spese extra, non si comprende che fine abbia fatto il vecchio acceleratore lineare che aveva in do­tazione l’Istituto oncologico barese, Un onere quello dei viaggi della speranza, che può costare caro anche in termini di posti letto: il sistema sanitario pugliese, ne perderebbe, infatti, 300 se andasse in porto la re­gola introdotta dall’ex ministro della Salute, Renato Balduzzi, che penalizza le regioni con elevate percentuali di viaggi. Dal 2012 al 2013 è calato il numerò dei ricoveri, passati da 59.527 a 59.090, ma è aumentata la spesa che passa da 224 a228 milioni di euro. Ancor peggio se si considera che il trend era già in crescita: nel 2011 la spesa per mobilità passiva ammontava a 220 milioni di euro. In netto aumento, invece, le pre­stazioni di specialistica ambulatoriale (cardiologia, dermatologia, ortopedia, chirurgia, oculistica): erano 1 milione 411mila nel 2012 e sono diventate 1 mi­lione 498 mila l’anno dopo. E così la spesa aumenta, passando da 39 a 43 milioni di euro: emerge dai primi dati aggregati su mobilità attiva e passiva nel 2013 forniti dall’ assessorato regionale alla Sanità. Analiz­zando le prime dieci prestazioni effettuate fuori re­gione, si scopre che operazioni molto banali come l’al­luce valgo, la fanno ancora da padrone. Oltre 2mila in­terventi in mobilità passiva sono sul piede; altri 1788 riguardano il ginocchio. Calano le operazioni per la ca­taratta, da 1.500 nel 2011 a 765 nel 2013. In aumen­to gli interventi per chemioterapia negli ospedali del centro nord, e spunta anche la radioterapia.


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