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BRIGANTAGGIO A VIESTE. Parte 1ª .

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Dopo il compimento dell’unità nazionale, i regi governi non ebbero la mano felice col Meridione, talché negli anni 1860/63 dovettero fronteggiare quel fenomeno di protesta selvaggia che è passato alla storia col nome di brigantaggio.

 In esso, sotto l’emblema del movimento vandeano, confluirono e si confusero le violenze di autentici briganti e le attese deluse di una popolazione frustrata in tutto meno che nell’immaginazione. Il brigantaggio ebbe ramificazioni in tutti i comuni del Gargano e diede luogo ad atti di estrema crudeltà e ad imprese di straordinaria audacia, quali l’occupazione da parte di bande armate delle cittadine di S. Giovanni Rotondo, Vieste, Mattinata e Vico. All’alba del 27 luglio 1861 , un fuoco di artiglieria svegliò Vieste. Una banda di circa 60 briganti si riversò tra le vie e le piazze del paese, dopo una fragile resistenza da parte delle guardie Nazionali, essi liberarono i detenuti dalle carceri mandamentali e cominciarono a saccheggiare, provocando incendi e facendo strage dei liberali più eminenti. La banda era guidata da Iacovangelo, detto il “Pezzente” e da Giuseppe Patetta, detto “il generale”. Questa banda era aiutata da quella del Principe Luigi. Il paese per due giorni fu sottosopra,… le vie furono intrise di sangue, nove furono i morti dopo quelle due infauste giornate. Anche alcune donne combatterono al fianco dei briganti, come a Vieste. Qui la popolana Leonida Azzarone fu uccisa sul terrazzo dalle guardie nazionali durante uno scontro a fuoco. Il mattino del 31 luglio sbarcarono le truppe del generale Pinelli, per reprimere i rivoltosi, ma le bande dei briganti avevano già abbandonato il paese. Furono arrestate molte persone, di cui uno solo fu fucilato per tradimento. Furono emanati il 17 settembre i primi ordini , dal comando generale della Capitanata , per reprimere il brigantaggio . Il 15 agosto 1863 fu emanata da Vittorio Emanuele II la legge Pica , che prevedeva misure straordinarie e tribunali speciali per sgominare il brigantaggio. La legge Pica diede i suoi effetti e quando arrivò a Vico del Gargano il generale Pinelli con numerosi soldati , gli arresti furono a centinaia, parecchi fucilati, e furono scovati ed uccisi a tradimento i due famigerati briganti vichesi Vincenzo Scirpoli, che infestava le campagne di Rodi e Piero Iacovangelo, detto il Pezzente, che aveva ucciso un soldato dietro una macchia. E’ memoria che il cadavere di quest’ultimo , portato in Vico, fu appeso ad una grosso albero nel largo San Domenico, obbligandosi la madre di lui a sedersi sotto quell’albero da cui pendeva il figlio. Intanto la compagnia Albertone , scontrati circa 300 briganti nel bosco d’Umbra (coppa dei prigionieri), ne fece un eccidio . Questo bastò perché i restanti ribelli fossero venuti a migliori consigli, per cui il Pinelli, telegrafava al Governo che nel Gargano non vi erano più briganti. La condizione dei briganti era quella che il famoso brigante calabrese Carmine Talarico descrisse: “Un brigante deve stare sempre attento ad eventuali pericoli, girando la testa prima in una direzione, poi nell’altra. Egli vive in uno stato di paura, soprattutto di sfiducia e di vigilanza. E’ nemico di tutti e tutti gli sono nemici” . I briganti erano famosi tra i ceti meno abbienti per essere dei giustizieri che lottavano per il bene del proletariato. Essi usavano la tattica della guerriglia, quando erano attaccati ognuno fuggiva in una direzione diversa disorientando il nemico e poi si ricongiungevano non appena la situazione si faceva più favorevole. Spesso venivano aiutati dai massari e contadini che davano quanto era loro necessario per vivere. Il brigantaggio fu la sola guerra che la classe contadina riuscì a condurre da sola, non fu solo una reazione contro i gravami imposti dallo Stato unitario, ma anche violenza armata per vendicare le sopraffazioni e i tradimenti…Ma molti furono posti dalle circostanze e dalla società in cui vivevano dinanzi all’alternativa di vivere in ginocchio o di morire in piedi. Il fenomeno del brigantaggio , permise, per la prima volta alle genti del gargano di avere più consapevolezza del loro ruolo nelle decisioni. Lo storico M. Vocino nel 1914 fece la seguente considerazione sulla genti del Gargano; “Nelle sue fila le buone energie non sono assenti, l’ingegno non manca ; il suolo non è povero; la natura non ci è stata matrigna . Se pure si arriverà tardi all’agone della nuova vita, non mancheranno certo gli elementi per non essere tra gli ultimi, io ho salda la fede nell’avvenire.”

A cura di:
Michele Lopriore
Ass. Sentimento Meridiano


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