The news is by your side.

Vieste/ Omicidio “La Chianca”: Bramante si racconta dal Pm (2)

11

“Vedi quanto valgano stì cristiani? Una cartuccia. Lo avrebbe detto il pescatore subito dopo aver ammazzato il cognato. Così l’accusa invece ricostruisce la modalità del delitto.

 

La confessione di Riccardo Bramante il pescatore di 37 anni accusato d’aver ucciso in mare con una fucilata al petto il cognato Antonio Di Mauro di 39 anni fu mattina del 16 ottobre scorso, contrasta molto con la ricostruzione del delitto della Procura e dei cara­binieri. Alle 6.30 la barca di 3 metri con a bordo Di Mauro e l’amico usciti in mare all’alba per recuperare le reti calate la sera prima, fu avvicinata da un’altra imbar­cazione con a bordo Bramante e un altro pescatore con il presunto assassino- che avrebbe chiesto dove fosse il segnale delle sue reti, allontanandosi per poi tornare un quarto d’ora più tardi: in questo lasso di tempo Bramante (che ha confermato la circostanza) sarebbe tornato in porto, avrebbe prelevato il fucile e sarebbe risalito sulla barca per raggiungere al largo di Vieste il cognato.  Nel momento in cui la barca con l’indagato è tornato ad avvicinarsi a quella su cui c’erano vittima e testi­mone, Bramante – secondo la ricostruzione dell’accusa – ha detto al testimone: «abbassati, abbassati». Alla ri­chiesta di spiegazione del teste, Bramante ha estratto il fucile e rivolgendosi al cognato gli ha detto: «a te cer­cavo», In un estremo e inutile tentativo di difendersi, Di Mauro, ha scagliato un remo contro il cognato che a quel punto gli ha sparato colpendolo in pieno petto, e Di Mauro prima di morire ha avuto, appena il tempo di pronunciare poche parole rivolte all’amico: «dì, mi ha fatto» . Bramante si è poi rivolto al testimone e gli ha ordinato di «buttare in acqua Antonio», ma al rifiuto è salito lui stesso sulla barca, per disfarsi del corpo fa­cendosi scivolare in acqua (fu ripescato dopo 60 ore, la sera del 18 ottobre in località «Vignanotica»), Prima d’allontanarsi con la propria barca per tornare iri portò, • il presunto assassino si è rivolto nuovamente al testi­mone per minacciarlo, stando alla tesi dell’accusa, con queste frasi: «vedi quanto valgono questi cristiani? Una cartuccia, e tu vedi di tenere la becca chiusa perchè se no il prossimo se tu e la tua famiglia: non ti faccio fuori perchè hai una figlia». Bramante avrebbe anche intimato al testimone di raccontare che Di Mauro era stato ammazzato da due sconosciuti incappucciati che avevano affiancato la loro barca. Il testimone rientrò subito in porto e poco dopo raggiunse la caserma della locale tenenza dei carabinieri, raccontando quanto successo. L’omicidio era avvenuto poco prima delle 7, alle 11 Bramante fu rintracciato dai carabinieri in un bar di Vieste ed arrestato: sulla sua barca gli investigatori trovarono il fucile verosimilmen­te usato per l’omicidio. Il testimone riferì anche che una decina di giorni prima, Bramante gli disse di non fre­quentare Di Mauro altrimenti sarebbe stato iscritto an­che fui «sul libro dei morti».
 


error: Il contenuto di questo sito è protetto dal Copyright