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La donna che fa tremare la mafia foggiana, Sabrina Campaniello

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Primo pentito nella storia della “Società”. Ecco tutti i nomi.

 

È, di fatto, il primo pentimento nella storia della mafia foggiana. Sabrina Campaniello, 33 anni, ex moglie di Emiliano Francavilla, uno dei capi della “Società”, è testimone di giustizia da qualche mese. Questo emerge dopo che la Dda di Bari ha depositato il verbale delle dichiarazioni rese dalla donna. Al centro della questione c’è sempre l’operazione “Corona” del luglio 2013 nella quale sono stati arrestati 24 esponenti della malavita locale. La Campaniello ha cantato, si può dire, svelando parte dell’organigramma della “Società”. I capi, i soldati, gli uomini trasversali. Uomini e vicende narrati più volte sulle pagine online de l’Immediato. Come quando scrivemmo delle estorsioni a Lello Zammarano (leggi) e Matteo La Torre (leggi), quest’ultimo definito dagli inquirenti in “costante contatto con i malavitosi”. La Campaniello non avrebbe svelato i nomi degli imprenditori vittima di estorsioni. Ma c’è un’ordinanza monstre di quasi 700 pagine a raccontare storie molto dettagliate su come la mafia ha tessuto le sue trame di potere nel capoluogo dauno. Dai costruttori ai piccoli esercenti passando per la grande distribuzione, in molti si sono piegati al volere dei boss.

Organigramma della Società

Nello schema della “Società foggiana” tracciato dagli inquirenti in occasione dell’Operazione Corona, c’è un quadro dettagliato su capi e organizzatori dei clan. In cima ci sono Roberto Sinesi, Raffaele Tolonese, Antonello Francavilla, Emiliano Francavilla, unitamente a Rocco Moretti, Antonio Vincenzo Pellegrino, Federico Trisciuoglio e Michele Mansueto (deceduto). Tutti indagati in “Corona” perché dirigevano e coordinavano, anche quali componenti di vertice delle batterie di riferimento (Sinesi/Francavilla, Moretti/Pellegrino e Trisciuoglio/Mansueto/Tolonese), le attività delittuose programmate dal sodalizio. L’“Operazione Corona” ci ha regalato uno spaccato di vita, morte, sangue e denaro della Società. Caposaldo del business: il racket delle estorsioni. Il fenomeno ha colpito, nel corso degli anni, uomini più o meno noti del panorama imprenditoriale di Foggia. Soggetti che, sotto minaccia, hanno riempito le casse della Società e rifornito i garage dei boss di nuove e fiammanti automobili. Nello schema ricostruito dal Tribunale di Bari, emergono organizzatori, batterie ed elementi trasversali. In “Corona” si parla anche dei rapporti con la mafia garganica e del ruolo della Società nel proteggere la latitanza di Franco Li Bergolis (leggi). Alcuni dei nomi che leggerete, sono comparsi nel capitolo riguardante Matteo La Torre.

Organizzatori: Savino Ariostini, Francesco Sinesi e Pasquale Moretti gestivano (Sinesi per la batteria omonima, Ariostini e Moretti per il clan Moretti/Pellegrino) le attività delittuose come estorsioni, banconote false, rapine e contraffazione.

BATTERIA Trisciuoglio/Mansueto/Tolonese: Salvatore Buono (ricettazione e riciclaggio auto e commercio droga); Agostino Corvino (come Buono); Luigi De Stefano (estorsioni); Felice Direse (partecipe a sodalizio e mantenuto economicamente dallo stesso); Giovanni Pepe (estorsioni, deceduto); Salvatore Prencipe (come Direse); Giovanni Russo (estorsioni); Antonio Sabetta (armi); Rocco Soldo (commercio droga, estorsioni, ricettazione e riciclaggio auto, detenzione armi); Fabio Trisciuoglio (estorsioni); Giuseppe Trisciuoglio (estorsioni, gestione attività economiche e gestione cooperative sociali).

BATTERIA Sinesi/Francavilla: Nunzio Aprile (estorsioni); Carlo Borreca (estorsioni e armi); Pompeo Brattoli (estorsioni); Roberto Di Sibbio (estorsioni e omicidi); Alessandro Lanza (estorsioni e rapine); Mario Lanza (rapine); Antonio Pegna (gestione attività economiche e gioco d’azzardo); Ciro Stanchi (estorsioni e rapine).

BATTERIA Moretti/Pellegrino: Mimmo Falco (rapine e armi); Ernesto Gatta (estorsioni); Pietro Stramacchio (armi, rapine, estorsioni, contraffazione banconote false).

Elementi trasversali: Cesare Antoniello (per le infiltrazioni nel tessuto politico, economico e imprenditoriale); Luigi Carella (rapine e detenzione armi); Michele Carella (armi, estorsioni e ricettazione); Massimiliano Cassitti (estorsioni e banconote false); Mario Clemente (armi e rapine); Daniele De Cotiis (ricettazione e riciclaggio auto); Antonio De Sandi (rapine); Michele Ragno (ricettazione e riciclaggio auto); Giosuè Rizzi (deceduto, partecipe stabilmente al sodalizio dal quale percepiva mantenimento economico); Antonio Russo (ricettazione e riciclaggio auto); Michele Testa (ricettazione e riciclaggio auto); Giuseppe Zucchini (per le infiltrazioni nel tessuto politico, economico e imprenditoriale).

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