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Vieste/ Tre piste per la morte di Notarangelo

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Ma non c’è ancora una pista privilegiata per l’omicidio, tant’è che non è stato eseguito nessuno stub su sospettati. Rivalità con un altro clan, frattura interna al gruppo, commando giunto da fuori.

 

 Nessuno «stub» alla ricerca di residui di polvere da sparo su vestiti e mani di sospettati è stato effettuato nelle ore immediatamente successive all’agguato di 48 ore fa alle porte di Vieste in cui è stato ucciso con 25 colpi esplosi da 4 diversi tipi di armi (due pistole, un fucile e un mitra) Angelo, Notarangelo, 37 anni, allevatore soprannominato «Cintaridd». Era ritenuto al vertice dell’omonimo clan, condannato in primo grado a 11 anni per il racket della guardiania nel processo «Me­dioevo» (e con una ri­chiesta di 10 anni nel processo-gemello «I tre moschettieri»): era tornato in libertà era tor­nato in libertà lo scorso 31 luglio, dopo 3 anni e 4 mesi trascorsi dietro le sbarre ed ai domiciliari (da agosto 2013 a luglio 2014 in una casa a Termoli).

LE IPOTESI INVESTIGATIVE  

Chi ha deciso di uccidere il boss (etichetta sempre respinta dalla vittima)? E’ questa la domanda-chiave intorno alla quale ruo­ta l’indagine dei carabinieri coordinata dal pm della Dda di Bari Giuseppe Gatti. La morte di Notarangelo segna una frat­tura all’interno del suo gruppo, che se­condo le mappe delle forze dell’ordine conta una ventina di persone? Oppure è legato a contrasti con clan della zona? O il mandato di morte e il commando è giunto da fuori Vieste? Il presunto ca­rattere accentratore di «Cintaridd’», for­se deciso a riprendere le fila degli affari dopo la scarcerazione in seguito ad una lunga detenzione, ne ha segnato la mor­te? Sono gli interrogativi di un’indagine di difficile soluzione che muove i primi passi. Gli esami «stub» eseguiti dalle forze dell’ordine subito dopo un omicidio danno un’idea indicativa di quale direzione abbiano imboccato le indagini nella prima fase. In questo caso nè stub, nè pare perquisizioni.

TORNAVA DAL MANEGGIO

La mancanza di testimoni oculari (se qual­cuno ha visto si è ben guardato dal farsi avanti magari anche in forma anonima) non facilita chi sta ricostruendo la dinamica dell’agguato. Da due giorni No­tarangelo era sottoposto alla sorveglian­za speciale, non avrebbe dovuto quindi mettersi alla guida del suo «suv» «Toyota Rav 4» su cui ha trovato la morte. So­litamente era accompagnato da qualcuno quando si recava nel suo maneggio situato alla periferia di Vieste, si sta verificando se anche lunedì mattina qualcuno lo abbia accompagnato nel recarsi alla masseria; mentre i carabinieri tendono ad escludere che ci fosse una seconda persona al momento dell’aggua­to perchè vista la pioggia di fuoco sa­rebbe stata colpita. Per quanto ricostrui­to dagli investigatori – ascoltate una quindicina di persone tra familiari e amici della vittima – Notarangelo è usci­to di casa alle 7, ha raggiunto il maneggio per dar da mangiare ai cavalli, si è intrattenuto mezz’ora, si è rimesso in auto per tornare a Vieste.

USATE PISTOLE, MITRA E FUCILE

I killer – verosimilmente a bordo di una o più auto che hanno affiancato quella del­la vittima – sono entrati in azione poco prima delle 7.40 su un rettilineo della strada provinciale, ad un chilometro dal­la masseria di Notarangelo. il «suv» è stato trovato fermo sul ciglio della strada, nè sarebbero state trovate tracce di frenata. Notarangelo era fermo con l’au­to quando è stato ucciso? Oppure il mez­zo era in movimento e si è fermato quan­do il conducente è stato ammazzato, ma senza finire fuori strada? Anche questo è da capire. Sul luogo dell’agguato i carabinieri della «Sis» del reparto opera­tivo di Foggia – sezione investigazioni scientifiche – hanno repertato 8 bossoli esplo­si da una pistola se­miautomatica calibro «9 x 21»; 8 proiettili e bossoli di una pistola calibro «40»; 2 borre (il «coperchio») di cartuc­cia di fucile calibro 12 caricato forse a pallettoni; un bossolo calibro «5.56» usato per mitra-fucili d’as­salto. Il primo soccorritore, un medico in transito sulla provinciale, ha trovato No­tarangelo riverso sul sedile e l’ha tirato fuori dall’abitacolo per provare a soc­correrlo, ma non c’era più nulla da fare .

ESEGUITA L’AUTOPSIA

Ieri mat­tina nell’obitorio degli ospedali riuniti di Foggia gli anatomopatologi dell’isti­tuto di medicina legale hanno eseguito l’autopsia. Carabinieri e Dda attendono di sapere la traiettoria dei colpi e se qualcuno di essi sia stato esploso da una distanza inferiore al mezzo metro, il che potrebbe anche far pensare che qual­cuno dei sicari sia sceso ed abbia esploso colpi di grazia. Tanta ferocia ha un si­gnificato particolare di odio nei confron­ti della vittima (come verificato in altri omicidi sul Gargano)? Oppure una tale potenza di fuoco era «funzionale» a non lasciare scampo a Notarangelo perchè chi gli ha sparato non poteva permet­tersi di fallire?


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