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Vico/ Patrimonio pubblico, che fare

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Riceviamo e pubblichiamo.

 

 A cosa serve il patrimonio pubblico, a cosa serve possedere case, palazzi, terreni, boschi, se non ad alimentare nuovi problemi, dallo Stato agli Enti Locali, caricati di spese per la loro custodia, manutenzione, uso, senza ricavare nulla, senza una politica di messa a reddito, senza che la comunità percepisca il valore di un bene pubblico, privo di qualsiasi ricaduta utile alla vita cittadina.
Per mancanza di fondi lasciati a marcire, dimenticati, razziati, occupati, sgarrupati, considerati da tutti cose di nessuno e un pessimo affare.
Ci riprova a mettere un po’ di ordine in questa materia una società di gestione risparmio del ministero dell’Economia e della Cassa Depositi e Prestiti che, con il nuovo direttore del Demanio, Roberto Reggi, si tenta di recuperare il troppo tempo perso con il programma “ Valore Paese “.
L’idea è semplice: si prende un bene immobiliare inutilizzato, si individuano degli investitori privati, si applica la formula dell’affidamento cinquantennale e si trasforma in attività turistica di pregio.
Le prime risposte sono già arrivate da diversi Sindaci ed Enti Locali sparsi da Nord a Sud. La materia, e la speranza più viva, si concentra sui Centri Storici e sul loro recupero, sui beni lungo le coste e sul patrimonio artistico-architettonico. L’attenzione dei privati è alta, in attesa di capire bene quali sono gli argomenti e gli atti facilitatori e captatori.
Il Gargano può giocare una partita importantissima, soprattutto sul fronte ambientale e culturale, se riuscisse a realizzare una rete di beni pubblici. Ma anche Vico del Gargano ha le carte in regola per partecipare e vincere la sua sfida all’immobilismo e alla rassegnazione.
Il prof. Giuseppe d’Avolio ci ha appena ricordato lo stato di abbandono, saccheggio, incuria in cui versa la “nuova” struttura di recupero, che immersa in un bell’uliveto si affaccia sulla piana di Calenella. Realizzata su richiesta dell’Amministrazione comunale e con fondi del Ministero di Grazia e Giustizia, è costata intorno al miliardo e duecento milioni di vecchie lire. Doveva servire al recupero sociale di giovani difficili e non è mai entrata in funzione. Ripristinata e riconsegnata un paio di volte, giace ora scheletrita a deturpare la bellezza e la maestosità degli alberi d’ulivo.
Palazzo della Bella, rifilato alla Comunità Montana del Gargano per una spesa di circa ottocento milioni di lire, passato attraverso una contrastata operazione di recupero con fondi Europei da parte del Consorzio Gargano, restituito all’Ente Montano con sentenza del Tribunale di Foggia, ora compare negli elenchi dei beni regionali da dismettere o passare al comune di Vico del Gargano.
Quello che doveva diventare il luogo degli “ Impazienti “ è oggi un pericolo per la incolumità pubblica.
Di quello che fu un villaggio turistico “ Macchia di Mare “ che, doveva rinverdire l’economia del posto, dare lavoro e speranza, prezioso gioiello patrimoniale, ci siamo occupati raccontando la stupida e grottesca odissea amministrativa sulle pagine dell’Attacco.
Ospedale al convento dei Cappuccini, una lunga storia di sperpero di danaro pubblico, ingente danno erariale, strumento di captazione clientelare, voto di scambio e quanto di peggio può offrire la politica paesana. Una ristrutturazione ed adeguamento di quello che era un seminario di fraticelli, costato oltre tre miliardi di lire, mai completato, spogliato e restituito al patrimonio dei frati.
Complesso di palazzo San Marco, vecchia sede del municipio, pretura, ufficio del lavoro, carcere.
Oggi in fase di adeguamento energetico, ospita l’Ufficio Territoriale del Lavoro e diverse associazioni cittadine.
Torre d’avvistamento della Marina Militare, un cilindro abbandonato da decenni che svetta in via delle Croci, quartiere Carmine. Opportunamente riqualificato potrebbe diventare sede di un circolo culturale, oppure originale sede della nuova Pro Loco.
In San Menaio, lo strano incendio all’interno della Colonia Postiglione, uno dei simboli più cari, ci racconta della fragilità di un patrimonio abbandonato e dimenticato. E’ di questi giorni l’affidamento da parte della Regione Puglia ad un gruppo foggiano che intende recuperarla e ristrutturarla.
La Torre dei Preposti, al fondo del lungomare Andrea Pazienza, attualmente transennata ed in corso di sdemanio, dovrebbe diventare sede per attività culturali. Un patrimonio considerevole ma di nessuna utilità che grida vendetta agli occhi stanchi di tanti giovani e disoccupati.
In questo momento di forte recessione, mancanza di lavoro, pochi investitori, poca liquidità, bisogna percorrere tutte le vie. Privati, Enti Pubblici, Amministrazione Locale, donne e uomini di buona volontà sono chiamati ad un atto di coraggio, per dare speranza, vincere l’immobilismo, tracciare una via senza perdere altro tempo.

Michele Angelicchio


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