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Il Gargano ancora nel fango Carpino, Rodi e Peschici: 53 giorni dopo

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Detriti e rifiuti su spiagge e canali. Il diluvio si scatenò il 3 settembre scorso. Dal Governo solo 10 milioni.

 

Nonostante le nuvole basse e il vento che spira forte qualcuno sfida le condizioni del meteo per una corsa sulla spiaggia. Una spiaggia che ha ancora evidenti i segni dell’al­luvione che qui, oltre un mese e mezzo fa, dal 3 al 6 settembre, ha portato distruzione, deva­stazione e anche morte. Eccola, la litoranea che collega Rodi Garganico a San Menaio: una strada delimitata a sinistra dal­l’Adriatico e a destra dalla linea ferroviaria. Una linea interrotta da quando l’eccezionale ondata di maltempo – come è stata de­nominata dagli esperti della Protezione civile – ha fatto tra­cimare corsi d’acqua, torrenti portando a valle fango e detriti. Che ancora oggi, dopo 53 gior­ni, invadono la strada una volta percorsa dal piccolo convoglio ferroviario che univa le località del Gargano con Foggia. Qui, in questa fetta del Gar­gano, a poche centinaia di me­tri, c’è "Il tramonto", la struttu­ra turistica che ha subito i dan­ni maggiori, devastato completamente dalla forza dell’acqua. La hall dell’albergo era stata in­vasa da pietre e massi; stessa fi­ne per la lavanderia con oltre 60 mila euro di materiale. Completamente distrutte anche le dispense e le cantine. Oggi "Il tramonto" sta lentamente tor­nando come era prima. «Pochi giorni dopo l’alluvione – rac­conta il titolare Pietro Cotugno – ci siamo messi a lavorare per ripristinare l’intera struttura. Credo che potremo riaprire en­tro 45 giorni». Si stanno ultimando i lavori – nella zona interrata ma la sala ristorante e la hall sono già pie­namente funzionanti. «Non sono riuscito a fare una stima esatta dei danni subiti – conti­nua Cotugno-, ma certamente ammontano a diverse centina­ia di migliaia di euro. Fino ad ora ho lavorato solo con le mie forze, con i miei soldi. Non ho ricevuto aiuto economico da alcuno. Quello che abbiamo subito quei giorni non lo di­menticheremo mai. Spero solo di non assistere mai più a scene come quelle». Le parole di Cotugno riflet­tono la situazione all’ingresso di Rodi Garganico, subito dopo la strada a scorrimento veloce. Un canale, dove sono ancora vi­sibili i segni dello straripamen­to e scorre acqua di colore gial­lo: qualche mese fa Il Corriere del Mezzogiorno segnalò la presenza di una discarica abu­siva proprio a pochi metri, ma non fu presa alcuna iniziativa. Rodi Garganico, la piana di Peschici, San Marco in Lamis e la piana di Carpino: è questa la zona del disastro che ha causa­to anche due vittime: Vincenzo Blenx, un pensionato di 70 an­ni fu travolto mentre in auto, in località Ialillo, a Peschici e An­tonio Facenna il 24enne fu sor­preso dalla piena mentre stava cercando di raggiungere la masseria di famiglia, nelle campagne di Carpino. n cada­vere fu recuperato alla foce del Lago di Varano, lungo il Canale Puntone, a pochi metri di di­stanza dall’automobile, arena­tasi contro un cumulo di rifiuti e fango. Nelle scorse settimane il pre­sidente della Regione Puglia Nichi Vendola ha iscritto l’azienda agricola della fami­glia del giovane agricoltore tra le "masserie didattiche" della regione. «Abbiamo il ricono­scimento ma ci mancano i fon­di per far partire la masseria», dice Gaetano Facenna, il padre di Antonio. Le sue parole rive­lano l’amore per questa terra e per il lavoro. «Anche Antonio – continua – era così, Amava fare l’allevatore e l’agricoltore. Molti giovani appena riescono scap­pano dai nostri paesi, magari per studiare. Lui, seppure aves­se tutte le possibilità di andare all’università, ha scelto di stare in mezzo agli animali. Gli pia­ceva troppo questo lavoro, que­sta azienda», spiega. Ora la sua azienda, come voleva Antonio, è diventata una "masseria di­dattica", ma solo sulla carta. «Stiamo ricevendo molte ri­chieste di scolaresche, anche da altre regioni. Tanti ragazzi vogliono venire a vedere il luo­go dove Antonio viveva e lavorava. Ma non possiamo ospitarli. Ci vogliono i soldi per ri­pristinare la masseria. Abbiamo saputo che il governo ha stanziato dei fondi per il Garga­no. Speriamo di poterli ‘avere anche noi». Gaetano Facenna vorrebbe che la masseria didattica possa operare al più presto. «Non lo voglio per me – spiega – ma per Antonio, lui ci teneva tantissi­mo. Sarebbe un bel modo di ricordarlo per sempre». La strada che si arrampica tra Carpino e Peschici mostra quella che una volta era una delle baie più belle dell’Adriati­co, Calenella. La spiaggia che fino a pochi mesi fa accoglieva turisti provenienti da tutto il mondo oggi è ancora invasa da detriti, fango e rifiuti. Le onde del mare ormai arrivano sin quasi ai campi coltivati. I lidi, le balere non ci sono più. Ancora qualche chilometro e lo scenario non cambia. Detriti, tronchi di albero e fiumi di acqua e fan­go che hanno creato un isolotto dove c’è chi ha sistemato qual­che ombrellone e qualche sdraio. Fino alla scorsa settimana, quando il tempo lo permetteva, qualcuno ha anche preso gli ul­timi raggi di sole di questa stra­na stagione estiva. Ha fatto il bagno, ha giocato su questa piccola porzione di spiaggia ri­masta quasi intatta dall’alluvio­ne. Ma basta qualche metro per scorgere un altro ombrellone: è capovolto, galleggia sul corso d’acqua artificiale creato dal­l’alluvione di settembre. E’ lì da 53giorni.

Luca Pernice
Corriere del mezzogiorno

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