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Vieste, omicidio Nardella (7) – Stramacchia: “Sono stato io!”

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“L’ho ucciso, non volevo”. La Confessione in lacrime. Il commerciante colpito da una coltellata al petto aveva inseguito il rapinatore. I poliziotti hanno assistito all’ultima fase e visto la vittima rincorrere l’assassino prima di accasciarsi. Poi la fuga e la cattura del bandito.

 

Avrebbe confessato alle 3 di notte davanti ai poliziotti scoppiando in lacrime Silvio Stramacchia, il ventiseien­ne viestano da ieri mattina rinchiuso nel carcere di Foggia perchè accusato del­l’omicidio di Mario Nardella, concitta­dino di 40 anni ucciso con una coltellata. al petto martedì sera durante un ten­tativo di rapina nella sua rivendita di bibite in via Rossini a Vieste. Nel registratore di cassa c’erano 300 euro; già due mesi fa la vittima aveva subito una rapina di alcune centinaia di euro nel locale da parte di due banditi. I particolari dell’arresto di Stramacchia, accusato di omicidio e tentata rapina, li hanno resi noti in Questura a Foggia il questore Piernicola Silvis; il pri­mo dirigente Agostino De Paolis che di­rige il commissariato di Manfredonia; e il vicequestore aggiunto Giovanni Piemon­tese dirigente della Polizia stradale: l’ar­resto del presunto responsabile del 12° omi­cidio dell’anno (il quinto sul Gar­gano, il secondo a Vieste in meno di un mese) è stato eseguito in flagranza dagli agenti del commissariato sipontino e dai colleghi della sezione viestana della Polstrada che hanno inseguito il sospettato riconoscendolo quando si è tolto il pas­samontagna; perdendolo di vista per pochi minuti; rintracciandolo e bloccandolo po­chi minuti dopo mentre tornava sul luogo del delitto, a dire dell’accusa. Sequestrati il passamontagna: l’arma del delitto, un coltello da cucina con lama da 22 centimetri penetrata per quasi 5 centimetri nel torace; le scarpe dell’indiziato, ora al vaglio della “scientifica” per verificare se siano tracce di sangue quelle notate sulle suole.  Gli investigatori ritengono che Stramac­chia, già noto alle forze dell’ordine, abbia agito da solo al momento non ci sarebbero conferme della presenza di un secondo pre­sunto complice, anche se le indagini coordinate dal sostituto procuratore foggiano Paola Palumbo non sono concluse. Una delle ipotesi investigative (come riferito dal questore in conferenza stampa, ne riferiamo a fianco ndr) è che l’indagato possa aver accoltellato il commerciante perchè era sta­to riconosciuto nonostante calzasse un pas­samontagna. «Stramacchia con un passamontagna ri­cavato da un berretto in maglia ed armato di un grosso coltello da cucina» stando alla ricostruzione dei poliziotti «alle 18.45 di martedì ha fatto irruzione nella rivendita di bibite "Nardella e figli" dove c’era la vittima, per rapinare l’incasso della gior­nata». Mario Nardella ha reagito e Stramacchia «ha pugnalato al torace il com­merciante che, pur sanguinante, ha tentato di inseguire il rapinatore fuori dal negozio» prima di accasciarsi. Alcuni passanti l’han­no soccorso, è intervenuta l’ambulanza del «118», il viestano è stato accompagnato in pronto soccorso dov’è deceduto poco dopo: la prima ispezione cadaverica ha eviden­ziato una ferità vicino al cuore con la lama penetrata per quasi cinque centimetri. Nei prossimi giorni sarà disposta l’autopsia. A poche decine di metri dal luogo dell’omicidio c’erano «due pattuglie: una del Commissariato di Manfredonia, l’altra della sezione Polstrada di Vieste. E i poliziotti si legge nella nota stampa diffusa dagli investigatori nel corso della conferenza stampa “hanno notato distintamente un uomo esile, alto un metro e settanta con passamontagna blu e con in mano un grosso coltello, scappare inseguito dalla vittima che qualche metro dopo è stramazzato a terra”. I poliziotti visto che alcuni passanti stavano già soccorrendo il commerciante, hanno rincorso l’aggressore che durante la fuga “si è tolto il passamontagna venendo riconosciuto per Stramacchia, pregiudicato viestano, che abita peraltro vicino via Rossini”. I poliziotti rimarcano che l’indagato “è stato visto in viso a pochi passai” e riconosciuto anche “per il suo modo di camminare quasi claudicante”.Durante la fuga Stramacchia si sarebbe accorto della presenza dei poliziotti, “rivolgendo contro di loro il coltello per poi buttarlo, proseguire la fuga nonostante l’alt intimatogli ripetutamente, disfacendosi anche del passamontagna buttato in un cassonetto». Stramacchia sarebbe riuscito anche a far perdere per un po’ le proprie tracce, «sbucando in uno spiazzo adibito a parcheggio auto, approfittando della pre­senza di cantieri, vegetazione fitta e scarsa illuminazione». Le sue tracce sono state ritrovate «poco dopo in via Giovanni XXIII quando» hanno detto i poliziotti «ha ri­percorso a ritroso il percorso di fuga, passando oltre il portone di casa: nel frattem­po» dicono i poliziotti «si era cambiato d’abito. Stramacchia stava raggiungendo il luogo del delitto quando è stato bloccato» e accompagnato presso la caserma della lo­cale Polstrada. «Alle 3 di notte dopo un pianto liberatorio, Strarnacchia ha ammes­so le proprie responsabilità» dicono i poliziotti «cercando di giustificarsi e parlan­do di un incidente avvenuto nel corso del tentativo di rapina». 


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