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Regione/ Varata tra le proteste la legge elettorale

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Affossate, su proposta di Forza Italia ma con il sostegno espresso a voto segreto da almeno 15 consiglieri di centrosinistra, le norme per sostenere la presenza di donne in Consiglio regionale.  Durante la discussione in aula sulla legge elettorale, in 37, infatti, approvano l’eccezione di procedibilità sollevata da Ignazio Zullo, presidente forzista: sul punto il Consiglio si è già espresso bocciando una proposta di legge di iniziativa popolare, due anni fa, quindi non può esprimersi di nuovo. La legge elettorale è stata quindi approvata, secondo l’impianto emerso dall’accordo tra i capigruppo. Il blitz del presidente di Forza Italia Tutto l’impianto della legge, così come concordato tra i capigruppo di maggioranza e opposizione nella riunione alla vigilia del dibattito, viene confermato dall’aula, dopo una discussione molto rapida. La soglia per conquistare un seggio delle liste in coalizione è al 4 per cento, lo sbarramento per le liste non coalizzate è alto, all’8 per cento, passano i premi di maggioranza, così come modulati dalle forze politiche: alla coalizione che supera il 40% dei consensi vengono attribuiti 29 consiglieri su 50; all’alleanza che si ferma tra il 35 e il 40% 28 consiglieri; a chi non supera il 35% 27 consiglieri. Ma sulla doppia preferenza, ancora una volta, niente da fare. L’emendamento non approda neppure al voto. Prima un lungo dibattito. Quindi, al momento di esprimersi sull’emendamento che inseriva la possibilità per gli elettori di esprimere due preferenze, a patto che fossero di genere diverso, Forza Italia solleva una eccezione di procedibilità: il Consiglio, è stato l’argomento del presidente del gruppo di Forza Italia Zullo, si era già espresso sulla materia. A quel punto il Consiglio deve votare sull’eccezione. E immediata, arriva, sempre da Forza Italia, la richiesta di voto segreto.

 La protesta di Vendola: «Patto cavernicolo»

 L’eccezione quindi passa, con un ampio avallo offerto alla tesi forzista da parte della maggioranza di centrosinistra. Solo 22 sono infatti i voti contrari e ben 37 – almeno 14 o 15 dei quali provenienti dalla maggioranza — i favorevoli. Vendola che aveva segnalato l’opportunità di approvare norme a favore della parità di genere osservando che l’«assenza di donne in Consiglio sarebbe un macigno» a questo punto annuncia che Sel non voterà la legge e abbandona l’aula. «Un Consiglio regionale composto al 95% da maschi davanti alla sfida della parità di genere fa una retromarcia cavernicola e si chiude nel proprio recinto. Ciascuno dei maschi non solo della destra, che ha usato argomentazioni imbarazzanti contro la parità di genere ma anche qualche settore di centrosinistra, si trovano convergenti nel rinnovare il patto maschile di una politica senza donne. Non lo posso accettare: lascio l’Aula perché provo una grande indignazione». Si associa da Roma il senatore di Sel Dario Stefàno «La Puglia ha perso un’occasione, quello di oggi è un brutto capitolo della storia politica della nostra regione. Lo sbarramento all’8% e il no alla parità di genere deturpano la norma che attendevamo per poterci presentare al voto di primavera nel miglior modo possibile. Su questi temi il centrosinistra non può fare un passo avanti e dieci indietro». Da sinistra arriva anche la critica de L’Altra Puglia, il movimento che si richiama a Tsipras. Scrive l’eurodeputata pugliese Eleonora Forenza: «L’approvazione della soglia di sbarramento all’8% rappresenta inequivocabilmente la volontà di privare del diritto alla rappresentanza il voto di migliaia di persone. È di fatto un incentivo all’astensione o al cosiddetto voto utile. Una vergogna. Altra vergogna è la bocciatura col voto segreto delle norme paritarie. Il Pd dovrebbe più correttamente chiamarsi partito antidemocratico. E in Puglia più che altrove. Con Emiliano che dichiara bellamente che i consiglieri del suo partito agiscono contro la sua volontà. Ci domandiamo in virtù di quale miracolo chi non riesce a dirigere il suo partito in Puglia essendone segretario dovrebbe essere in grado governare una intera regione».

 Zullo esulta: «Abbiamo battuto Vendola e Emiliano»

Esulta, per converso, Zullo. «Abbiamo vinto. La forza delle idee ha superato la forza dei numeri e siamo diventati noi maggioranza nel mettere in evidenza che proseguire nella votazione sulla doppia preferenza era innanzitutto fazioso, perché il Consiglio regionale si era già espresso a riguardo; ma era anche pericoloso, perché poteva consegnare la politica in mano ai poteri forti di tipo economico e criminale». La doppia preferenza, infatti, secondo il presidente di Forza Italia, sarebbe più facilmente manovrata in funzione di interessi anche illeciti. «È una vittoria su Vendola, su Emiliano e su quelli che sono ancorati al consenso elettorale esercitato con l’appoggio dei poteri forti. Noi vogliamo una politica che parli alle persone, seria e trasparente dove si conquisti il voto semplicemente con il rapporto con l’elettorato. Anche nelle urne vinceremo così su Vendola ed Emiliano».

Introna: parità di genere mancata, ma per il resto una buona legge

Per il presidente del Consiglio Onofrio Introna, la «ferita della parità di genere mutilata» non deve far passare sotto silenzio l’importanza dei risultati raggiunti attraverso un faticoso lavoro di mediazione sulla legge elettorale. «Questo testo — scrive Introna — soffre evidentemente la ferita della parità di genere mutilata, un’occasione mancata di democrazia compiuta, che frena le legittime aspirazioni dei movimenti femminili ad una piena rappresentanza politica. Peccato, perché ci sono aspetti positivi da considerare. La legge è stata adottata entro la fine di febbraio, come auspicavo. È stata votata a larga maggioranza ed è nata dall’impegno di tutte le forze politiche, come ho sempre chiesto ai colleghi, sollecitando compattezza, pur nella legittima distinzione di posizioni e di ruoli tra maggioranza e opposizione. Al netto della ferita della parità, abbiamo approvato norme che adeguano l’impianto della legge ai rilievi della Corte costituzionale sul premio di maggioranza e alla nuova composizione dell’assise».

Emiliano contro il centrodestra.

E promette: donne capolista pd Il candidato del centrosinistra, Michele Emiliano, che il 6 febbraio scorso aveva giurato che non avrebbe candidato chi avesse votato contro la doppia preferenza, si indigna. Ma con l’opposizione. «Il centrodestra pugliese non parli mai più di donne e dei loro diritti. Non candideremo tutti coloro che, cogliendo l’espediente offerto dal capogruppo di Forza Italia, hanno impedito il voto sulla doppia preferenza di genere. È un giorno triste per la politica. È una conclusione mortificante della legislatura di un Consiglio regionale che non sarà certo ricordato per le sue battaglie civili, quanto piuttosto per la cura con la quale si è occupato di tutelare le ragioni elettorali dei suoi membri. Menomale che è finita. In questo modo, certo, non hanno agevolato il compito di chi come me sta faticosamente tentando – provenendo dalla società civile e dal rinnovato Pd – di restituire dignità e rappresentanza popolare alla politica e ai partiti». Quindi Emiliano ribadisce la sua minaccia: «Terrò conto di quanto accaduto nella composizione delle liste chiedendo a tutti di non indicare candidati che si sono espressi contro la doppia preferenza di genere. Candiderò a capolista per il Pd, in tutte le province pugliesi, delle donne e farò personalmente campagna elettorale per loro chiedendo ai pugliesi di votarle. Ma non basta: se verrò eletto presidente chiederò al nuovo Consiglio regionale di votare subito una nuova legge elettorale che rimuova gli ostacoli alla elezione paritaria delle donne e il limite dell’8% dello sbarramento di coalizione».

Schittulli: «Emiliano dimostra di non mantenere le sue promesse»

 Si scaglia contro il centrosinistra, invece, il candidato del centrodestra Francesco Schittulli. «Amara sorpresa per le donne pugliesi. Il centrosinistra alla Regione era ed è nelle condizioni di poter far passare da solo il principio di parità di genere. I consiglieri regionali del Pd, che si erano proclamati favorevoli nel segreto dell’urna, hanno preferito lasciare tutto così come è. E il loro segretario regionale non può essere estraneo a quello che è successo». Quindi l’oncologo cannoneggia contro la cassazione anche dell’emendamento contro i doppi incarichi: «Le doppie poltrone sono state già tutte promesse, per questo motivo la mia proposta di impedire che un consigliere regionale potesse avere anche un altro incarico politico o amministrativo è caduta nel vuoto. Eppure il mio avversario, segretario regionale del Pd aveva raccolto il mio appello. Non è in grado di mantenere la parola data dimostrandosi come sempre un parolaio inaffidabile. Eppure, il divieto del doppio incarico è previsto nel Codice deontologico del suo partito».

Laricchia: «Schittulli e Emiliano, commedianti strapagati»

 Anche Antonella Laricchia, candidata alla presidenza del Movimento Cinque stelle, tira le somme di questa giornata iniziata con un tentativo di trovare un’intesa tra candidati sulla legge elettorale. «Schittulli è deluso da questa legge elettorale, Emiliano segretario del partito che ha addirittura la maggioranza in consiglio regionale è deluso da questa legge elettorale, ma chi l’ha votata questa legge elettorale? Vuoi vedere che è colpa dei pugliesi? La gente è stanca di questi commedianti strapagati, che fanno danni e poi giocano ad accusarsi l’un l’altro, mentre di mezzo ci andiamo da decenni sempre noi cittadini. La verità è che quella della parità di genere per queste persone è solo una bandiera mediatica da sventolare in campagna elettorale. Chi vuole la parità di genere evidentemente non ha molta stima del sesso femminile. Noi donne non abbiamo bisogno di meccanismi che ci aiutino a essere elette: permettete ai cittadini di esprimere la propria preferenza in totale libertà e le cose cambieranno senza alcuna corsia preferenziale. Non a caso, nel nostro Movimento è stata scelta liberamente una candidata donna mentre nei loro partiti hanno scelto solo uomini. La vera triste notizia è il durissimo colpo alla democrazia pugliese inferta con una soglia di sbarramento all’8% per i partiti che concorrono soli. Quella stessa soglia che il leader della coalizione di centrosinistra, nell’incontro fortemente voluto e ottenuto dai 5 Stelle, aveva appellato come “quota molto alta”. Serve davvero aria nuova nella nostra regione».

Donne pd: «Ora sapremo bene per chi non votare»

 Di «pagina vergognosa scritta dal Consiglio regionale», parla anche Antonella Vincenti, presidente del coordinamento donne del Pd. «Una classe dirigente vecchia e impaurita dal rischio di perdere la poltrona, ha messo in atto una patetica autodifesa impedendo l’introduzione di una semplice norma di civiltà politica. La minoranza di centrodestra pagherà elettoralmente il prezzo della sua totale inadeguatezza storica. Ma questa vicenda e il suo esito dimostra in modo cristallino l’arretratezza di un centrosinistra ormai totalmente inadeguato». Vincenti quindi indica la strada che intende imboccare. «Le donne del Pd indicheranno al partito le proprie candidate e sapranno ben regolarsi quando sarà il momento di esprimere il proprio voto».

Poli Bortone: «Emiliano e Vendola maschilisti»

Adriana Poli Bortone, dirigente di Fratelli d’Italia, accusa senza mezzi termini il Pd ma anche il partito di Vendola, di maschilismo. «Una sceneggiata del tutto prevedibile si è consumata nel consiglio regionale pugliese: una commedia con parti già scritte a partire da quella mirabilmente interpretata da Vendola. Se fosse una cosa seria bisognerebbe concludere che Vendola non ha più la maggioranza e che il Pd di Emiliano è contro le donne in politica. Ma per dirla in soldoni la verità è che un consiglio regionale che ha eletto al suo interno solo 3 donne su 70 consiglieri non può che partorire una legge maschilista. Con buona pace delle donne di sinistra, che con spirito masochista, continuano a votare Sel e Pd».

Bonelli: «Il Pd imita la Russia di Putin.

Ricorreremo alla Consulta» Insorge anche Angelo Bonelli, coportavoce nazionale dei Verdi. «Con la nuova legge elettorale approvata dal consiglio regionale della Puglia il partito democratico e Michele Emiliano si sono assunti una gravissima responsabilità affossando la democrazia. Bocciare la parità di genere nelle preferenze e fissare uno sbarramento dell’otto per cento per le liste che sono fuori coalizione mentre le liste che sono in coalizione avranno solo il 4% è uno schiaffo alla democrazia: si imita la Russia di Putin che elimina le minoranze per legge e offende la democrazia. È sfuggito ai consiglieri regionali, che hanno approvato la legge elettorale, che questa legge è assolutamente incostituzionale ed entra in collisione con la sentenza della Consulta che ha dichiarato incostituzionale il “porcellum” anche sui doppi livelli di sbarramento. Abbiamo già attivato i legali tra cui l’avvocato Felice Besostri che riuscì a far dichiarare incostituzionale la legge elettorale nazionale – porcellum- per presentare già nei prossimi giorni i ricorsi presso i tribunali dei cittadini elettori della Puglia. Quello che accaduto oggi in consiglio regionale è una vergogna in pieno stile regime. Sono a rischio le elezioni della Puglia a maggio».

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