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Il prefetto: “A Foggia sistema mafioso nelle istituzioni”

“Tra i sindaci Iaia Calvio è una mosca bianca”

 

Nella lunga e dettagliata audizione dello scorso 27 giugno a Bari, davanti alla Commissione di inchiesta sul fenomeno delle intimidazioni nei confronti degli amministratori locali, il prefetto di Foggia, Luisa Latella ha detto tanto sulla nostra provincia. Dalla corruzione all’assistenzialismo esasperato fino alle intimidazioni verbali e fisiche ai sindaci locali.

“A Foggia – disse senza esitare – c’è un altissimo livello di illegalità ma allo stesso tempo è una città caratterizzata dalla presenza di alcune realtà di eccellenza. Sul territorio di Foggia sono presenti ben 10 multinazionali (di grandissimo livello e con un elevato impatto occupazionale) e anche tanta imprenditoria piccola e media di ottimo livello, sia a livello agricolo che industriale. Vi è però anche una fascia amplissima di popolazione molto povera. In un territorio ad alto tasso di illegalità, dove è presente anche molta criminalità organizzata, sia comune sia di stampo mafioso, ciò crea una miscela esplosiva, della quale avete avuto prova anche con l’assalto al caveau dell’azienda di vigilanza NP Service in stile pseudo libanese”.

Il patto con i sindaci
“Gli interventi a favore dei sindaci – spiegò Latella – sono ad ampio raggio, nel senso che noi abbiamo confezionato dei pacchetti di intervento con i cosiddetti patti di sicurezza che comportano dei reciproci aiuti, non solo sotto l’aspetto della sicurezza strictu sensu, ma anche sotto l’aspetto più ampio della sicurezza sociale. Noi interveniamo, insieme ai sindaci, in tutte le più grandi vertenze economico-sociali, anche nei confronti con le banche. Là dove grandi società, ad esempio, si trovino in una situazione di crisi (e in questo periodo storico ve ne sono tantissime), siccome vi sono ripercussioni sotto l’aspetto sociale, su richiesta dei sindaci e delle organizzazioni sindacali noi attuiamo degli interventi. C’è dunque un livello altissimo di atti intimidatori in questo settore ed è difficile prevenirli, perché il panorama è talmente ampio e diffuso che fare attività di prevenzione diventa complicato”.

Una particolare attenzione è rivolta ai sindaci, “e sono molti quelli – disse il prefetto – per i quali è stata disposta quantomeno un’attività di VGR (vigilanza generica radiocollegata). L’ex sindaco di Foggia, ad esempio, è stato sottoposto a una tutela di quarto livello per quasi due anni, dovuta a vicende di carattere occupazionale, legate a una società fallita (Amica) e agli atti intimidatori provenienti dal personale della suddetta società. Non abbiamo notizia, però, almeno ufficialmente, di episodi di sindaci intimiditi dalla criminalità organizzata. Fino ad oggi, questi episodi non ci risultano, nonostante vi sia una forte presenza di criminalità organizzata. Mi ha sempre preoccupato il fatto che le indagini, di fatto, non abbiano portato, se non in pochissimi casi, a risultati. Le indagini si sono quasi tutte chiuse, alcune già con l’archiviazione mentre altre sono ancora in corso, ma fino ad oggi non abbiamo ottenuto risultati. E non c’è alcuna possibilità da parte dei sindaci di comunicare impressioni, sensazioni o intuizioni che diano lo spunto per capire di cosa si tratti. Le indagini sono così ampie (dal momento che un sindaco, un amministratore in genere e anche il tecnico di un Comune hanno un raggio d’azione molto vasto davanti a sé) che, sostanzialmente, è difficilissimo fare indagini a 360 gradi”.

Il caso Orta Nova – Iaia Calvio “mosca bianca”
Molti ricorderanno il comizio in piazza di Iaia Calvio, ex sindaco di Orta Nova, nel quale si sfogò duramente contro il sistema corruttivo. Il caso è stato ripreso dal prefetto: “Ho parlato a lungo con la Calvio, perché la prima persona che ha incontrato all’indomani delle dimissioni dei consiglieri sono stata io. Il sindaco si è trovato di fronte ad una situazione in cui c’era una forte pressione per delle assunzioni, che poi lei ha riportato all’autorità giudiziaria oltre che a me. Questo era il punto di snodo del problema. Queste forti pressioni sono state esercitate nei suoi confronti per servizi ed appalti. A fronte della sua resistenza a queste pressioni, provenienti anche da ambienti malavitosi, a cui forse qualche consigliere comunale era collegato, di fronte alle dimissioni dei consiglieri, il sindaco ha dovuto recedere. È stata un’attività sicuramente pesante da dover constatare. Il sindaco di Orta Nova, in un certo senso, è una mosca bianca in questo contesto, perché è l’unica persona che fino ad oggi ha dato una collaborazione totale all’autorità giudiziaria”.

I numeri
A precisa domanda, Luisa Latella ha snocciolato i dati relativi al fenomeno intimidatorio: “C’è un aumento rispetto all’anno scorso – dichiarò -, perché nei primi cinque mesi del 2014 ci sono stati 23 casi contro i 15 del 2013. Devo dire però che la campagna elettorale concomitante naturalmente fa lievitare, come accade storicamente, questi numeri, anche perché in campagna elettorale i contrasti sono tali che spesso, con altre dinamiche, c’è un aumento di tali episodi. Bisogna anche tenere conto che il contesto economico-sociale di questo momento è deflagrante. La criminalità organizzata di stampo mafioso in questi territori – aggiunse Latella – ancora oggi non è vissuta per quello che è realmente, cioè come un pericolo concreto nei confronti della società civile, che la sconquassa. È come se non avessimo ancora considerato fino in fondo questo pericolo, che va affrontato prima che si radichi e che diventi poi difficilissimo da debellare, come è accaduto in Sicilia, in Calabria e in Campania”.

Mancata consapevolezza
“Quello che manca è la consapevolezza del rischio che si sta correndo – ammonì il prefetto di Foggia -. Chi vive su questi territori non se ne rende conto e pensa che la questione sia affrontabilissima. In questo momento lo è, ma se non la affrontiamo e se la rinviamo si radica e diventa un fenomeno poi difficilissimo da estirpare e la Puglia a mio parere non se lo merita, perché è una Regione veramente meravigliosa, dove ho incontrato persone eccezionali.

Puntuale la descrizione del prefetto sulle organizzazioni mafiose a Foggia e sul Gargano. “Intanto chiariamo che la Sacra corona unita è giù – affermò -, a Lecce, nel Salento. Non c’entra nulla con la Provincia di Foggia. Non ha collegamenti. La Provincia di Foggia ha un altro tipo di criminalità organizzata di stampo mafioso che fa capo a tre gruppi: il gruppo del Gargano, facente capo al boss Notarangelo, che attualmente è in carcere, è stato condannato diverse volte e la cosca è stata decimata; in atto Notarangelo è agli arresti domiciliari a Vieste e questo non è un bel segnale. Io non lo avrei mandato, fossi stato magistrato: lo dico molto sinceramente. Nel Gargano nuove cosche stanno prendendo piede al posto dei Notarangelo, perché è vero che ne abbiamo sgominata una, ma con questo non eliminiamo il fenomeno alla radice. Il fenomeno si ricrea e bisogna sempre inseguirlo. Poi abbiamo le cosche che insistono sulla città di Foggia: la società foggiana, formata dalle cosiddette “batterie” che – ripeto – non hanno nulla a che vedere con la Sacra corona unita. Non vi è nessun collegamento. Poi abbiamo la criminalità di San Severo, con tipologie diverse. A Cerignola, per esempio, non vi è criminalità organizzata di stampo mafioso, ma criminalità comune, dedita alle rapine e ai traffici di armi e droga, ma non con le modalità tipiche mafiose, cioè senza l’aggravante mafiosa. Fornito questo quadro di carattere generale, è vero che anche in Provincia di Foggia sono stati conseguiti ottimi risultati grazie all’attività svolta dall’autorità giudiziaria, in particolare da parte della procura distrettuale di Bari, con la collaborazione delle due procure di Foggia e, fino a qualche tempo fa, di Lucera. Uno dei migliori conoscitori delle cosche foggiane è l’attuale procuratore di Fermo, il dottor Seccia, che ha scritto un libro che per me è bellissimo e coglie bene il fenomeno: “La mafia sociale”. Infatti, qui il sistema mafioso è spalmato in un meccanismo di collegamenti che esistono tra i vari livelli e che sono di reciproca copertura, anche all’interno – mi permetto di dirlo – delle istituzioni. Tutto questo emerge con forza a livello intuitivo, ma non riesce ad emergere da un punto di vista giudiziario. I risultati fino a oggi raggiunti sono stati notevolissimi nei confronti delle cosche. Devo dire che le forze di polizia hanno condotto una vasta serie di operazioni su questo territorio. Da quando mi sono insediata è un continuo di operazioni. Nonostante ciò non abbiamo sradicato il fenomeno, che continuamente si ricrea, dal momento che si tratta di un territorio ad altissimo tasso di illegalità e si trova subito con chi sostituire il delinquente. C’è anche una fascia ampia di povertà e, quindi, la manovalanza per sostituire chi è in carcere si trova. Qui le operazioni sono a colpi di trenta, cinquanta, novanta arresti alla volta, ma è chiaro che questo non basta. La stessa cosa succede in Calabria e Sicilia: le tantissime operazioni che da trenta-quarant’anni si susseguono non hanno debellato il fenomeno. Purtroppo il fenomeno c’è e rimane, finché esiste un contesto sociale che lo alimenta e questo è un contesto sociale fortemente omertoso. La caratteristica fondamentale che copre tutto è l’omertà. I sindaci sicuramente sono da tutelare e da aiutare, sicuramente sono i più esposti, ma è difficilissimo che parlino. Ho citato il caso di Orta Nova, perché? È l’unico caso effettivamente positivo. Altrimenti quali casi emergono? I casi eclatanti, quelli in cui due poveri disgraziati arrivano dentro l’ufficio del sindaco, non hanno il posto di lavoro, non hanno la casa e fanno confusione: quelli naturalmente vengono individuati immediatamente e sono stati tutti scoperti. Spesso e volentieri però le dinamiche sono totalmente diverse e chi le vive sicuramente le conosce, ma non emergono. Non c’è una collaborazione. Là dove c’è un minimo di collaborazione, vi assicuro che i risultati arrivano e sono immediati”.
I parassiti della società
Una breve ma spiccata analisi del sistema assistenzialistico, emerge da questo scambio di battute tra il presidente della Commissione e il prefetto di Foggia. Parole nette ed eloquenti.
PRESIDENTE: “Data la sua competenza e bravura, mi permetto di farle una domanda su un dettaglio. In molte delle audizioni che abbiamo avuto oggi, si è parlato di contributi e anche lei vi ha fatto riferimento. Mi ha colpito, perché è chiaro che i contributi sono una voce ricorrente, ma mi sembra che, per esempio, in un Comune come Molfetta il fatto che vi siano circa 500 persone che da trent’anni ricevono un contributo mensile sia una forma di parassitismo che non credo abbia precedenti e sia altrove così diffusa come in Puglia. C’è una specificità pugliese?”
LATELLA: “L’ho trovata in Campania, nel napoletano, questa specificità. È una specificità che ho conosciuto in Campania, negli anni in cui ho lavorato là, e che ho ritrovato in Puglia. C’è un forte sistema assistenzialistico, che in parte si traduce in contributi, talvolta nel pagamento della luce elettrica, dell’acqua, oppure del fitto. Foggia ha una percentuale altissima di gente che ha i fitti pagati dall’amministrazione comunale. Pensiamo una cosa: sono Comuni che poi finiscono per andare in dissesto”.
PRESIDENTE. Oggi siamo in una situazione di crisi e ci sono anche i finanziamenti, ma qui stiamo parlando di trent’anni.
LATELLA: “Sono trent’anni che vengono erogati questi contributi e i cittadini li pretendono. Ci sono vere e proprie sommosse se non li ricevono o se vengono ritardati i pagamenti e l’ENEL taglia loro la luce perché il Comune non paga più le forniture. Avvengono delle sommosse e diventa un problema di ordine pubblico. Purtroppo è un dato di fatto ed è difficile in questo momento andarlo a sradicare: siamo tra l’ordine pubblico, la sommossa e naturalmente l’aspetto sociale, perché sono spesso famiglie con tantissimi bambini, spesso famiglie di nomadi”.
PRESIDENTE: “Quello dei nomadi è già un fenomeno diverso”.
LATELLA: “Sono famiglie di nomadi che si era tentato di socializzare, cui era stato dato l’alloggio in tempi di vacche grasse e oggi non si riesce più a mantenere questo livello. Il Comune di Foggia ha dovuto aderire al cosiddetto “Salva Comuni” e ha ricevuto ora 28 milioni di euro. È una situazione sicuramente non idilliaca”.