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Lotta alla criminalità organizzata, 32 ordinanze di custodia cautelare in provincia (2)

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Sono trentuno le persone arrestate all’alba di oggi, dai carabinieri del comando provinciale di Foggia, nell’ambito dell’”Operazione Babele” che ha sgominato una organizzazione criminale operante a Trinitapoli e che ha, di fatto, tranciato i rapporti stretti con altre realtà attive nel nord Barese e nel Foggiano, ma anche a Lecce e Reggio Calabria. L’operazione costituisce l’esito di una complessa ed articolata indagine diretta dalla Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, che ha svelato i nuovi assetti criminali operanti nel comune di Trinitapoli, in un contesto di contrapposizione tra i gruppi "Gallone-Carbone" e "Miccoli-De Rosa". In manette sono finiti i principali esponenti dei due clan, ma è stato notificato in carcere un ordine d’arresto anche per  Pasquale Moretti, ritenuto a capo dell’omonimo clan foggiano, accusato di stretti legami con la famiglia Gallone per i traffici di droga e delle banconote false.

In carcere sono finiti: Domenico Caprioli, 28 anni di Foggia; Marta Carbone, 63 anni di Trinitapoli; Raimondo Carbone, 36 anni di Canosa di Puglia; Vito Carbone, 38 anni di Barletta; Vittorio Cicinato, 25 anni di Canosa di Puglia; Giovanna Gallone, 30 anni di Canosa di Puglia; Pietro De Rosa, 37 anni di Trinitapoli; Francesco Gallone, 32 anni di Canosa di Puglia; Giuseppe Gallone, 39 anni di Trinitapoli; Felice Iodice, 44 anni di Trinitapoli; Tommaso Lacalamita, 35 anni di Barletta; Giuseppe Lafranceschina, 36 anni di Trinitapoli; Raffaele Miccoli, 46 anni di Trinitapoli; Michelangelo Dassisti, 35 anni di Barletta; Francesco Valentino, 45 anni di Margherita di Savoia; Paolo Losurdo, 35 anni di Cerignola; Francesco Russo, 40 anni di Cerignola; Pasquale Moretti, 36 anni di Foggia; Emiliano Vergine, 35 anni di Campi Salentina; Rocco Depaola, 56 anni di Rosarno; e Francesco Rullo, 28 anni di Cinquefrondi.

Agli arresti domiciliari sono finiti Teresa Benedetti, 64 anni di Trnitapoli; Francesco D’Aprile, 70 di Manfredonia; Vittorio Seccia, 54 di Cerignola; Filippo Griner, 33 di Andria; e Luigi Cicinato, 54 anni di Trinitapoli. Gli obblighi di dimora sono stati emessi nei confronti di Gerardo Abatino, 42 anni di Cerignola; Giovanni Cavaliere, 40 anni di Canosa di Puglia; Piero D’Amore, 28 anni di Manduria; Ruggiero Del Negro, 40 anni di Trinitapoli; e Concetta Moretti, 39 anni di Foggia.

La DDA di Bari contesta, in particolare, cinque estorsioni, traffici di droga con la Calabria, rapina, detenzione di armi e un tentato omicidio avvenuto a Margherita di Savoia il 9 luglio 2011. I carabinieri hanno accertato che, nonostante fosse detenuto nel carcere di Taranto, Giuseppe Gallone continuava a tenere le redini del clan, impartendo ordini consegnando pizzini a sua madre e a sua sorella – Marta Carbone e Giovanna Gallone – durante i colloqui nel penitenziario. Il racket era la principale fonte di guadagno dei due clan: spicca, in particolare, l’odissea di un imprenditore, al quale fu incendiato il capannone di imballaggi, del valore di 300mila euro; in seguito, l’uomo fu costretto a versare mensilmente fino a 800 euro, in parte ai Gallone, in parte ai Miccoli.

Le investigazioni hanno fatto emergere, anche, una presunta collaborazione del gruppo Gallone con esponenti di spicco della società foggiana. In particolare è emerso il coinvolgimento di Pasquale Moretti, ritenuto al vertice della batteria mafiosa Moretti-Pellegrino-Lanza di Foggia e della sorella Concetta negli affari criminali dei Gallone, soprattutto nel traffico illecito di sostanze stupefacenti e banconote false, tale da delineare l’esistenza di una consolidata alleanza da contrapporre ai rispettivi gruppi criminali rivali.

L’attività ha fatto emergere il traffico di sostanze stupefacenti – in particolare cocaina, marijuana ed hashish – quale principale attività illecita organizzata secondo una struttura associativa gerarchicamente organizzata ed armata che aveva al vertice sempre Giuseppe Gallone che, nonostante fosse in carcere, impartiva le sue direttive alla madre e al binomio Vittorio Cicinato e Giovanna Gallone sulle forniture e la successiva attività di spaccio, che avveniva nei pressi delle loro abitazioni.

Molti indagati, poi, si presentavano in bar e ristoranti, consumavano e andavano via senza pagare il conto. Scoperti, poi, i collegamenti con la ndrangheta: i clan di Trinitapoli avrebbero voluto scambiare eroina per cocaina con i clan di Reggio Calabria, ma lo scambio non si è mai concretizzato. Nell’inchiesta, inoltre, era coinvolto anche Severino Benedetti, imparentato con alcuni degli arrestati, ucciso lo scorso 12 gennaio mentre raccoglieva ortaggi alla periferia di Trinitapoli.

I militari hanno accertato il potere del gruppo e la possibilità di auto-approvvigionarsi dello stupefacente, anche attraverso la coltivazione diretta di marijuana, come dimostrato con il sequestro di 70 kg di sostanza stupefacente ed un’intera piantagione (1.320 piante) operato dai carabinieri lo scorso 17 settembre con l’arresto di Luigi Cicinato, padre di Vittorio. Durante l’intera attività sono stati effettuati 15 arresti in flagranza di reato, sono stati sequestrati 200 grammi di hashish, 100 di cocaina, 75 kg di  marijuana, 1.320 piante della stessa sostanza stupefacente e 2 pistole con matricola abrasa. Sono stati, altresì, documentati 153 episodi di detenzione di sostanze stupefacenti e 31 episodi di detenzione abusiva di armi.


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