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Rodi/ “Sembrava solo un gioco …” di Carmine Pagano in scena al “Mauro Del Giudice”

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Il Progetto “Andare a Teatro” dell’Istituto superiore “Mauro del Giudice” di Rodi Garganico si propone di arricchire l’offerta formativa in orario curricolare. Lo scopo è di avvicinare il mondo dei giovani e quello del Teatro, permettendo loro di sviluppare la capacità di lettura critica della realtà. Il regista-attore Carmine Pagano è tornato anche quest’anno all’Auditorium
“Filippo Fiorentino”, dove ha portato in scena un dramma da lui scritto,
diretto e interpretato, dal titolo “Sembrava solo un gioco”, suscitando
negli studenti il “gusto” per lo spettacolo dal vivo, attraverso la
presentazione di tematiche “forti” in senso valoriale, senza trascurare la
qualità della messa in scena e della comunicazione teatrale: le vicende
portate in scena sono state rese con un linguaggio diretto, accessibile a
un pubblico giovane.

“Sembrava solo un gioco… ” prende spunto da un fatto di cronaca: una rapina
in una gioielleria da parte di due ragazzi poco più che adolescenti finiti
nel giro della droga. L’impegno a non abbassare mai la guardia sul triste
fenomeno delle tossicodipendenze rappresenta l’idea chiave dell’opera.

Decisamente efficace la performance di Carmine Pagano e quella dei due
giovani attori co-protagonisti: Gabriele Musco e Vincenzo Casalino, che si
sono alternati in scena con dialoghi profondi, che hanno catturato
l’attenzione degli studenti, offrendo significativi spunti per la
riflessione.

Carmine Pagano vanta un’esperienza consolidata nel mondo dello spettacolo:
appassionatosi fin da ragazzo della scrittura teatrale e cinematografica,
ha esordito come attore teatrale a Roma nel 1980, nella Compagnia Italiana
per il Festival della Prosa di Franz Muller, per poi passare alla regia e
alla produzione, che spazia dal dramma alla commedia brillante, con
sapiente costruzione del percorso psicologico dei personaggi. Numerosi gli
spettacoli ideati per “Teatro D’Autore”. La prima produzione risale a
trentadue anni fa, 3 ottobre 1982, quando la compagnia teatrale si affacciò
alla ribalta nazionale, prima nelle regioni del Sud e poi in quelle del
Centro e del Nord Italia. Da quel giorno, migliaia le repliche degli
spettacoli “Nostro figlio si droga”, “Nel nome di Dio. Omaggio a Padre
Giuseppe Puglisi”, che Pagano ha presentato due anni fa al “Mauro del
Giudice” di Rodi. Don Puglisi, parroco del quartiere Brancaccio di Palermo,
fu ucciso dalla mafia il 15 settembre 1993. Lottò per il ripristino dei
valori della legalità, in una terra abbandonata a se stessa, dove la mafia
trovava manovalanza a basso costo e futuri “uomini d’onore”. L’importanza
delle istituzioni, della funzione educatrice della scuola e delle
infrastrutture culturali rappresentò il punto nodale del costante impegno
umano, sociale e religioso del parroco siciliano.

Altre opere importanti firmati da Pagano: “Sotto Ponzio Pilato”, “La lunga
notte dell’innominato”; “La morte nel cuore”, “Quando a Napoli le donne
…avevano la coda! ”, “Che notte, ragazzi! ”, tutti ispirati a temi di
grande impegno civile e sociale. Temi vissuti e rivisitati con gli occhi
del cuore…

Carmine Pagano ha lavorato anche come attore alla RAI, lo ricordiamo in
“Taranto Story” con Nino Taranto, che ha recentemente ricordato il 23
luglio scorso a Viggiano, in prima nazionale, con lo spettacolo: “Facciamo
finta che sia tutto a posto …Napoli che canta e ride… per non piangere…!”.
Oltre due ore in cui il Teatro si è unito alle Canzoni, alle Musiche e alle
Poesie, in un unico grande spettacolo all’insegna della comicità, ma
soprattutto dei ricordi e delle emozioni. «Finalmente, dopo 30 anni, posso
rendere omaggio al caro Nino Taranto, con cui ebbi l’onore di lavorare per
la RAI nel lontano 1984 – ha scritto Pagano sul suo profilo FB, in
occasione dello spettacolo -. Tremo come il primo giorno in cui lo
incontrai: seduti a un lungo tavolo, in Rai a leggere il copione, dovevo
fare suo figlio. Era la prima volta che ci vedevamo. Lui capì la mia paura…
mi strinse la mano e mi bisbigliò “Uagliò ch’è a papà? Fa’ ‘o brav’…”. Quel
sorriso e quella mano son rimasti nel cuore… ».

Teresa Maria Rauzino


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