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Eterologa gratis, ma non per tutti

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Parte anche la Puglia: le donne under 43 potranno fare fino a tre tentativi. Recepite le linee guida nazionali. Tre i centri pubblici. E’ corsa all’accreditamento per i privati. Si pagherà solo il ticket.

 

La fecondazione artificiale entra ufficialmente tra le prestazioni garantite dal sistema sanitario regionale. Anche la Puglia si allinea dunque al via per l’ete­rologa, raggiungendo le altre Regioni che all’indomani della sentenza della Consulta hanno sbloccato la procreazione assistita con donatore esterno alla coppia. Nell’ultima riunione del 2014 la giunta regionale ha infatti approvato la delibera che riorganizza l’accesso alle prestazioni di procreazione medicalmente assistita. La Puglia ha recepito in toto le indicazioni della Conferenza delle Regioni: le presta­zioni (salvo il ticket che varia dai 400 ai 600 euro) saranno a carico del sistema sa­nitario pubblico ma solo per le donne di età. inferiore a 43 anni, e fino ad un massimo di tre tentativi totali. Tutte le altre donne, o chi vorrà ritentare il trattamento, dovrà pagarlo di tasca propria (dai 2.000 ai 4.500 euro). Il contributo regionale per la Pma, introdotto con il bilancio dello scorso anno, verrà erogato fino al 31 marzo. Sarà invece gratuito tutto il percorso della donazione, che prevede uno screening generale molto stringente . Si apre dunque la fase operativa, che passa anche attraverso l’accreditamento delle strutture private: un nuovo business che nel resto d’Italia è già esploso, visto che le richieste sono tante e le attese superano ormai l’anno abbondante. In Puglia i centri pubblici per il momento sono soltanto tre; Policlinico di Bari (già pronto), Conver­sano e Nardò (operativi ma su altre tec­niche). Poi ci sarà, appunto, il prevedibile interesse delle undici cliniche private spe­cializzate, alcune delle quali teatro negli scorsi anni di vere e proprie truffe al sistema sanitario. per i rimborsi sulla pro­creazione assistita (a Bari è in corso un processo ai responsabili di quattro di que­ste strutture). In più, alcune associazioni di ispirazione cattolica hanno segnalato casi in cui cliniche private offrivano alle coppie anche la possibilità di accedere all’eterologa, anche se poi le prestazioni venivano erogate materialmente all’estero. Tuttavia la Regione ha previsto, una pro­cedura specifica per concedere l’autoriz­zazione alla eterologa, procedura da concludere entro il 30 marzo: i privati do­vranno, dimostrare anche il possesso di una serie di requisiti di qualità. Fino al 9 aprile 2014, data della sentenza 162 della Corte Costituzionale, in Italia la fecondazione eterologa era infatti proibita: chi decideva dì ricorrere a questa tecnica era dunque costretto ad emigrare, con costi enormi. E dopo la Consulta il governatore Nichi Vendola sul punto era stato cate­gorico: «Finalmente si volta pagina – aveva detto -, dopo anni di oscurantismo e di medioevo. Si volta pagina perché le Re­gioni semplicemente applicano una sen­tenza della Corte Costituzionale che can­cella il divieto di ricorso all’eterologa. Emerge la consapevolezza che i diritti delle persone non possono essere subordinati a una morale confessionale, o a una ideologia di Sta-to. Si volta pagina perché la vita reale e gli individui in carne e ossa non possono essere prigionieri di quei fondamentalisti nostrani che hanno impu­gnato la religione come un codice del "sorvegliare e punire" imponendo al le­gislatore vincoli e prescrizioni che il giudice supremo ha giudicato lesivi di prin­cipi fondanti della nostra convivenza. Ora si tratta di garantire l’effettività di un diritto e accogliere nella platea dei livelli essenziali di assistenza anche il ricorso a questa tecnica di fecondazione assistita». In sei mesi il sistema sanitario nazionale si è riorganizzato, ed in alcune regioni (a partire dalla Toscana) le strutture pub­bliche sono già attive da tempo: una coppia su 10, secondo gli ultimi dati disponibili, proviene dalla Puglia. Secondo alcune sti­me di settore potrebbero essere circa 1.500-2.000 all’anno le coppie pugliesi in­teressate, alla fecondazione eterologa, al momento tutte dirottate verso centri di fuori regione. D’altro canto, però, il Policlinico di Bari dovrebbe essere pronto a partire entro poche settimane. 


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