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Regione/ Spiagge, sarà un’altra estate di divieti

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Nessun Comune pugliese ha approvato il Piano Coste.

 

 La scorsa estate le Capitanerie di Porto hanno chiuso mezza costa pugliese per il rischio di crolli delle falesie. Sono passati sei mesi; e nel frattempo nulla è cambiato. Tra giovedì e venerdì è prevista la prima riunione tra i tecnici del Demanio e gli operatori sui con­tenuti della nuova ordinanza bal­neare, e gli operatori lanciano l’al­larme: in assenza di interventi, in Puglia si rischia una nuova estate di divieti. Il problema ha molte sfaccet­tature, ma parte dalla mancata operatività del Piano regionale: nessuno dei 55 centri costieri della Puglia ha infatti adottato il piano comunale. Gli interventi di con­solidamento sono costosissimi; ma almeno una pianificazione di dettaglio potrebbe graduare i rischi: servirebbero studi di appro­fondimento (rispetto alle carto­grafie dell’ Autorità di bacino) che non sono mai stati effettuati. Que­sto è il motivo per cui le capita­nerie proibiscono l’uso di decine di km di costa (e delle relative stra­de) creando enormi danni al turismo. «Nella riunione che abbiamo fatto a fine dicembre alla presenza delle Capitanerie – conferma l’assessore regionale ai Lavori pub­blici, Gianni Giannini -, tra i prov­vedimenti richiesti ai Comuni in­teressati c’erano non a caso i piani delle coste: sono una delle con­dizioni necessarie per non ritrovarsi nuovamente nella condizio­ne di subire le legittime ordinanze delle capitanerie». L’assessore al Demanio; Leo Di Gioia, ha invece convocato gli operatori (l’incontro dovrebbe slittare a venerdì) per discutere dell’ordinanza balneare. «La modifica al Piano delle coste – dice Di Gioia – è già incardinata in commissione, dove l’Anci propo­ne modifiche anche sostanziali che vanno nel senso della sem­plificazione». Ma da due anni la Regione è inerte nei confronti delle inadempienze dei Comuni: «Stiamo valutando – dice Di Gioia­ se convenga procedere con il commissariamento dei Comuni man­tenendo la legge attuale, oppure capire perché il Piano regionale non sia stato attuato e, cambiarlo. In ogni caso, però, i balneari non possono pretendere l’azzeramento delle regole». Le mappe di rischio dell’Auto­rità di bacino sono al momento un ostacolo difficilmente superabile: basti dire che, volendole applicare alla lettera, la Regione dovrebbe ritirare le concessioni a tutti gli storici stabilimenti balneari di Bari che insistono sull’area del co­siddetto canalone. E lo stesso di­scorso vale per le zone più belle del Salento e del Gargano, tutte ri­cadenti in aree a rischio massimo. «Le opere di messa in sicurezza – sono impossibili perché i Comuni non hanno fondi – fa notare Fa­brizio Santorsola, vicepresidente di Federbalneari Puglia  ed ai privati viene impedito di interve­nire a spese proprie perché non è previsto. Il risultato è che nei tratti di costa interessati saranno revo­cate le concessioni, ma le zone a rischio diventeranno spiaggia li­bera e resteranno aperte». Ma sul" la mancata approvazione dei Pia­ni comunali, gli operatori difen­dono gli enti locali: «La colpa, dice Santorsola – è di norme tecniche di attuazione troppo restrittive, se i Comuni procedessero il disastro sarebbe ancora maggiore». Gli operatori chiedono che anche l’ordinanza balneare vada nel senso delle semplificazioni: «Non è possibile dover chiedere una au­torizzazione per la semplice ma­nutenzione dell’arenile, né che non ci venga consentito di adeguare le nostre strutture al sem­pre maggiore livello di qualità ri­chiesto dal turismo: c’è chi non riesce a costruire neppure un ba­gno aggiuntivo. E tutto questo mentre proliferano i lidi abusivi, veri contrabbandieri del settore senza salvataggio né pronto soc­corso che in base alla legge attuale non rischiano assolutamente nul­la se non la revoca di una con­cessione che non hanno». Quest’anno i balneari chiederanno di inserire nell’ordinanza la possi­bilità di autorizzare corridoi di stazionamento in cui sia impedita la balneazione, per consentire a piccole imbarcazioni (o ai tender dei grandi yacht) di avvicinarsi alla costa e scendere a terra: «È già consentito in quasi tutte le Regioni italiane». C’è infine poi il problema dell’erosione costiera. «L’Autorità di bacino – dice Giannini – né sta studiando le cause, e sta ipotiz­zando forme di ripascimento: ma serve sabbia con le stesse carat­teristiche di quella erosa. Quando lo studio sarà finito convochere­mo gli operatori, alcuni dei quali si sono detti disponibili a inter­venire in proprio». 


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