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Per una mammografia 480 giorni. Sulle liste d’attesa è tutto da rifare

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Fallito l’esperimento di aprire gli ambulatori di notte. Risultato? 4 milioni di euro in meno nelle casse della Regione.

 

Sperimentazione interrotta, tempi di attesa biblici e oltre quattro milioni di euro in meno nelle casse della Regione. Un anno dopo, in Puglia è tutto da rifare nel programma di abbattimento delle liste di attesa in sanità. Imitare il Veneto, aprendo gli ospedali e gli ambulatori anche di notte, non ha sortito gli effetti sperati. In realtà, nemmeno nella Regione governata dalla Lega Nord era servito a qualcosa tenere accese, 24 ore su 24, le grande macchine (risonanze magnetiche, tac, acceleratori lineari). Forse proprio quella esperienza naufragata avrebbe potuto mettere in allerta, fatto sta che gli ammalati pugliesi devono tornare ad armarsi di molta pazienza. Di quanta pazienza? Ecco qualche esempio: a Bari per sottoporsi ad un semplice elettrocardiogramma con visita cardiologica, presentandosi oggi allo sportello dell’Asl la prenotazione viene fissata per il 29 aprile 2015; l’attesa per un holter dinamico si protrae sino al 27 aprile dell’anno prossimo; se invece un barese avesse bisogno di un ecocolordoppler, negli ospedali del capoluogo pugliese, sino a martedì scorso, non c’erano appuntamenti disponibili. Volendo, potrebbe rivolgersi all’ospedale di Corato ma non prima del 15 maggio del 2015.
La sperimentazione voluta dall’ex assessora regionale alla sanità, Elena Gentile, non ha prodotto il risultato che ci si attendeva: salvo sporadici casi, come il Policlinico di Bari, le liste di attesa erano e sono rimaste lunghe. Il 31 maggio scorso è finita la prima fase del progetto, degli 11 milioni investiti ne sono stati spesi poco più di 4. Poi, la giunta Vendola ha deciso di non riproporre gli ospedali aperti anche di notte. La motivazione ufficiale non si conosce, non è mai stata fornita, ma evidentemente il primo step non ha soddisfatto. Così come non si conoscono i dati ufficiali: a cinque mesi dalla fine del programma, la maggior parte delle Asl non sono state in grado di fornire al Corriere del Mezzogiorno un report. Così è stato necessario rivolgersi ai diversi Cup e fingere di dover effettuare una prenotazione. Questi gli altri risultati. Per una Tac, a Bisceglie e Barletta è necessario attendere almeno 60 giorni, va meglio a Canosa dove bisogna aspettare 30 giorni; per una risonanza magnetica al ginocchio a Barletta occorrono almeno 90 giorni di attesa; si sale a 160 giorni se l’esame diagnostico riguarda la spalla, addirittura 180 giorni se la risonanza va eseguita all’addome. Per lo stesso esame, però questa volta al torace, ad Andria è necessario aspettare 170 giorni. E ancora: in Puglia, per una mammografia (e stiamo parlando del primo controllo non sintomatico) la prima data disponibile è per novembre 2015, tra un anno. Ma la media è molto più elevata, circa 480 giorni. Per una colonscopia ci vogliono 210 giorni in media nell’Asl Bari. Non va meglio a Lecce: ad esempio, al Vito Fazzi, il più grande ospedale cittadino, per una risonanza al cervello bisogna addirittura attendere 300 giorni; per una risonanza muscoloscheletrica a Cerignola servono 170 giorni. Cosa non ha funzionato? Secondo i manager delle Asl, paradossalmente il primo ostacolo è stato convincere i cittadini ad anticipare la visita o l’esame medico, presentandosi magari di sera in ospedale. Il 32 per cento delle persone contattate dai Cup provinciali avrebbe rifiutato l’offerta di effettuare il controllo in una data diversa da quella prenotata prima che la sperimentazione partisse. Qualche risultato positivo si è registrato al Policlinico di Bari, dove alcuni tempi di attesa sono stati dimezzati: ad esempio, anziché un anno, per l’ecografia al cuore oggi bisogna aspettare 45 giorni; per una visita endocrinologica si è passati da 70 a 30 giorni. Anche il centro di eccellenza barese, però, ha dovuto fare i conti con i tanti «no» ricevuti dai pazienti in lista: circa il 38 per cento dei cittadini contattati per anticipare l’esame medico ha preferito mantenere la propria prenotazione. Nel piano della Regione Puglia erano 26 le prestazioni potenziate con i turni aggiuntivi: si andava dalla visita cardiologica a quella oculistica, dalla mammografia alle tac e risonanza magnetiche, passando per l’endoscopia gastrica e del colon retto, solo per citarne qualcuna.


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