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Lesina/ Costruzioni abusive a “Foce Schiapparo”

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Denunce e sequestri.

 

 Si continua a costruire in barba alle aree protette del Parco del Gargano. A finire nel mirino del comando della "Stazione forestale di San Nicandro Bis", ancora una volta è il complesso edilizio di Lido Schiapparo in località "Tamaricelle". Il bliz contro l’abusivismo edilizio ha fatto scattare sigilli, e denunce a carico della ditta,e del committente dei lavori, che stavano operando in agro del Comune di Lesina, e in parte su suolo demaniale marittimo per la costruzione di manufatti di cemento. A finire sotto sequestro in tutto: una piattaforma di 140 mq circa, un muro di recinzione a perimetrare una superficie di 2mila mq, e una struttura di 50 mq, oltre ad attrezzi da lavoro e materiali edili sul posto, messi tutti a disposizione dell’autorità giudiziaria. I reati ipotizzati vanno dalla violazione del vincolo paesaggistico-am­bientale, fino alla "Navigazione per occupazione del suolo de­maniale marittimo". La località è diventata spes­so teatro di reati di abu­ivismo ambientale, tanto che solo negli ne­gli ultimi due anni.sono stati posti sotto seque­stro giudiziario dallo stesso comando foresta­le ben. dieci immobili, tutti insistenti proprio sul lido "Schiapparo". Intanto il Comune di Lesina ha deciso di ri­correre in appello alla Commissione tributa­ria regionale della Puglia contro la sentenza LESINA Foce Schiapparo emessa dalla Commissione tributaria provinciale di Foggia in merito al pagamento della Tarsu sugli immobili che insistono sull’istmo Schiapparo. L’appello proposto esamina il caso evidenziando che l’immobile in questione è di proprietà della parte ed è regolarmente accatastato ed afferma che il presupposto della tassa si smaltimento dei rifiuti urbani è l’occupazione ola detenzione dei locali od aree scoperte adibite a qualsiasi uso. Nel caso del ricorso, il Comune di Lesina dichiara che l’immobile è in un’area condonata in cui sono stati forniti e svolti servizi per l’abitabilità; tutte le abitazioni esistenti si sono messe in regola ed hanno versato la somma dovuta. Se in contribuente non utilizza l’immobile per sua scelta, secondo il Comune, non può decidere di non dichiarare e di non pagare. Il Comitato-Istmo, invece, fa presente che «dopo 47 anni dai primi manufatti, il Comune non ha ancora provveduto ad urbanizzare la zona e ritenere che l’istmo è reso abitabile è un termine veramente improprio. Infatti, lo stato dell’unica arteria è pessimo, manca l’illuminazione pubblica, l’energia elettrica e la rete idrica e fo­gnante. Le costruzione abusive sono inutilizzabili perché manca il certificato di abitabilità. L’unico documento che dichiara sicu­rezza, igiene, salubrità, risparmio energetico degli edifici». Intanto la presentazione del ricorso di appello da parte del comune rinvia soluzioni certe sul pagamenti delle tasse comunali relativi ai manufatti di un territorio che, forse, nessuno è vuole regolarizzare.

Antonio Villani


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