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Vieste/ Iniziati oggi”i pellegrinaggi” a S. Maria

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Iniziano il primo sabato di marzo e si protraggono per tutti i sabati di marzo e di aprile: se n’eccettuano il sabato santo e l’ultimo di aprile quando cade il 30, giorno dell’intronizzazione della Madonna.

Complessivamente quindi sono sette oppure otto nell’anno, cui vanno aggiunti quello del giorno della festa e quello dell’ottavario. Una prima annotazione: i sabati di S. Maria sono legati alla liturgia. Essi sono una lunga preparazione alla festa, ma che si accom­pagnano alla liturgia del tempo. Per la prima parte (i pellegrinaggi di marzo) la pratica del pellegrinaggio si pone accanto alla liturgia quaresimale e cammina con essa. La messa, che si celebra al Santua­rio all’arrivo dei pellegrini, è quella quaresimale. La proposta liturgica, attraverso la Parola, è un richiamo allo spirito quaresimale: la conver­sione e il ritorno a Dio in penitenza. Tale proposta riceve maggiore impulso dalla condizione pellegrinante del popolo presente. Gli altri sabati o pellegrinaggi cadono nel periodo pasquale. Una sosta al Sabato Santo, una pausa di riflessione necessaria per verificarsi e celebrare nella gioia, la Pasqua di Risurrezione. Questo spirito gioioso si protrae per gli altri sabati dopo la Pasqua nell’esercizio della novità di vita. Ancora una volta la Parola di Dio guida e nutre i passi del pellegrino. Il pellegrinaggio non è una pratica cervellotica, bensì un cammino di purificazione e di gioia, che trova nella liturgia la pedagoga. Il pellegrinaggio, però, non è solo questo. "É un momento espres­sivo della vita dei credenti. Esso evoca il cammino personale del credente sulle orme del Redentore: è esercizio d’ascesi operosa, di pentimento per le umane debolezze, di costante vigilanza sulla propria fragilità, di preparazione interiore alla riforma del cuore". In tutte le religioni, di tutti i tempi, il pellegrinaggio ha sempre avuto un ruolo principale tra le espressioni di vita di fede. Lo ha avuto soprattutto nella religione ebraica, dove il pellegrinaggio è stato prima un fatto di vita sociale e poi religioso. La Legge prevedeva un triplice pellegrinaggio in un anno per celebrare le tre grandi feste: Pesach, Shavuot, Succot. Gesù stesso ha vissuto questi pellegrinaggi durante la sua vita dai dodici anni in poi. Anche la nostra religione ha incoraggiato il pellegrinaggio, in particolare alla tomba di Cristo e dei martiri. Li incoraggia tuttora perché ogni pellegrinaggio è una presa di coscienza di essere in cam­mino verso la patria vera. Come il pellegrino, l’uomo che cammina sulla strada della vita sente il disagio dell’andare e la fatica ed è spinto a guardare alla sua dimora eterna. La nostra festa patronale si dispiega per lungo tempo sull’esperienza del pellegrinare. L’andare e il ritornare a piedi verso e dal Santuario implica un costante impegno a riscoprirsi nella condizione di pellegrino, senza fissa dimora, su questa terra. Canti struggenti in questo senso canta il nostro popolo pellegrino:
Siano pellegrini e siamo figli tuoi,
Santa Maria di Merino, prega per noi.
Chi ha pensato di organizzare la festa con una pratica così lunga di pellegrinaggio, ha tenuto certamente presente la situazione dell’uomo viatore e lo ha disposto alla celebrazione delle festa mariana patronale, perché questa lasci i segni di fede vivi nel suo cammino di vita.

Don Giorgio Trotta

 

Da Merino
Il Santuario
La Festa

ed. Santuario S. Maria di Merino – Vieste –

 

 

 

 

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