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Il Porto di Rodi Garganico seppellito da 25milioni di euro di contenzioso

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Fine di un’altra illusione di sviluppo fai da te. Non ha più futuro l’infrastruttura turistica realizzata dall’imprese Cidonio di Roma. Il sindaco Pinto si affida a Nino Matassa. L’impresa che ha costruito il porto e che avrebbe dovuto gestirlo, ora chiede 25 milioni al Comune.

 

 Alla fine si andrà in Tribunale. La questione porto turistico di Rodi Garganico non pare possa risolversi in maniera amichevole tra il Comune, rappresentato dall’amministrazione del sindaco Nicola Pinto, e la Pietro Cidonio srl, la società che ha costruito e che avrebbe dovuto gestire l’area portuale. Di qualche giorno fa, infatti, è la notizia che la ditta avrebbe richiesto una somma al Comune per danni che l’ente pubblico non può permettersi – e non dovrebbe – di sborsare. Ma la polemica è vecchia e rischia seriamente di finire nelle aule giudiziarie.

La richiesta della Cidonio
In una lettera fatta recapitare al primo cittadino rodiano, a firma dei legali della ditta che ha costruito e che avrebbe – è obbligatorio usare il condizionale – dovuto gestire l’area portuale, la Cidonio chiede al Comune di Rodi un indennizzo pari a ben 25 milioni di euro, oltre alla risoluzione del contratto. Non è chiaro quale delle due opzioni sarebbe più grave per l’ente comunale guidato da Nicola Pinto. Il Comune, com’è possibile immaginare, non dispone di quelle cifre, e non ha alcuna intenzione ad elargire la somma richiesta alla ditta di Pietro Cidonio. Per quanto concerne la risoluzione, invece, ciò comporterebbe il passaggio della proprietà e gestione – soprattutto – del porto nelle mani del Comune. Ma anche per gestire un’area di quelle dimensioni, con tutti i costi annessi, sarebbe troppo oneroso per le casse del Comune.

Si va in Tribunale
Cosa fare se la Cidonio non vuol capir ragione e il Comune – come tra l’altro consigliato da alcuni oppositori già dallo scorso anno – non ha alcuna intenzione di far rispettare i diritti che il contratto d’appalto garantisce all’ente pubblico? La questione, molto verosimilmente, andrà a finire sul tavolo dei magistrati, che dovranno stabilire chi ha ragione tra i due soggetti protagonisti di questa assurda vicenda, che oltre a decretare l’ormai insanabile spaccatura tra Comune e Cidonio, potrebbe portare anche alla morte definitiva – economicamente parlando – per l’area portuale. E pensare che era nata e concepita per essere il fiore all’occhiello del turismo garganico. Ad ogni modo, l’amministrazione comunale fa sapere “di volersi difendere da queste assurde richieste fatte senza nessuna logica” facendosi difendere dal noto legale barese Nino Matassa, esperto in particolare di Diritto Amministrativo e che ha già curato – vincendo – diversi contenziosi per conto di amministrazioni locali.

Come evitare la causa?
Non pare ci siano possibilità che la situazione possa risolversi amichevolmente, quindi pare scontato che si finirà in Tribunale. Ma in passato, rappresentanti dell’opposizione consigliarono al sindaco di avvalersi delle clausole scritte a chiare lettere nel contratto stipulato tra l’ente e la Cidonio ai tempi dell’appalto vinto dalla ditta romana. Cosa che, in tutti questi mesi, il primo cittadino rodiano non ha mai fatto, anzi. Il Comune ha ricevuto anche un paio di diffide da parte della Cidonio, che rivendica,  lamenta e contesta la mancata assistenza ricevuta in fase di iscrizione di ipoteca sulle opere realizzate, il trasferimento della proprietà del compendio immobiliare ex Foro Boario in località Santa Barbara, l’incompleto versamento del contributo pubblico, il presunto obbligo per la concessionaria di dragare le aree insabbiate adiacenti al porto turistico, l’impossibilità d’uso del pontile traghetti. Insomma, il Comune sarebbe insolvente stando a sentire la Cidonio, che di colpe pure ne ha parecchie. Come mai non si è mai interessata fattivamente della gestione del porto? Come mai ha lasciato i gestori delle attività commerciali presenti nell’area portuale in un completo stato di abbandono? Ancora, dove sono le royalty che avrebbe dovuto versare all’ente comunale per trent’anni?

Gli imprenditori del porto
Tra i più danneggiati da tutta questa querelle ci sono i titolari delle attività commerciali che hanno investito nell’area portuale di Marina di Rodi Garganico, e che se non hanno chiuso, si trovano oggi con un pugno di mosche in mano, con soldi spesi e mai riavuti, e totalmente abbandonati al loro triste destino. “Qua non si capisce niente, c’è il caos più totale” fanno sapere alcuni gestori di attività commerciali alla nostra testata “Fino al 2012 la Cidonio ha rispettato tutti i patti. Pulivano l’area, avevano un presidio quasi fisso qui nel porto. Da allora, o meglio, da quando è cambiato il sindaco, non si riesce più a tornare alla normalità. Le loro beghe siamo costretti a subirle noi”.

Ad oggi, dunque, la querelle non pare possa chiudersi a breve, e se così rimarranno le cose, vorrà dire che il porto di Rodi continuerà a versare in una situazione di degrado economico che non fa benne in primis ai cittadini e imprenditori rodiani.

G.F. Ciccomascolo
l’attacco


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