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Il rampollo dei potenti Martucci di Peschici e la strana morte di Iveta (3)

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La fine di Bartoscova. La ricostruzione. “Quando Richtar è arrivato a Peschici, Domenico mi ha telefonato e mi ha detto di correre subito a casa sua perché stava succedendo qualcosa di grave”. Il dramma di Iveta nel racconto di Mastromatteo. Il 15 ottobre si va a processo.

 

Una storia mediatica tra­sformatisi in un incubo pri­vato che ha trovato il triste epilogo nel suicidio di Iveta Bartoscova, la popstar più amata della Repubblica ce­ca ed ex compagna del pe­schiciano Domenico Mar­tucci. A distanza di pochi mesi dal decesso della giovane don­na gli amici e i familiari di Martucci, che hanno vissu­to quei momenti e l’imbo­scata violenta del marito Josep Richtar a Peschici, non credono al suicidio volon­tario, ma vogliono andare a fondo. La storia, a Praga, tiene ancora oggi incollati alla tv milioni di telespetta­tori, perché Iveta è stato uno dei personaggi più amati dello showiz ceco­slovacco. Cosà è successo quel 12 luglio 2013, quando Ireta è stata strappata via dalle mani della famiglia Martucci in diretta televisi­va? "Era l’11 luglio, più o meno verso l’ora di pranzo ho ri­cevuto la telefonata di Domenico: mi chiedeva di andare a prendere Iveta, che era scappata da casa sua e stava arrivando in Italia con un suo amico", raccon­ta Matteo Ma­stromatteo, amico storico di Martucci. "Siamo arriva­ti a Senigallia in serata e l’abbiamo trovata in un’au­togrill con un’altra persona sua amica, di nome Macu­ra: era in pessime condizio­ni psicofisiche. Abbiamo fatto davvero tanta fatica per metterla in auto: ci diceva di essere dolorante, le facevano male le ossa e ap­pena la muovevamo si la­mentava", dice Mastromat­teo. Per parlare con la pop­star, Matteo porta con sé una sua amica,Veronika, di origine ceca. È lei che fa da tramite traducendo le parole di Iveta, – "Ci chiedeva dove fosse Domenico, che avrebbe vo­luto rivederlo. Poi siamo ar­rivati a Peschici intorno al­le 2,30 di notte e l’abbiamo accompagnata a casa della signora Grazia Marino, madre di Domenico. Qui è arri­vato il medico del paese, l’ha visitata. Nei giorni suc­cessivi è stata molto tran­quilla e serena, anche perché in passato, quando era fidanzata con Martucci, quel posto è stata la sua se­conda casa e l’hanno aiuta­ta ad uscire al tunnel dell’ alcool", dice- Mastrornatteo. L’indomani, però, succede l’imprevisto che sarà di­scusso il 15 ottobre presso il Tribunale di Foggia: l’allora compagno, insieme ad una troupe di giornalisti di No­va tv e della rivista Blesk, fa irruzione a Peschici, presso Palazzo della Torre: Josep Richtar sfonda la porta di ingresso, aggredisce la si­gnora Grazia Marino e por­ta via Jveta. Prima dell’agguato, però, racconta Domenico Mar­tucci, Iveta viene minaccia­ta dal suo uomo: "Mi disse che le erano state promesse ritorsioni sul figlio Artur e per questo è andata via". La sua fuga, dunque, si inter­rompe e si avvicina nuova­mente il ritorno a Praga. Nel frattempo, nella nazione natìa, non si fa altro che parlare del suo allontana­mento, tanto che nella stessa serata le reti di Stato mandano in onda il video dell’ingresso in casa Mar­tucci. A Peschici quella sce­neggiata sembra poco più che un teatrino senza alcun senso specifico, "Quando Richtar è arrivato a Peschi­ci, Domenico mi ha telefonato e mi ha detto di corre­re subito a casa sua perché stava succedendo qualcosa di grave. Una volta arrivato – ricorda Mastromatteo – ho trovato Iveta che tremava e piangeva. Non era assolu­tamente nelle condizioni psicofisiche di scegliere, di intendere o di volere. Forse sarebbe stato giusto interpellare dei medici, ma le cose sono andate diver­samente e comunque le­galmente non avremmo potuto trattenere una don­na che aveva in ogni caso espresso la volontà di tor­nare a casa". La stessa rispo­sta arriva dai carabinieri della città garganica: era stato espresso un parere preciso e nessuno avrebbe potuto trattenere gli uomini che avevano fatto irruzione in casa Martucci, perchè per quel tipo di reati si procede "a querela di par­te". Agli investigatori, tra l’altro, non risulta che quel­la donna fosse stata pic­chiata, così come raccontano parenti e amici di lveta e Domenico. "lo confermo ciò che ha detto la signora Marino, che tra l’altro ha avuto modo di vedere il suo corpo quando l’hanno aiu­tata a vestirsi", incalza l’amico di Domenico Mar­tucci. "Dopo qualche mese, abbiamo saputo della tragica morte di Iveta, che ha deciso di buttarsi sotto un treno proprio nel giorno del compleanno di suo marito. Non ci vuole uno psicologo per capire che forse quel ge­sto, fatto in quella precisa ricorrenza, ha avuto un for­te valore simbolico", con­clude Mastromatteo. L’impressione di chi ha vissuto quei giorni frenetici e caotici è che Iveta stesse scappando da ciò che aveva costruito fino a quel momento cercando riparo proprio in Italia, a Peschici: era scappata da Richtar, che poi è tornato a ripren­dersela, e mentre gridava la sua richiesta di aiuto nessuno è riuscito a preservar­la dal suo destino. Fino a quando; ad aprile, ha incontrato la morte sui bi­nari della stazione di Praga.

Michele Cirulli
L’Attacco


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