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Non pago le tasse. Mi autorizza la Costituzione (2)

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Un imprenditore catanese lancia la campagna e dal Gargano ai Monti Dauni aderiscono in massa. Anche da Vieste sono in tanti a voler emulare la singolare protesta e chiedono ai colleghi foggianio di aderire in massa all’iniziativa #IOnonMIammazzo

 

La crisi economica che imperversa sul Bel Paese da ormai troppo tempo ha messo al­le strette numerose aziende, grandi o pic­cole è indifferente, e un gran numero di at­tività commerciali sono costrette a chiude­re giorno dopo giorno. Aumento dell’Iva, tasse a gogò, contributi e quant’altro sono un vero e proprio stress che gli imprenditori italiani .non sempre possono sopportare, e così c’è chi chiude la propria attività e chi, come Giuseppe Pippo Barresi di Scordia, in provincia di Cata­nia, decide di non pagare più le tasse. "Mi autorizza la Costituzione" spiega l’im­prenditore siciliano, che ha lanciato la campagna #IOnonMlammazzo che sul web sta raccogliendo un numero davvero considerevole di consensi. Perchè non vorrebbe pagare più le tasse? "lo non riesco più a pagare, con i miei incassi, tutte quelle tasse che lo Stato mi chiede. Mi appello ai principi dello stato di necessità e della ca­pacità contributiva proporzionale al pro­prio reddito, stabiliti rispettivamente dagli articoli 54 del Codice Penale e 53 della Co­stituzione per legittimare il mio rifiuto ca­tegorico di continuare a contribuire, attra­verso le tasse, alle spese per il manteni­mento dei privilegi della classe politica che ci governa, vera protagonista di questa cri­si economica. Con le loro scelte, i politici hanno mantenuto uno Stato parassitario, e scaricato le proprie responsabilità verso le categorie più deboli, in particolare piccoli commercianti e artigiani. Tassa dopo tassa ci hanno portato allo stremo e oltre, spesso inducendoci a pensare seriamente al suicidio. E questa è l’accusa maggiore che faccio ai nostri governanti: induzione al suicidio. In questi anni ho cercato di pagare le bol­lette, che sono quadruplicate, ho cercato di pagare le tasse comunque quadruplicate, ho cercato di mantenere in vita la mie atti­vità portando al minimo i costi di gestione e riducendo le mie entrate, perché costretto ad abbassare i prezzi (nonostante l’Iva) per mantenere la clientela". Quindi, dato che non ce la fa, non paga le tasse. "Di conseguenza, ribadisco aperta­mente di non poter più pagare ulteriori tas­se: non sono un delinquente, non sono un ladro e non voglio essere un evasore, ma davanti a una politica che continua insen­satamente a mantenere privilegi e costi sproporzionati, vergognosi e irrispettosi nel confronti di tutti i lavoratori di questo Paese, inizio questa protesta economica appellandomi ai due sopracitati principi: Articolo 54 comma l del Codice Penale: sta­to di necessità. Non è punibile chi ha com­messo il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pe­ricolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamen­te causato, né altri­menti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo. Il vertigi­noso e incontrollato aumento delle tasse ha prodotto un danno grave e attuale alla mia famiglia mettendo in pericolo soprat­tutto il futuro dei miei figli e nipoti. Artico­lo 53 comma l della Costituzione italiana: tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Io non incasso abbastanza per pagare tutte queste tasse e se non in­casso abbastanza vuoi dire che c’è qualco­sa nei conti dello Stato che non funziona e quindi essendo cittadino italiano esigo che lo Stato si faccia garante della mia condi­zione familiare". Insomma, Pippo Barresi vorrebbe pure contribuire a sostenere lo Stato italiano pagando le tasse e tutte le imposte che un artigiano come lui è costretto a sorbirsi ogni mese, ma non riuscendo a farlo per via degli scarsi in­troiti e delle uscite che superano gli incassi, decide di appellarsi alla carta costituzio­nale e non pagare più le tasse. Decide così di lanciare questa campagna, subito appoggiata da numerosi commer­cianti in giro per l’Italia, e trova il pieno sup­porto anche in Capitanata, dove dal Garga­no ai Monti Dauni passando per l’ofantino sono in diversi già ad aver deciso di seguire l’esempio di Barresi e di non versare più contributi allo Stato. Per il momento, però, preferiscono restare anonimi, in attesa di creare un comitato che riunisca tutti coloro che parteciperanno all’iniziativa:"Siamo convinti che solo dando un se­gnale così forte alla politica nazionale si potrà invertire la rot­ta e quindi far ragio­nare i signori di Roma, facendo capire loro che siamo vera­mente senza un centesimo" spiegano alcu­ni commercianti viestani. "Ora, abbiamo già preso contatto con altri colleghi di tutta la provincia di Foggia, vogliamo fare una grande manifestazione che indu­ca tutti a supportare questa iniziativa. Pau­ra di repressioni? Tanto già oggi riceviamo le lettere di Equitalia. Una in più o una in meno non cambia nulla, non riusciamo a pagare e se lo Stato non vuole vederci mo­rire – in tutti i sensi – non deve far altro che accettare questa nostra iniziativa". Avete provato a contattare Barresi? "Sì, sappiamo già che c’è un grande chiacchierare sui social, in molti stanno seguendo l’esempio di Pippo. Noi lanciamo un appello a tutti i commercianti della Capitanata, affinché, casomai anche grazie a qualche associa­zione di categoria, si riesca davvero a fare un’ azione concreta ma soprattutto tutti in­sieme. Solo uniti ci facciamo sentire più forte". Renzi è avvisato: o si cambia o è inu­tile chiedere il pagamento delle tasse.

Giuseppe Fabio Ciccomascolo
L’attacco

 

 

 

 

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